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Banksy a Roma, dal 24 maggio War, Capitalism & Liberty

Fino al 4 settembre la retrospettiva dedicata all’artista di Bristol, la prima

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di Redazione | 2016-11-26 24/05/2016 ore 8:50
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:24)

Le opere di Banksy a Roma al Palazzo Cipolla, apre al pubblico il 24 maggio la mostra War, Capitalism & Liberty, guerra, capitalismo e libertà, tre delle tematiche dell’arte di strada dell’inglese. Al più grande nome della street art a livello mondiale è dedicata una retrospettiva, la prima e finora unica in Italia. A ospitare la mostra, organizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo, Palazzo Cipolla, in un’architettura rinnovata. Per volere dell’organizzazione e come ha sottolineato il curatore della mostra Stefano Antonelli l’arte di Banksy è ammirabile anche dalla strada: il tran tran quotidiano di via del Corso può essere interrotto posando gli occhi su una delle opere dell’artista inglese in mostra a Roma (Forgive us for trepassing). “L’arte così torna alla strada”, ha sottolineato Antonelli.

Banksy, o meglio l’artista noto come Banksy, è attivo dagli anni ’90, ma la sua fama arriva all’inizio del 2000, l’anno in cui la sua città, Bristol, gli ha dedicato la prima retrospettiva. La prima mostra italiana si apre con un quadro in cui s’intravede un’asta di un’opera in cui c’è scritto “I don’t believe you morons actually buy this shit” (Non ci credo che voi imbecilli compriate questa mer*a”. Eppure tutti le opere esposte vengono da collezioni private e il curatore non può svelare – per contratto – chi sono i fortunati a possederle e sono suddivise seguendo tre aree tematiche dell’arte dell’inglese: Arte, Capitalismo e Libertà. Superato Morons, il centro di Palazzo Cipolla è strato tramutato in una vera e propria piazza con tanto di caramelle e da lì la mostra si dipana seguendo le tematiche e fonti d’ispirazione dell’artista. “Il visitatore è libero di iniziare da dove preferisce, ma tutti partono dall’area riservata alla guerra, ancora dobbiamo capire il motivo”.

Un muro è una grande arma, è una delle cose peggiori con cui colpire la testa”, è una delle frasi dell’artista nel suo Wall and Piece, è collocata insieme all’opera Think Tank, nata come copertina dell’omonimo album dei Blur. Nella stessa sala c’è tutta la crudezza di Kids on Guns che raffigura due bambini intenti a tenersi la mano su una montagna di armi, Turf War con al centro dell’opera Winston Churchill. Lasciata per un momento da parte la guerra, si entra in una delle sale che testimoniano la collaborazione di Banksy con l’industria discografica o quella mediatica. Una serie di copertine di album che hanno usato opere realizzate dall’artista, fra i primi i Blur, anche se le conoscenze musicali di Banksy risalgono ai tempi di Bristol, in cui l’artista realizzava opere di strada insieme a Robert Del Naja che avrebbe poi abbandonato quella carriera per fondare i Massive Attack.

Dopo queste sale arrivano i topi, uno dei segni distintivi dell’arte di Banksy, l’artista giustifica così il motivo per averli usati come musa: “Esistono senza permesso, sono odiati, braccati e perseguitati, vivono in silenziosa disperazione tra la sporcizia. E tuttavia sono in grado di mettere in ginocchio intere civiltà, se sei sporco, insignificante e nessuno ti ama. Allora sono i topi il tuo modello”. Nella mostra vediamo alcuni dei suoi “ratti”: Radar Rat, Gansta Rat, Roadword Rat, Love Rat e altri. Altro animale simbolo è la scimmia, riprodotta in varie opere con un messaggio: “Ridete ora perché un giorno saremo noi al potere”.

Al centro della sala s’intravedono alcuni quadri in cui Kate Moss viene rappresentata come Marilyn Monroe dei quadri di Andy Warhol (nella sezione relativa al Capitalismo): “Il parallelismo fra i due artisti esiste – sottolinea Antonelli – se Warhol da una parte ha lavorato per la diffusione dell’egualitarismo elitario producendo immagini di persone note a tutti in tutto l mondo deelitizzando l’arte. Lo stesso ha fatto Banksy, prendendo l’arte e mettendola in strada, coinvolgendo il suo pubblico anche grazie ai social network. Sarebbe stato curioso vedere come altri artisti avrebbero usato queste piattaforme”, ha spiegato uno dei curatori della mostra insieme a Francesca Mezzano e Acoris Andipa, si deve a loro l’iniziativa Big City Life che ha di fatto ricolorato Tor Marancia con una sorte di street art sistemica.

Terminata la sezione Guerra, la mostra continua nelle sezioni dedicate al Capitalismo e alla Libertà. Molti avvenimenti sociali e internazionali hanno colpito la sensibilità dell’artista di Bristol: dalle opere realizzate lungo la Striscia di Gaza fino  a quelle dedicate ai migranti di Calais. Nella sezione relativa alla libertà spicca una delle opere più note e più riprodotte dell’artista Girl with Balloon, tutta la semplicità e la bellezza di una bambina con un palloncino che le vola via. Le due vecchie anziane intente a ricamare Punks Not Dead e Thug For Life. In questa sezione anche l’altra opera che raffigura un ragazzo intento a lanciare un mazzo di fiori contro (presumibilmente) la polizia ed Exit Through The Gift Shop, un’opera in cui Banksy riprende un vecchio quadro trascrivendoci sopra l’emblematica frase “L’uscita si trova dopo il negozio di souvenir”. E, poi, ancora poliziotti rappresentati con visi con emoticon, poliziotti che fanno il dito medio (Rude Copper). Nell’ampia aria dedicata alle opere legate alla tematica del Capitalismo ritroviamo poi le mitiche “Campbell Soups”, tradotto in versione Tesco, catena di supermercati inglesi.

L’ultima opera è un autoritratto che va contro il desiderio di anonimato espresso dall’artista, spesso accusato di vandalismo per la realizzazione di molte delle sue opere, Banksy non ha mai né rivelato il proprio nome, né il proprio volto. Tuttavia è possibile lasciargli un messaggio, scrivendolo in una grande lavagna… e chissà magari Banksy li leggerà. Saranno anche previste visite scolastiche e attività per comprendere al meglio l’opera di Banksy. È rimasto uno dei pochi a opporsi contro le cose che non vanno siano essere la guerra, l’egemonia del capitalismo o la mancanza della libertà.

La mostra si conclude con una frase del Banksy pensiero: “Probabilmente passerà a visitare la sua mostra”, ha detto Stefano Antonelli. E si conclude con una frase che rappresenta al meglio l’arte profondamente schierata di Banksy: “Mi piace pensare di avere il coraggio di far sentire la mia voce in forma anonima in una democrazia occidentale ed esigere quelle cose in cui nessun altro crede come la pace, la giustizia e la libertà”, ha scritto in Wall on Pieces… e vi pare poco!

L’intervista a Stefano Antonelli

https://youtu.be/GHB_4j7RTGc

War, Capitalism & Liberty – Guerra, Capitalismo e Libertà

Palazzo Cipolla, via del Corso, 322
 

martedì – domenica: 11 – 20
ad agosto dalle 16 alle 21
intero euro 12, ridotto 8

c.la.
 

© foto Dario Lasagni

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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