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Eravamo ebrei. Questa era la nostra unica colpa

Alberto Mieli presenta al Maxxi il suo libro sullo sterminio

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di Redazione | 2016-11-26 26/01/2016 ore 10:28
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:12)

Alberto Mieli dopo settant’anni racconta per la prima volta alla nipote Ester, nel libro ‘Eravamo ebrei. Questa era la nostra unica colpa’, la sua infernale esperienza da deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. “Non c’è ora del giorno o della notte in cui la mia mente non vada a ripensare alla vita nei campi, a quello che i miei occhi sono stati costretti a vedere”. Ricorda la vita in una Roma nazifascista, le leggi razziali e il giorno in cui è stato portato via dalle SS, dopo il tragico 16 ottobre 1943. Rivive, ancora con le lacrime agli occhi, l’arrivo nei campi, l’odore acre dei corpi che bruciavano nei forni crematori in funzione tutti i giorni. Parla del lavoro giornaliero e stremante, dei corpi senza vita ammassati gli uni sugli altri, della stanchezza e della fame continua e cieca che pativa, fame che ha portato alla pazzia e poi alla morte migliaia di deportati. Fame di cibo, di vita, di libertà. “Ad Auschwitz ho visto l’apice della cattiveria umana”. Con queste parole Alberto Mieli racconta, con dolore, aneddoti e luoghi, parla delle torture subite. Ridisegna volti di gente incontrata e poi persa, spiega come sia riuscito a convivere tutta una vita con questa doppia cicatrice: una alla gamba, causata da una granata lanciata dagli Alleati esplosagli troppo vicino e che a volte ancora sanguina, e una più grande nel cuore. Alla presentazione sono intervenuti Roberto Giachetti, candidato sindaco di Roma col Pd, Mara Carfagna, portavoce dei deputati di Forza Italia, e Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma. Giachetti ha ripercorso le varie parti del libro raffrontando la sua lettura con l’esperienza vissuta durante la visita di un campo di concentramento: “Vedere quei posti fisicamente fa un effetto diverso rispetto a guardarli su un libro, mentre leggevo, sovrapponevo il racconto con le immagini che avevo visto dal vivo”. “Leggendo quelle pagine – ha aggiunto – ti domandi come è stato possibile? Come faccio oggi a vedere una persona che ha vissuto quelle cose?”. Mara Carfagna ha invece ringraziato Alberto Mieli “per lo sforzo immane che compie nel rievocare le vicende drammatiche che credo abbiano segnato in modo indelebile il suo cuore, il suo animo e anche il suo corpo”. “Grazie alla sua testimonianza – ha detto ancora la deputata forzista – oggi tramandiamo la memoria di quello che è accaduto, ed è importante per contrastare quella ignoranza e quella indifferenza he possono essere incubatrici di odio, intolleranza e antisemitismo. Alberto Mieli lo dice bene nel libro: l’antisemitismo non è ancora sparito, Aushwitz non ha ancora guarito il mondo da questo fenomeno. Alberto Mieli invita i giovani ad essere sentinelle, vigili e attenti perché loro, gli adulti di domani, dovranno costruire un mondo più giusto ed è giusto che abbiamo consapevolezza di quanto accaduto perché quell’abominio non succeda mai più”.

C.T. (Fonte Omniroma)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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