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Milano/Salone del Mobile, fucina culturale o fiera commerciale?

Riflessioni sul ruolo della design week milanese

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di Redazione | 2016-11-26 10/04/2015 ore 8:57
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:40)

La nuova edizione del Salone del Mobile di Milano è alle porte e una riflessione anche sul ruolo del design come propulsore della cultura italiana all’estero è inevitabile. Tanto più alla luce del fatto che il mondo dell’arredamento è uno dei settori più “made in Italy” della nostra economia. Molte aziende, infatti, mantengono nel nostro Paese l’intera filiera produttiva. E non deve quindi stupire un’operazione come quella che si è appena conclusa, cioè l’acquisizione dell’azienda italiana De Padova da parte di un’altra italiana, Boffi: due simboli del design made in Italy nel mondo. Un esempio che conferma la tendenza delle nostre imprese a costruire “piattaforme” più forti, in grado di spingere ulteriormente quell’export che fino a oggi ha permesso di superare (pur con grandi difficoltà) la crisi di questi anni: Cina e Russia (a dispetto delle difficoltà politico-economiche) restano mercati fondamentali, insieme a Stati Uniti e Africa – soprattutto sub sahariana, dove FederlegnoArredo ha costituito una rete di imprese per la promozione del nostro design. Dati ribaditi proprio dal presidente dell’associazione, Roberto Snaidero, che giovedì 9 aprile a Milano ha confermato una crescita delle esportazioni, nel 2014, del 2,7% (per un valore di 11,5 miliardi di euro). Ancora sofferente il mercato interno ma in ripresa rispetto al 2013: merito del Bonus Mobili, che “ha permesso di salvare di 10 mila posti di lavoro e 3.600 aziende” e di recuperare circa 1,8 miliardi di fatturato. Tant’è che la settimana prossima FederlegnoArredo tornerà a chiedere al governo che questa misura non sia un incentivo limitato nel tempo, bensì diventi strutturale. Ma se il Salone del Mobile e tutto il circuito del Fuorisalone, con i suoi oltre mille eventi, sono una vetrina importante per il design italiano, come conferma il grande flusso di operatori e semplici appassionati stranieri, non è altrettanto scontata l’influenza che può avere a livello culturale. A questo proposito deve far riflettere quanto scrive una giornalista americana, da tempo molto scettica nei confronti della design week milanese. Alice Rawsthorn, editorialista dell’International New York Times, di recente ha evidenziato come il Salone del Mobile, ma soprattutto il Fuorisalone, stia rischiando di perdere proprio quella leadership culturale che aveva un tempo. Come? Lasciando troppo spazio alla parte commerciale e alla semplice esposizione di mobili e oggetti di design anche di altissimo livello, ma senza concedersi momenti di vera ricerca culturale. Milano, però, negli ultimi anni ha avvertito questo potenziale problema e ha cominciato a rispondere con momenti di dibattito in distretti come Brera e Tortona, e anche gli operatori professionali hanno fatto lo stesso: un esempio per tutti, le iniziative dell’Ordine degli Architetti di Milano, che quest’anno per la prima volta apriranno le porte della loro sede non solo per una settimana, bensì anche per tutto il semestre di Expo, proponendo proprio delle riflessioni sul ruolo dell’architettura e del design italiani e sulla sua capacità di dare un’impronta al panorama culturale internazionale.(t.p.)

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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