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The Place Genovese porta al cinema i desideri dei Perfetti Sconosciuti

Dopo il successo di pubblico e critica, il regista Paolo Genovese torna con un film corale tratto da una serie TV. Al cinema dal 9 novembre

di Chiara Laganà | 2017-11-9 9/11/2017 ore 18:36

The Place, il bar dove un uomo esaudisce i nostri desideri, è al centro dell'ultimo film di Genovese © Maria Marin

The Place è un bar in un angolo di una qualsiasi città d’Italia, in un tavolo siede un uomo che esaudisce i desideri in cambio di compiti da svolgere. Cosa sono disposti a fare i dieci protagonisti per realizzare i propri desideri? Questo è il punto di partenza del nuovo film di Paolo Genovese che ha chiuso l’ultima Festa del Cinema di Roma.

In realtà The Place è interamente girato in un bar a via Gallia, mentre il soggetto è stato ispirato a una serie TV, The Booth at the End, prodotta da FX e da City e attualmente disponibile su Netflix.

Il protagonista senza nome aveva il volto di Xander Berkeley, mentre nel film di Genovese l’Uomo è interpretato da Valerio Mastandrea. Seduto in un tavolo di The Place, l’uomo è pronto a esaudire i desideri di otto personaggi: Ettore (Marco Giallini) vuole essere perdonato dal figlio; suor Chiara (Alba Rohrwacher) vuole continuare a credere in Dio; Azzurra (Vittoria Puccini) in cerca di vendetta; Fulvio (Alessandro Borghi) un cieco che vuole riacquistare la vista; Martina (Silvia D’Amico) vuole essere bella; il meccanico Odoacre (Rocco Papaleo) vuole una notte di sesso con una delle ragazze appese sulla parete della sua officina; Gigi (Vinicio Marchione) vuole salvare la vita del figlio malato di cancro, mentre Marcella (forse la più convincente) vuole guadagnare del tempo per salvare il marito affetto dall’Alzeheimer.

A ognuno di questi l’uomo chiederà qualcosa in cambio, ma sono disposti a eseguire gli ordini, anti etici e amorali, pur di vedere i loro sogni avverarsi?

“Mi sono imbattuto in quest’idea guardando la serie TV, per me Perfetti Sconosciuti e The Place indagano la parte più oscura delle persone. Perfetti Sconosciuti è quanto poco conosciamo le persone che sono seduti con noi al tavolo, mentre The Place è quanto conosciamo poco noi stessi, quando dobbiamo scavare dentro per trovare un’anima nera”.

Reduce dal successo di Perfetti Sconosciuti, prossimo all’adattamento in Spagna, Genovesi ha ringraziato i suoi produttori per la fiducia:

“Un film di successo ti dà le possibilità di poter raccontare la storia che vuoi e avere un pubblico che si fida, quanto meno il primo weekend. Cercare un film simile, era un’occasione sprecata. Volevo fare un film diverso. Cito i Taviani: diamo al pubblico quello che non si aspetta, quello che potrebbe piacerli. Ecco The Place potrebbe piacere”.

Il successo di Perfetti Sconosciuti ha permesso al regista questo “salto stimolante”, The Place sbarca oggi al cinema in ben 500 sale. Il film può contare su alcuni fra gli attori più noti e migliori del cinema nostrano:

“Non stavamo mai tutti insieme, tranne per Valerio immobile su quella sedia per 13 giorni. Se vince il David, prende quello della miglior scenografia. Amo la coralità perché le storie le racconto da più punti di vista”.

Dieci punti di vista differenti si scontrano in The Place con la domanda: cosa saresti disposto a fare per esaudire i tuoi desideri:

“Siamo portati a giudicare, telefonini, social, tutti siamo diventati giudicanti, questo film ci chiede di giudicare noi stessi”.

I dieci perfetti sconosciuti si rivolgono all’uomo: “Il personaggio di Valerio non è diavolo, c’è un io interno e davanti abbiamo chi vogliamo, c’è qualcuno o qualcosa con cui ci confrontiamo quando prendiamo delle scelte profonde. Sarà il diavolo, l’etica, l’accettazione sociale, non è definito”.

Quasi nessuno degli attori si riconosce nei personaggi che interpretano, eccetto Silvia D’Amico:

“A ogni donna capita di voler essere più bella, le circostanze interne ed esterne erano diverse”.

Diverso il ruolo di Valerio Mastandrea: “Il mio ruolo riguarda il poter aiutare qualcuno, mi ha fatto riflettere su alcune sfumature dell’aiutare. La vita la cambiamo da soli. Non è un’identità mefistofelica, quando davanti hai qualcuno che ti obbliga a scegliere, ti obbliga a comprendere, sono personaggi che fanno paura”.

“Quando desideri fortemente una cosa, pensi che sia la cosa più giusta per te, ma poi scopri che c’è un’insidia, un pericolo e finisci per capire veramente chi sei”, afferma Vittoria Puccini, il suo personaggio è stato aggiunto e non era presente nella serie The Booth At The End.

Rocco Papaleo è Odoacre, “a differenza del mio personaggio, io ho fatto l’amore con una porno star senza pagare”.

Per Marco Giallini, Ettore, Paolo Genovese gli affibbia ruoli che sono sempre diversi da lui, ma è questa “la sfida” di un attore e ammette di “rilassarsi” solo mentre è seduto al water. Mentre per Vinicio Marchioni non ci sono altri desideri da esaudire:

Silvio Muccino è Alex, figlio del violento Ettore e compagno dell’insicura Martina, per l’attore con un rapporto difficile sia con il padre, il dirigente Rai Luigi, e con il fratello Gabriele:

“Paolo ci ha chiesto di evocare con le parole quello che lo sguardo escludeva e di pescare nella zona d’ombra, c’era da mettersi a nudo, era una sfida stimolante. Quella zona è una bomba a orologeria e tutti tentiamo di scappare, questo film è stato un’occasione per questo”.

La parte più oscura di noi stessi con cui volenti o nolenti dobbiamo fare i conti. The Place vi aspetta al cinema.

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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