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Sampietrini speciali, sono le pietre d'inciampo di Gunter Demnig

Altre venti Stolpersteine collocate in città il 7 gennaio. Per non dimenticare.

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di Redazione | 2016-11-26 5/01/2015 ore 15:40
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:34)

 

A proposito di sampietrini, e dintorni. Mentre il dibattito è aperto sulla proposta dell’assessore capitolino ai Lavori pubblici Maurizio Pucci di procedere alla vendita selettiva dei moduli di selciato romano, croce e delizia dei cittadini, per la sesta volta dal 2010 ad oggi l’artista tedesco Gunter Demnig si prepara a installare una nuova dotazione delle sue pietre d’inciampo nelle strade di Roma, e non solo. Venti sampietrini speciali che mercoledì 7 gennaio 2015 vanno ad aggiungersi alla collezione, che è soprattutto un mosaico di storie costruito negli ultimi cinque anni a memoria delle deportazioni razziali e politiche subìte dalla città.

L’idea delle Stolpersteine di Demnig risale al 1993 quando l’artista è invitato a Colonia per un’installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti, risponde ad una provocazione decidendo di dedicare tutto il suo lavoro alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste. Come? Installando nel marciapiede davanti alla casa in cui hanno vissuto i deportati altrettante ‘pietre d’inciampo’, sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard, che che si distinguono dagli altri perché di ottone lucente. Sulla pietra sono incisi: nome e cognome del/lla deportato/a, età, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte. L’iniziativa racchiusa sotto il titolo di ‘Memorie d’inciampo a Roma’, che prevede la collocazione di tre Stolpersteine anche a Viterbo l’8 gennaio, è curata da Adachiara Zevi, e sostenuta dal Municipio Roma I di Roma Capitale con l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.

Perché si usa il termine inciampo? L’inciampo – visivo e mentale, non fisico – costringe i passanti ad interrogarsi su quella diversità nella pavimentazione urbana, e agli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità.

Insomma: se mai accadrà che gli amati-odiati sampietrini ci lasceranno, resteranno comunque queste pietre a tenere viva una parte importante della Storia della Capitale, e dei suoi cittadini. Mercoledì 7 gennaio l’inaugurazione alle 10 con lo svelamento della prima Stolpersteine d’ottone in largo della Gancia 1, dove si farà trovare anche il presidente del Municipio I Sabrina Alfonsi. Ha richiesto questa testimonianza d’artista Alberto Poli per ricordare Maurizio Giglio: nato a Parigi il 20 dicembre 1920 da famiglia borghese romana, si arruolò nell’esercito e fu spedito sul fronte greco-albanese dove venne decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Contattato dall’OSS, servizio segreto statunitense, ritornò a Roma dove coordinò sotto falso nome uno squadrone di informatori. Suo compito era sorvegliare le stazioni e le strade, segnalando i movimenti tedeschi verso i fronti di Cassino e di Anzio. Arrestato dai tedeschi nel 1944, fu ucciso nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Da qui, si passa poi in viale delle Milizie per Italo Camerino, Wanda Camerino, Giulia Di Cori, Settimio Renato Di Cori; in via Vespasiano 17 per Cesare Astrologo; in via della Luce 20 per  Italia Astrologo e Abramo Di Veroli: Italia, figlia di Salvatore Astrologo e Olimpia Astrologo, e il marito Abramo, furono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz.

Passaggi successivi al Portico d’Ottavia 9, dove risiede la Stolpersteine della famiglia Sabatello, catturata e deportata nel campo di Auschwitz; in via Buonarroti 29 (Piazza Vittorio) per Paolo Petrucci, giovane professore di lettere di liceo, partigiano. Fu accusato di antifascismo e giustiziato nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Per saperne di più sulle precedenti edizioni: www.memoriedinciampo.com,, il sito web curato da Giovanni D’Ambrosio e Paolo La Farina.

(r.p.)

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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