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Yuzo Yagi, il mecenate della Piramide che mette d'accordo tutti

La donazione per il restauro è modello di sinergia tra pubblico e privato

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di Redazione | 2016-11-26 20/04/2015 ore 16:33
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:41)

Roma non poteva sfoderare una giornata migliore per ringraziare il mecenate della sua elargizione, libera e munifica. Il marmo di Carrara, tornato al candore delle origini, diventa quasi accecante sotto il sole della primavera romana. E’ già un caso esemplare, un modello di perfetta collaborazione e sinergia fra pubblico e privato, il completamento del restauro della Piramide di Caio Cestio, terminato senza intoppi e soprattutto in tempi record. Addirittura, dicono i tecnici, con alcuni mesi di anticipo sulla tabella di marcia. Il taglio del nastro è un gesto corale: accanto a Yuzo Yagi, presidente di Yagi Tsusho Limited in Japan and International Group of Companies, capofila della cerimonia, ci sono le istituzioni e i tantissimi amici e collaboratori che l’imprenditore giapponese ha voluto accanto a sé per la condivisione il momento. Il 20 aprile resterà impresso nella memoria di molti non solo per il sole splendido e il cielo azzurro, che hanno fatto da sfondo alla silhouette ritrovata del monumento eretto tra il 18 e il 12 a.C., ma anche per il gesto generoso dell’imprenditore del Sol Levante. Mr Yagi è il benefattore in bianco, il personaggio illuminato venuto da lontano, il protagonista orgoglioso dell’impresa che ha prodotto un moto di soddisfazione generale all’ombra della Piramide. Preso d’assalto da microfoni e telecamere, e da fan che sperano scelga un altro progetto di recupero fra i tanti meritevoli di attenzione nella Capitale, amico di Tadao Ando, celebre archistar e connazionale, e amante del design italiano, Yagi ha apprezzato da subito le linee pulite ed essenziali della Piramide romana. Al primo sopralluogo del 2010 la scelta è caduta senza esitazioni su questo esempio di edilizia funeraria. La sua forma semplice e il colore bianco purtroppo annerito dall’inquinamento, hanno mosso in lui un desiderio di riscatto, con la conseguente rinascita dell’edificio: da ‘spartitraffico’ romano attanagliato dallo smog a luogo simbolo. Un cambiamento che prelude (forse) a una nuova della viabilità in grado di riportare nel suo perimetro il valore e la dignità che merita la nostra Piramide.

Mr Yagi preferisce lasciare la parola alle istituzioni, e osservare tutto e tutti dietro alle lenti da sole. Interviene il sottosegretario al Mibact Francesca Barracciu: “Un monumento molto amato è stato restituito ai romani e ai turisti. Ora riemerge nel suo candore. Questa brillante best practice rafforza la convinzione che la collaborazione tra pubblico e privato (finora demonizzata) è la strada da percorrere con sempre maggiore determinazione”.

Il prodigio viene collegato all’Art Bonus, che rende più semplici e più convenienti le elargizioni liberali a favore del nostro patrimonio culturale. L’evento unisce due popoli, ricorda il soprintendente Francesco Prosperetti, e basta guardare il parterre per trovare la risposta affermativa. C’è anche l’ambasciatore del Giappone, Kazuyoshi Umemoto. Va sottolineato il ruolo della Fondazione Italia Giappone, e del suo presidente, l’ambasciatore Umberto Vattani. “Proviamo una grande gioia nel vedere realizzato questo evento. Yagi ha dato un esempio di mecenatismo puro. L’Italia gli ha consentito di ampliare la sua attività, e questo è il segno della sua riconoscenza”. Al tavolo dei relatori, il direttore del progetto e dei lavori Maria Grazia Filetici, il direttore del monumento Rita Paris, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova; in prima fila c’è il sindaco Marino e l’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli.

Il sindaco: “Mr Yagi ha legato il suo nome per sempre al restauro di un monumento così importante per Roma e per l’umanità. Ho pensato che c’era assonanza tra la sua generosità nei confronti di questa opera e il percorso di vita, cioè il ruolo attivo nel settore della moda. Anche l’edificio infatti è frutto di un pensiero legato alla moda: Caio Cestio decise di costruirlo dopo la conquista dell’Egitto, perché all’epoca andavano di moda i simboli della civiltà egiziana”. Grazie Mr Yagi, avanti un altro (è quello che si augurano in molti…).

(r.p.)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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