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Casal Bernocchi, ritrovata area archeologica

La scoperta durante sondaggi per una chiesa ortodossa

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di Redazione | 2016-11-26 5/07/2016 ore 17:19
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:28)

Un mausoleo, un complesso termale e una necropoli con 59 tombe. E’ il sito archeologico databile tra il I e il V secolo d.C. scoperto a Casal Bernocchi in un terreno privato che fiancheggia la via Ostiense, durante i sondaggi realizzati per la costruzione della chiesa ortodossa dell’Ingresso del Signore in Gerusalemme. Dalle indagini archeologiche preventive, condotte dalla Soprintendenza tra aprile e luglio 2015, è emerso che l’area potrebbe essere stata un ‘vicus’, cioè un borgo rurale, di complessa stratificazione e interpretazione, ma in buono stato di conservazione. Le tombe sono state tutte spostate ed analizzate dagli scienziati tra cui l’antropologa Paola Catalano, tra i massimi esperti italiani di sepolture, mentre il mausoleo e il complesso termale saranno reinterrati. “Perché non ci sono fondi, né il contesto per un’opera di conservazione e valorizzazione dei reperti – ha spiegato oggi Francesco Prosperetti Soprintendente per l’area archeologica di Roma, durante la presentazione del sito insieme a Renato Sebastiani archeologo direttore area di Portus e‎ Alessandro D’Alessio direttore scientifico degli scavi archeologici – perciò verranno sotterrati”.

 

Il ritrovamento ha bloccato il primo progetto di edificazione della chiesa, “ma – ha detto padre Gheorghe della chiesa ortodossa dell’Ingresso del Signore in Gerusalemme‎ – abbiamo rivisto l’opera in base alle evidenze archeologiche, proponendo una variante più piccola e che contempli l’integrazione di alcune parti del sito con la chiesa. Questa modifica ha avuto il nulla osta della Soprintendenza, manca ora il permesso del Comune per costruire la prima chiesa ortodossa del territorio del X municipio che interessa una comunità di circa 2000 persone. “Il nostro ruolo – ha sottolineato Prosperetti – non e’ di decidere, ma di verificare la fattibilita’ di un progetto rispetto al luogo e accompagnare questo progetto nell’ottica della sua piena fattibilita’”. Secondo le analisi effettuate finora l’area archeologica potrebbe estendersi oltre i confini della comunità ortodossa. “Ad esempio nella zona delle terme – hanno evidenziato i responsabili degli scavi – mancano le vasche che da alcuni elementi architettonici potrebbero trovarsi nella proprietà attigua”.
Le analisi antropologiche delle sepolture indicano un’età media compresa tra 20 e 40 anni, con una discreta frequenza di individui più anziani. Bassa invece la mortalità infantile: di 56 scheletri rinvenuti, 6 erano di bambini. I maschi sono più rappresentati rispetto alle femmine, per le quali la speranza di vita era inferiore. Il campione di popolazione è socialmente medio-basso, caratterizzato da uno stile di vita modesto, ma con condizioni lavorative non eccessivamente usuranti. Pochi gli elementi di corredo rinvenuti: un anello, bracciali e, in particolare, emissioni monetali che permettono di proporre una datazione fra il II e il III secolo. I materiali ceramici, per la maggior parte anfore reimpiegate come copertura delle deposizioni, consentono di estendere la forchetta cronologica fino al IV secolo. Il mausoleo presenta due fasi costruttive ben distinguibili: la più antica è inquadrabile tra il I e il II secolo.

 

Si tratta di un ambiente rettangolare, con il fronte principale in direzione della via Ostiense, e muri in opera mista di reticolato e mattoni che accolgono delle nicchie quadrangolari identificate come cinerari, contenenti spoglie di donne. Il pavimento a mosaico, in tessere nere su fondo bianco, raffigura un kantharos, una coppa dalla quale fuoriescono tralci d’edera: la decorazione è scandita all’interno di una cornice rettangolare. La seconda fase del mausoleo è costituita dalla realizzazione di un ambiente di modeste dimensioni, ricavato tramite un muro absidato realizzato con materiale di reimpiego, con pareti interne intonacate di rosso. Vari elementi portano a datare la dismissione dell’edificio tra il IV e il V secolo. L’impianto termale è caratterizzato da pavimenti con mosaici a campo bianco delimitati da cornici a doppio filare in tessere nere, tipici del repertorio geometrico di fine II secolo e della prima età severiana, nonché porzioni di intonaco dipinto in rosso e giallo antico anch’esse a motivi geometrici. Di un ambiente absidale pavimentato in coccio pesto, probabilmente una sudatio o un laconicum(rispettivamente sauna umida e secca), si conserva l’ipocausto, caratterizzato da suspensuraecostituite da pilae di bessali piuttosto ben conservate. Il riscaldamento delle acque era assicurato da duepraefurnia, l’uno addossato ad ovest della struttura absidata e l’altro situato a sud degli ambienti termali, dove sono state rinvenute opere di canalizzazione che probabilmente conducevano a una cisterna per l’approvvigionamento idrico dell’intero complesso. (Fonte Omniroma)

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