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Montalbano: la fiction fa cultura

Montalbano, Sicilia, Mannara: la storia ci conquista

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di Redazione | 2016-11-26 24/06/2015 ore 17:11
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:47)

Montalbano è un successo letterario e televisivo senza rivali.  Ormai fa parte della nostra cultura e della nostra vita. E così, anche se la RAI lo replica senza freni, noi ci troviamo sempre qualcosa di nuovo e di fascinosamente rivedibile. Sarà per Zingaretti, per tutto il cast, sarà per le storie che Camilleri rende quasi vere  Ma, è certo che, grandi complici, sono la realtà dei posti e i colori. I 2 Montalbano (commissario e giovane) hanno appena finito di girare le nuove puntate. I luoghi sono quelli di sempre, tant’è che ci pare di conoscerli.

                                                                                                     LA MANNARA (breve storia)

Salvo ci capita spesso. E’ sempre teatro di brutture. Un grande rudere fra gli sterpi. Desolata terra di nessuno. Ma nel 1900 era un’importante fornace con 600 operai e un piccolo mondo intorno. La terra è argillosa e ci si fa ogni cosa . Qui nascevano tegole che, per mare, andavano dappertutto. La campagna, di proprietà del barone Penna, era destinata alle coltivazioni di vite e fichi. Vita dura per i lavoratori in genere. Così, per “pranzo” col sole a picco e niente da mangiare, i manovali invadevano i campi. I contadini, stanchi delle razzie e dopo tante minacce, passarono ai fatti e appiccarano il fuoco alla fabbrica. Doveva essere un avvertimento ma, il grande vento lo trasformò in tragedia.  Era il 1924. La mannara, le case, le culture finirono. Il tempo e il maltempo hanno giocato con quel che ne è rimasto. Su questo spuntone di roccia il vento piega natura e pietre. Fino a qualche anno fa il 15 di agosto, festa dell’Assunta, il grande camino veniva riacceso perchè fumasse e ricordasse. Poi più niente. Questo è il racconto che ci fa l’amico Gaetano: appassionato ricercatore e colto “raccontatore” di vecchie verità. L’antica fornace è di una bellezza e di una maestosità rara. Tanto che è stata ribattezzata “Cattedrale laica sul mare”. Gli archi infiniti lasciano passare ombra e luce. Le pietre cadono e restano lì, nessuno le tocca. Il colore della costruzione e delle erbacce è uguale. Una sfumatura di giallo che i film riproducono perfettamente. Ora, forse per la mannara l’abbandono è finito. Da poco, infatti, è passata sotto la tutela dei Beni Ambientali che, dopo averla messa in sicurezza, dovrebbero fermarne il declino. E tutti (Montalbano/Zingaretti compreso, che qui intorno s’è sposato) vogliamo tornare ogni anno e ritrovarla. (anna ricca)                         

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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