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Labirinto immobiliare: quando lo sfratto non è uguale per tutti

Piani di Zona e locali pubblici occupati da partiti e associazioni: c’è chi paga e chi no

Giacomo Di Stefano
di Giacomo Di Stefano | 2017-11-14 14/11/2017 ore 12:00

Gli sfratti sono tutti uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. È necessario scomodare Orwell per capire le dinamiche – assurde – che regolano la permanenza di una famiglia o di un ente all’interno di un immobile pubblico o di un Piano di Zona. Una matassa inestricabile che, per essere sciolta, deve partire da un punto fermo: le conseguenze del mancato pagamento non sono uguali per tutti.

Per capirlo bisogna prendere in considerazione due casi: i possibili sfratti di Castel Giubileo e le sedi di partito che hanno i conti aperti con il Comune di Roma.

Nella periferia nord di Roma – tra Fidene e Prima Porta – nel Piano di Zona di Castel Giubileo decine di famiglie sono a rischio sfratto ed entro il 2018, denunciano gli inquilini, circa duecento contratti rischiano di essere triplicati, visto che pare che la proprietà (che dovrebbe rispettare la convenzione di un piano di zona ex equo canone) abbia affittato recentemente degli immobili a canoni da mercato e sembra che voglia rinnovare i vecchi contratti sulla base di quelli nuovi. I Piani di Zona sono quartieri nati con aiuti pubblici e destinati a un certo tipo di categorie sociali, nel caso di Castel Giubileo il piano è nato su terreni espropriati dal Comune proprio per essere destinati alla realizzazione di alloggi di edilizia popolare.

Una questione su cui il Comune di Roma sembra in difficoltà e non si esclude la possibilità di revocare la concessione.

Il secondo caso riguarda le sedi politiche, in immobili pubblici, giudicate morose. Su questo fronte l’incertezza è totale, molte liste non sono aggiornate e l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema è tornata in occasione della chiusura della storica sede di FDI a Colle Oppio. Chiusura che, vista l’imminenza delle votazioni a Ostia, è stata considerata dal partito della Meloni non una decisione legalitaria ma elettorale.

Il caso di Colle Oppio è isolato e spesso i problemi di morosità hanno riguardato anche sedi che rappresentano i reduci politici della Prima Repubblica: il circolo Psi a Garbatella, la sede Psdi dell’Alberone e il circolo Pri di Prati. Tutti i partiti dell’arco costituzionale, vecchi e nuovi, uniti dalla morosità.

Colpisce anche la mancanza di informazioni e di trasparenza verso i cittadini, ignari se un bene pubblico sia occupato in modo irregolare da partiti che li lasciano in uno stato totale di abbandono. Un vero e proprio labirinto immobiliare in cui l’amministrazione fa fatica a fornire risposte e dove lo slancio legalitario dell’era Tronca – col senno di poi – era un lampo isolato che è servito più a sfamare l’opinione pubblica in maniera estemporanea che a fare un’operazione trasparenza a lungo termine.

Nel mare magnum delle proposte è interessante quella dei Radicali Italiani, con il segretario romano Alessandro Capriccioli che – prendendosela con le associazioni morose verso l’Ater – propone “un sistema di rotazione oraria con cui tutti i partiti, tutti i sindacati, e tutte le associazioni garantiscano un certo numero di ore aperte e di attività svolte a favore dei cittadini”. Sempre meglio che lasciare i locali chiusi, abbandonati e ostaggio del degrado. Perplesso anche il Codacons, che pone l’accento sulla necessità che il Comune di Roma faccia chiarezza in fretta. “Oltre all’esposto alla Corte dei Conti non sappiamo più cosa fare – confida a Radiocolonna il presidente del Codacons Carlo Rienzi – ma sul danno all’erario che ha comportato questa gestione di beni pubblici la Corte non ha detto granché.”

Nei Piani di Zona ci sono famiglie che rischiano lo sfratto e nei locali pubblici molti partiti possono permettersi morosità decennali senza subire conseguenze.

Questioni diverse, certo, ma che testimoniano come le conseguenze di un mancato pagamento non siano uguali per tutti e che ad avere la peggio – quasi sempre – è il cittadino.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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