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Nicola Figlia, mostra alla Biblioteca Angelica

Una mostra documenta momenti diversi e significativi dell'attività dell'artista

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di Redazione | 2016-11-26 1/09/2015 ore 16:38
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:54)

La Galleria della Biblioteca Angelica, a piazza Sant’Agostino, presenta dal primo al 12 settembre
la prima mostra personale a Roma di Nicola Figlia, considerato tra i più rappresentativi interpreti della pittura popolare siciliana contemporanea.

Grafico più che pittore – anche se il suo impegno d’artista si esercita in entrambi gli ambiti – Figlia espone 20 disegni a china, 5 dipinti a olio su tela e uno su “cartellone” ispirato alla tradizione dei cantastorie siciliani.

I lavori a china in mostra alla Galleria della Biblioteca Angelica documentano momenti diversi e significativi dell’attività dell’artista. In principio furono il segno inchiostrato, la scrittura nera e il colore da giungla, la deflagrazione espressionista. Poi Figlia ha intrapreso una paziente e umile ricerca su “come” esprimere ciò che intuisce dell’arte, della realtà in cui vive e di sé.

Mutamenti di rilievo, soprattutto nelle opere più recenti, con l’ormai mitico tema delle facce. Il disegno di Nicola Figlia migra con moto incessante nel colore secondo i ritmi e le sonorità. Il colore, a sua volta, modula il segno, che non scava più, diviene raccordo flessibile: seppure incisivo, il solco non recide, non amputa.

Il tempo e il desiderio di esplorare altre possibilità compositive, cromatiche, tecniche, hanno portato Figlia a dedicarsi anche alla pittura. Da un inizio realistico in cui risente della lezione di Guttuso e della grande esperienza espressionista, l’artista si orienta, a partire dall’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, verso un realismo grottesco per poi, metabolizzando l’arte bizantina e quella popolare siciliana (i cartelloni dell’opera dei pupi e dei cantastorie, la pittura dei carretti), sfociare in un territorio dichiaratamente metafisico, se non nel segno e nel soggetto, almeno nella metastoria che i suoi soggetti comunicano. E così abbiamo racconti in cui il livello compositivo, l’impaginazione, il taglio risultano fortemente personali anche perché Figlia spesso mette in disegno e/o pittura sequenze di storie letterarie, mitologiche, popolari, religiose, accanto a tanti volti.

Alle spalle di questa ricerca sul volto vi è soprattutto la sua comunità, il suo paese, Mezzojuso, vicino a Palermo, dove le icone tardo bizantine e il grande Carnevale drammatico espresso nel Mastro di Campo costituiscono per Figlia un vero campo d’indagine. (g.f.)

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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