torna su
26/02/2021
26/02/2021

ADV

ULTIM'ORA
CARICAMENTO IN CORSO

Radio Colonna

Radio Colonna Via Margutta, 48, 00187 Roma redazione@radiocolonna.it Claudio Sonzogno

La modernità di Vangi dialoga il rigore di Botta a Testaccio

Nei padiglioni del Macro, la straordinaria mostra dello scultore toscano

Avatar
di Redazione | 2016-11-26 20/10/2014 ore 13:31
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:30)

 

Al Macro Testaccio è stata presentata lo scorso 18 ottobre la mostra del grande maestro Giuliano Vangi: un viaggio, il suo, nel cuore dell’uomo e nel destino della forma plastica. Il curatore Gabriele Simongini, incontrato da Radio Colonna, durante la preview ne ha messo in evidenza con grande passione e partecipazione, la modernità. Vangi, classe 1931, già Praemium Imperiale per la scultura nel 2002 e considerato il più grande scultore figurativo italiano contemporaneo, è tornato dunque ad esporre a Roma dopo una lunghissima assenza con una mostra importante. Nella Capitale ha portato con sé, oltre ad un nutrito gruppo di appassionati e fan che lo seguono ovunque lui esponga, opere degli ultimi dieci anni, alcune realizzate appositamente per questo appuntamento al Macro Testaccio. 

Parafrasando Pasolini, Simongini ha sottolineato quanto la scultura di Vangi abbia la forza di rivelare, in tempi dominati invece dall’oscurità dell’oblio, “la scandalosa forza rivoluzionaria del passato”, della memoria, della tradizione.

L’esposizione è arricchita dall’allestimento di un grande architetto svizzero come Mario Botta, che da tempo segue il lavoro di Vangi. Per capire il suo genio, sono sufficienti le due lunghe sedute create all’esterno dei padiglione museali, ristoro per i visitatori. “E’ un buon amico” ha commentato Vangi. “Si è collaborato spesso insieme. Botta ha realizzato una chiesa a Seriate (Bergamo) e io ho lavorato al Presbiterio. Prima ancora, ho contribuito ad una sua grandiosa cappella di Azzano in Versilia con un rilievo su Giobbe. Lui mi stima, io lo stimo”. Quale è il vostro punto di incontro in questa mostra? Risponde Mario Botta: “Innanzitutto, c’è dietro una conoscenza decennale. Poi credo che per evidenziare il lavoro dell’artista si debbano separare le due attività. Rispetto moltissimo il lavoro di Vangi e ho cercato di non interferire ma di lavorare in dialogo, in contrasto, in contrapposizione. Il tema è quello del confronto fra la realtà dello spazio e la presenza della scultura come racconto. Questo è il merito di Vangi: coinvolge lo spettatore che si sente coevo con la scultura. E la scultura non è mai una rappresentazione astratta fuori dal tempo, ma tocca la sensibilità della nostra contemporaneità, anche attraverso la presenza fisica dei personaggi. Bisogna dare uno stacco per far sì che dentro questo racconto ognuno sia libero di interpretare come vuole il messaggio dell’opera d’arte. L’architetto non deve interferire, non deve aiutare ma essere staccato. Abbiamo lavorare con geometrie pure e semplici che contrastano con il lavoro plastico del linguaggio scultoreo”. Due opere straordinarie fra tutte quelle esposte, meritano una menzione in questa sede, e valgono tutto il viaggio verso la sede museale ospitata nell’ex mattatoio: l’installazione ‘Veio’ (2010) che personifica la violenza contemporanea nel motociclista-predatore con il casco/elmo, e la scultura sul tema tragico e attuale della decapitazione, “C’era una volta” datata 2005. Profetica.

(r.p.)

 

‘Giuliano Vangi. Opere 1994 – 2014’

Macro Testaccio, piazza O. Giustiniani 4

Orario: da martedì a domenica, ore 16.00-22.00

Info: +39 06 67 10 70 400

Stampa

A proposito dell'autore

Avatar
24935 articoli

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
© 2Media Srls - 2media@pec.it

Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014