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I volti dell'Alienazione, in ricordo degli ospedali psichiatrici

Fino al 3 maggio al Museo di Roma in Trastevere

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di Redazione | 2016-11-26 13/04/2015 ore 9:44
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:40)

Il 31 marzo è stata stabilita definitivamente la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Una data che deve rappresentare la fine di un capitolo odioso della nostra storia che, nel 2012, l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva definito con “estremo orrore” come “luoghi inconcepibili in qualsiasi paese appena, appena civile”. Gli OPG, secondo la riforma approvata in Parlamento nel 2012, saranno sostituiti da strutture terapeutiche con una sanità degna di questo nome, nel pieno rispetto della comunità e delle vittime dei folli autori di reato. In un contesto in cui il paziente e il medico si incontrino nel loro essere, entrambi, persone. La mostra I volti dell’alienazione ospitata dal Museo di Roma in Trastevere sino al 3 maggio 2015 vuole dare il proprio contributo a questa campagna di sensibilizzazione. Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma, da La Società della Ragione, onlus impegnata sui temi del carcere, della giustizia e dei diritti umani e sociali, con la collaborazione dell’Archivio pittorico Roberto Sambonet e di StopOPG, è a cura di Franco Corleone e Ivan Novelli e raccoglie 40 disegni e 70 studi dell’artista e designer milanese Roberto Sambonet. Attraverso i ritratti che l’artista ha realizzato tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Juqueri, a cinquanta chilometri da San Paolo in Brasile, l’esposizione racconta e indaga il complesso fenomeno del disagio mentale. Sambonet ha trascorso sei mesi nei reparti dell’ospedale, conducendo una sua personale ricognizione e ha ritratto gli internati in una serie di opere di grande intensità, a china e a matita, ma tutte capaci di andare al di là del volto e mostrare pensieri, emozioni, sentimenti. Una sorta di viaggio di umana partecipazione, uno scavo nelle pieghe della malattia e della sofferenza, che nel 1977 è stato raccolto nel volume Della Pazzia (M’Arte Edizioni, Milano 1977). Qui l’artista accosta ai ritratti dei malati di mente testi di autori che nei loro scritti hanno affrontato e raccontato il tema della pazzia, come Allen Ginsberg, Dino Campana, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Edgar Lee Masters, William Shakespeare, Voltaire e altri. Roberto Sambonet, nato a Vercelli nel 1924, è stato un importante pittore, designer e grafico. Si è formato all’Accademia di Brera e ha partecipato attivamente alla vita cittadina frequentando l’ambiente delle avanguardie artistiche che avevano come punto di ritrovo il bar Giamaica. Ha partecipato all’avventura del gruppo dei Picassiani con Cassinari, Morlotti e Treccani. Tra il 1948 e il 1953 si è trasferito in Brasile, dove il suo linguaggio artistico ha vissuto una maturazione molto importante che lo ha condotto verso quell’essenzialità della linea che divenne tratto fondamentale della sua opera, nella pittura, nella grafica e nella produzione di celebri oggetti di industrial design. La mostra, già ospitata dalla Fabbrica del Vapore di Milano, dal Teatro Chille de la balanza di Firenze e dal Palazzo Municipale di Ferrara, in autunno sarà allestita a Pavia e a Trieste. In occasione della mostra è stato pubblicato da Palombi Editori un catalogo illustrato con il contributo della società Cosmec.

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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