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Conversation Piece, 12 artisti nelle Scuderie di Palazzo Ruspoli

Dal 10 febbraio, un ciclo espositivo dedicato agli artisti in residenza a Roma

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di Redazione | 2016-11-26 30/01/2015 ore 17:40
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:36)

 

Conversation Piece | Part 1 è la prima di una serie di mostre dedicate dalla Fondazione Memmo Arte Contemporanea agli artisti italiani e stranieri che hanno deciso di svolgere una residenza a Roma, in maniera autonoma o ospiti delle fondazioni, degli istituti di cultura o borsisti presso le Accademie straniere. Nasce così un osservatorio permanente puntato sulla scena dell’arte contemporanea nella Capitale, sorprendentemente attiva, e dominata dalla presenza continua di artisti provenienti da tutto il mondo. Il nuovo ciclo espositivo voluto dalla Fondazione Memmo rappresenta un momento di confronto e di discussione sul lavoro di personalità creative, molto diverse, a volte anche distanti tra loro per ricerca, poetica e tecniche. Ecco perché è stato scelto il titolo Conversation Piece, chiaro riferimento ad un genere di pittura, originario dei Paesi Bassi e molto in voga in Inghilterra fra il XVII e XVIII secolo, che rappresenta gruppi di persone in conversazione o in atteggiamenti di vita familiare. Proprio come i dodici artisti internazionali invitati al primo appuntamento del 10 febbraio 2015, con opening alle 18 nelle Scuderie di Palazzo Ruspoli: sono Francesca Grilli, Josephine Halvorson, Rowena Harris, Isabell Heimerdinger, Thomas Hutton, Corin Hewitt, Tobias Kaspar, Jonathan Monk, Anna-Bella Papp, Eddie Peake, Calixto Ramírez, Su-Mei Tse. Al curatore di Conversation Piece, Marcello Smarrelli, abbiamo rivolto alcune domande, mentre negli spazi di via Fontanella Borghese procedono velocemente i lavori di allestimento della mostra. 

Roma esercita ancora una grande attrattiva per gli artisti contemporanei?  “La ricchezza di Roma come luogo di ispirazione, di laboratorio di idee è inesauribile e ne fa un luogo straordinario ma anche difficile, che va conosciuto profondamente al fine di poterne sfruttare tutti i vantaggi.  Roma non è una città come le altre, bisogna conoscerne molto bene il passato per poterne progettare il futuro, senza improvvisazioni o sensazionalismi inutili, visto che qui è già tutto sensazionale. Se ci aspettiamo grandi cose in ambito economico e culturale da Pechino, Bombay, Istanbul o Mosca, Roma è sotto molti aspetti più vicina a queste capitali che a Londra, Berlino, New York o alla stessa Milano”.

Quali sono stati i momenti d’oro dell’arte contemporanea a Roma? “Ricordo una bellissima mostra, ‘Maestà di Roma’ del 200), volta ad illustrare il carattere di universalità e cosmopolitismo presente a tutti i livelli della civiltà artistica maturata a Roma fino al momento dell’unificazione nazionale, riportando le opere realizzate nella città eterna, da artisti della levatura di Canova e Thorvaldsen, Hayez e Camuccini, Ingres e Granet, Turner e Corot, Böcklin e Feuerbach, Géricault e Carpeaux, Brjullov e Ivanov. A questi capolavori era accostata la produzione più significativa delle colonie artistiche straniere, la cui presenza a Roma nel corso del diciannovesimo secolo esaltò la vocazione cosmopolita di una città capace di attrarre e affascinare, sottomettendoli alla forza della tradizione classica e cristiana, artisti francesi e inglesi, tedeschi e danesi, spagnoli e austriaci, belgi e olandesi, danesi e svizzeri, russi e americani. Ma penso anche gli anni del boom economico, della Dolce Vita, della presenza di artisti come Boetti, Schifano, De Dominicis, Twombly, galleristi come Plinio de Martis, collezionisti come il barone Franchetti, registi meravigliosi come Pasolini, Fellini, Rossellini, lo stesso Visconti e tanti altri”.

(r.p.)

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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