Ponte sullo Stretto di Messina, via libera definitivo al decreto: è legge

In Senato a favore del testo, approvato già alla Camera, sono stati 103, contrari 49, tre gli astenuti. Salvini: "Sarà l'orgoglio dell'Italia nel mondo"

Via libera del Senato al decreto Ponte, il dl n. 35, recante disposizioni urgenti per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria. A favore del testo, approvato già alla Camera lo scorso 13 maggio, sono stati 103, contrari 49, tre gli astenuti. Il via libera è arrivato tra gli applausi della maggioranza, con i leghisti che hanno abbracciato il ministro per le Infrastrutture, Matteo Salvini, presente in Aula, visibilmente soddisfatto.

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Nel suo intervento il leader della Lega ha ribadito che per il ponte l’apertura del cantiere avverrà “l’anno prossimo”. Salvini ha poi escluso rischi di infiltrazioni mafiose (“io mi fido della magistratura”), aggiungendo che il “Comitato tecnico-scientifico sarà composto dai più grandi esperti internazionali”, coinvolti per realizzare “la più grande opera pubblica al mondo, il ponte a campata unica più grande del mondo” che “sarà l’orgoglio dell’Italia nel mondo”.

SFIDA IN AULA TRA LEADER DELLA LEGA E M5S

La sfida sul Ponte di Messina vede la politica chiamare in causa il genio italiano e il Rinascimento. Da una parte Salvini, che chiede aiuto a Michelangelo, Raffaello e Leonardo, dall’altra la senatrice Barbara Floridia, del M5S, che replica a tono, spiegando che se a quei tempi ci fosse stata la Lega non avremmo proprio avuto il Rinascimento. Per Salvini, principale sponsor al governo dell’opera, “è il tempo di osare”. “L’Italia è la patria del Rinascimento – dice nel suo intervento in Senato – Se Michelangelo, Raffaello o Leonardo da Vinci non avessero osato, se fossero dovuti passare attraverso la commissione di studio costi-benefici, non avremmo quello che fortunatamente hanno fatto”, aggiunge mentre l’Aula non fa mancare qualche ironia, che si sente distinta dai banchi dell’opposizione.

Poi l’affondo del Capitano: “Bisogna osare. Se ci fossero stati all’epoca i 5 Stelle, noi milanesi le chiuse sui Navigli di Leonardo da Vinci non le avremmo mai viste, per intenderci, ci sarebbe il comitato anti Leonardo: ‘questo è un matto, vuole fare le chiuse sui Navigli, fermatelo, è denaro speso male'”. Parole che non vanno giù alla pentastellata presidente della Vigilanza Rai. “Lei – dice la messinese Floridia puntando Salvini – prima ha detto che se nel Rinascimento ci fosse stato il Movimento 5 Stelle oggi noi non avremmo le chiuse sui Navigli. Se nello stesso periodo ci fosse stata la Lega, non avremmo proprio avuto il Rinascimento”, scandisce applaudita dai senatori del suo gruppo.

“Mi conceda poi un consiglio non richiesto – conclude – i grandi geni del passato, come Michelangelo e Leonardo, non sono soltanto geni del fare, sono geni dell’essere. Se fossi in lei, non oserei il paragone”. Anche dal Pd bacchettata a Salvini: “Giravoltismo, altro che Rinascimento”, dice Nicola Irto, senatore dem, rivolto pure lui al vicepremier.

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