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Dopo Expo, Renzi: 150 milioni da Roma. Maroni: non bastano

Fondi, responsabilità, coordinatori: il futuro del sito di Rho è sempre incerto

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di Redazione | 2016-11-26 13/11/2015 ore 16:52
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:03)

Troppi campanili, questo è certo. Un’espressione usata anche dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, quando a Milano ha illustrato il progetto del governo per le ormai ex aree di Expo. Troppi campanili che rischiano di ripetere una storia tutta italiana: fra ritardi, “tira e molla” sulle responsabilità e intoppi burocratici, quei campanili rischiano di bloccare per molto tempo lo sviluppo di oltre un milione di metri quadrati dalle altissime potenzialità, e di sprecare un’occasione importante non solo per Milano.

In molti avevano creduto che i lavori a Rho sarebbero cominciati subito dopo la fine dell’Esposizione Universale: non solo i lavori di smantellamento dei padiglioni, beninteso, ma quelli di riconversione dell’area. “Devo ammettere che mi ero illuso, credevo che le idee e i progetti per l’area dell’Expo di Milano fossero operativi, vale a dire che, terminata l’esposizione, iniziassero i lavori per la nuova destinazione” ha detto anche Primo Mastrantoni, segretario Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori). “In questo modo prosegue la vecchia tradizione italiana: non programmare…Ora si dovranno vagliare i progetti, e già ci sono contrasti tra le varie proposte, sicchè ci si dovrà chiarire le idee, predisporre programmi e realizzare interventi. Altro tempo gettato al vento”.

Un sentimento condiviso da molti. Del resto non si contano i botta e risposta fra governo, Regione e fra amministrazione comunale, soprattutto in merito alla “squadra” che dovrà presiedere i lavori. Certo è che, oggi, la destinazione è (quasi) chiara: Expo diventerà un “polo di eccellenza”, parola di Renzi: “Un grande centro di ricerca mondiale, il simbolo di un nuovo Umanesimo”, ha twittato il presidente del Consiglio. Il contributo di Roma: 150 milioni all’anno per i prossimi 10 anni, riconfermati nel corso del Consiglio dei ministri di venerdì 13 novembre – ma giudicati insufficienti dal governatore lombardo Roberto Maroni, che si aspetta anche un intervento di Cassa Depositi e Prestiti.

Il polo di eccellenza che sarà creato dovrebbe essere coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia con sede a Genova e, quando il progetto finalmente partirà, potrebbe coinvolgere da subito circa 1.600 ricercatori. Nell’area sono anche previsti un campus dell’Università Statale e una piccola Silicon Valley (l’idea lanciata da tempo da Assolombarda). Un polo, naturalmente, internazionale: “Noi vogliamo le eccellenze italiane ed europee” ha ribadito Maroni. “Questa è la ricetta per vincere la sfida del dopo Expo: un grande campus universitario, un polo per la ricerca e per il futuro, il coinvolgimento delle imprese”. Maroni si è però già spinto oltre: “A Bruxelles ho chiesto alla Commissione europea di impegnarsi direttamente nel post Expo”, ha aggiunto il governatore.

Ma in quelle aree, quando saranno pronte, che cosa resterà dell’Esposizione Universale? Il simbolo del grande evento, cioè l’Albero della Vita, resterà. Così come Palazzo Italia, l’Open Air Theatre e Padiglione Zero. Sono invece già cominciati i lavori di smantellamento dei padiglioni, molti dei quali hanno già trovato nuova vita: saranno riutilizzati come scuole, centri di accoglienza in aree disagiate e via dicendo. Quello del Principato di Monaco, per esempio, ospiterà la Croce Rossa in Burkina Faso e quello di Coca Cola diventerà un campo di basket, mentre le strutture dei moduli realizzati da Ferrero si trasformeranno in scuole o spazi per le comunità in Africa.

 

t.p.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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