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Verso Expo 2015, conferenza al MAXXI sul Padiglione Italia

Michele Molè dello Studio Nemesi ha ripercorso le tappe del progetto

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di Redazione | 2016-11-26 18/03/2015 ore 12:23
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:38)

 

Nelle grandi manovre di avvicinamento all’Expo Milano 2015 non poteva mancare la finestra romana su quel totem contemporaneo che è ormai il Padiglione Italia, spazio architettonico ma anche luogo collettivo della nostra coscienza, dove ci daremo appuntamento nei prossimi mesi. Per raccontarlo al parterre di architetti professionisti, studenti e appassionati tout court di design e territorio, è arrivato martedì 17 marzo nella sala Auditorium del MAXXI Michele Molè, fondatore e direttore di Nemesi e Partners, lo studio che nell’aprile del 2013 si è aggiudicato il bando per realizzare l’importante progetto.

Buio in sala, silenzio concentratissimo dei presenti, e via una slide dopo l’altra a riavvolgere il filo dei pensieri e delle azioni che hanno portato alla realizzazione dell’opera. Un percorso che ha richiesto visione, velocità, competenze, spirito pratico, e soprattutto nervi saldi e coesione per una squadra impegnata, soprattutto nell’ultima tranche, in tripli turni giornalieri per arrivare al traguardo. Tra poco più di un mese, tutto culminerà in un taglio del nastro e in un grande sospiro di sollievo. La lunga riflessione romana ospitata dal Museo nazionale delle Arti del XXI secolo sulle dinamiche della nutrizione, in rapporto allo spazio e all’architettura, conduce verso la mostra che verrà inaugurata a maggio negli spazi di via Guido Reni, dal titolo ‘Food. Dal cucchiaio al mondo’. Subito qualche dato sul Padiglione Italia in costruzione: il progetto di Nemesi&Partners l’ha spuntata su 68 studi partecipanti; prevede la realizzazione dell’edificio permanente Palazzo Italia, circa 13.200 mq su 6 livelli, e degli edifici temporanei del Cardo, circa 13.700 mq su 3 livelli.

L’antefatto disegnato da Molè parte da Leonardo Da Vinci, il Rinascimento, dalle meta-narrazioni, e passa per Beethoven, Le Corbusier, la ricerca di un bello superiore, Wilhelm Worringer con il libro del 1907 ‘Astrazione e empatia’, l’estetica astratta, Nietzsche e l’oltreuomo, Einstein, Escher, Salgado e il pensiero laterale, fino al punto di arrivo che giustifica la forma del Padiglione Italia: la figura che accetta il dialogo con il paesaggio. Il progetto–paesaggio. La spazialià fragile e la complessità. Al centro la piazza, lo spazio dell’interazione e della comunità: e sullo schermo spunta la foto della perfetta e iconica piazza del Campo di Siena. Il tipico luogo centrale che determina l’idea stessa di comunità, e in cui la comunità si riconosce. Perché il pianeta si nutre sì attraverso il cibo, ma soprattutto attraverso lo stare insieme. Gli esempi correlati: il nuovo Centro Direzionale Eni di Milano, concorso internazionale vinto dallo studio romano in partnership con Morphosis Architects; il Guggenheim di Helsinki, un edificio di Shanghai.

Nella Capitale lo Studio Nemesi ha lasciato il segno con la musealizzazione e riqualificazione urbana dei Mercati Traianei, realizzata nel 2004, con il centro polifunzionale e Religioso S. Maria della Presentazione, il complesso residenziale Eurodomus e il Duke’s California Bar and Restaurant di viale Parioli.

Per il Padiglione Italia, gli architetti hanno scelto la strada di una forte sperimentalità, nonostante i tempi strettissimi a disposizione. L’edificio, ad esempio, sarà autosufficiente al 70% sul fronte energetico, grazie anche al contributo del vetro fotovoltaico in copertura e alle proprietà fotocatalitiche del nuovo cemento per l’involucro esterno, che contribuisce a liberare l’atmosfera dallo smog. L’aspetto finale, in parte già visibile, sarà quello di una ‘foresta urbana’ dalla ‘pelle’ ramificata, disegnata dallo stesso Studio Nemesi evocando una figuratività primitiva e tecnologica al tempo stesso.

(r.p.)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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