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Palazzo Venezia: al via il restauro della Sala delle Fatiche di Ercole

di Redazione | 26/07/2016 ore 16:13

È stata aperta alle visite, per tutta la mattina, la Sala delle Fatiche di Ercole, all’interno del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia a Roma, dove è in corso un importante restauro, finanziato dalla Fondazione Silvano Toti.

“La priorità del restauro ora è individuare i livelli di pulitura adatti ad andare a mettere in luce la pellicola pittorica, molto offuscata soprattutto da polveri e interventi di restauro successivi – ha spiegato Paolo Castellani, direttore dei lavori e storico dell'arte del Polo museale del Lazio – individuando anche quali possono esser stati questi interventi, poiché ce ne sono stati anche di ridipintura, e vanno distinti dalla pittura originale.

Poi dovremo risolvere anche il problema delle grandi lacune che interessano le scene di questo fregio e che sono state trattate nel corso dell'ultimo restauro con dei neutri molto forti che alterano di molto la pittura, appaiono come vere e proprie macchie di cemento al centro delle scene”.

La visita di oggi, aperta alla stampa, è stata una sorta di prova generale per le visite gratuite al cantiere di restauro che saranno programmate tra fine settembre e inizio ottobre e saranno aperte al pubblico tutto.

“Il restauro durerà circa 4 mesi e quindi pensiamo di aprire la Sala delle Fatiche di Ercole al pubblico intorno alla fine di ottobre – ha detto Sonia Martone direttore del Museo Nazionale di Palazzo Venezia – ma la novità è che sarà visitabile anche il cantiere di restauro: saranno organizzati appuntamenti su prenotazione gratuiti aperti al pubblico, proprio su richiesta della Fondazione Silvano Toti e sarà data la possibilità a studiosi e cittadini la possibilità di cogliere le varie fasi di questo restauro, in corso d'opera”.

Il restauro, che si sta svolgendo sotto la direzione scientifica del Polo Museale del Lazio, istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, si inserisce nel più ampio contesto di Palazzo Venezia, uno dei più importanti edifici romani del Rinascimento. Progettato alla metà del XV secolo da un architetto vicino a Leon Battista Alberti per volere del cardinale Pietro Barbo, successivamente papa Paolo II, l’edificio divenne poi sede della Serenissima Repubblica di Venezia e successivamente della Diplomazia austriaca. Nel 1916 lo Stato Italiano, rivendicatane la proprietà, lo destinò a museo nazionale, oggi ricco di alcune migliaia di opere d’arte, fra cui autentici capolavori.

Il palazzo, per quanto sottoposto a diverse modifiche nel corso dei secoli, conserva ancora integra la struttura e molte decorazioni originali del quindicesimo secolo. La Sala delle Fatiche di Ercole ne rappresenta un chiaro esempio. Collocata al piano nobile dell’edificio, all’estremità dell’appartamento di Pietro Barbo, era ufficialmente destinata alla custodia dei paramenti sacri del Pontefice e perciò detta anche Sala dei Paramenti. Il nome odierno si deve al fregio a fresco che decora la parte alta delle sue pareti e che appunto illustra, intervallate da quattro fontane con amorini, in otto riquadri, alcune delle dodici mitiche fatiche, vale a dire Ercole e il leone Nemeo, Ercole e Anteo, Ercole e i buoi di Gerione, Ercole e Gerione, Ercole e il drago Ladone, Ercole e la cerva di Cerinea, Ercole e gli uccelli di Stinfalo ed infine Ercole e il centauro Nesso.

Il ciclo delle Fatiche di Ercole ha una particolare importanza sotto il profilo storico e artistico. Esso fu dipinto da un artista ancora anonimo, probabilmente di origine settentrionale. In passato, più di uno studioso ha voluto collegarlo in via diretta o almeno indiretta ad Andrea Mantegna; altri invece hanno pensato a un miniatore della corte pontificia. “L’intervento di restauro e le indagini connesse rappresenteranno certamente l’occasione per tornare anche sul tema dell’autografia degli affreschi – ha aggiunto il direttore dei lavori Castellani – verrà restituito in maniera leggibile uno dei cicli più importanti del VIII-IX secolo a Roma legato in qualche modo al nome di Mantegna, secondo una scuola di.pensiero; mentre un'altra scuola di pensiero ritiene che sia opera di pittori di formazione centro-italiana, forse anche di un miniatore, e quindi speriamo che al termine del restauro si possa rispondere anche a questo quesito”.

Il lavoro, affidato con bando pubblico al Consorzio di restauro e conserva e opere d’arte L'Officina riguarderà la disinfezione e disinfestazione della parte lignea del soffitto, la pulitura della parte pittorica, il consolidamento dell'intonaco e della pellicola pittorica, la revisione delle integrazioni delle lacune relative a precedenti interventi di restauro e successive eventuali reintegrazioni. È inoltre prevista una campagna di indagini diagnostiche e di rilievo grafico delle tecniche di esecuzione delle decorazioni.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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