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Guerre Stellari Play al Vittoriano, una mostra dedicata alla saga

Parla il curatore Fabrizio Modina. Più di 1000 pezzi esposti fino al 29 gennaio

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di Redazione | 2016-11-26 28/10/2016 ore 11:52
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:41)

“In una galassia molto lontana” inizia così Guerre Stellari, la mitica saga ideata da George Lucas a cui è dedicata una mostra in programma dal 28 ottobre al 29 gennaio. Un migliaio di pezzi che faranno la gola di collezionisti e amanti della saga di George Lucas sono esposti in Guerre Stellari Play, in programma all’Ala Brasini del Vittoriano dal 28 ottobre al 29 gennaio. “Guerre Stellare Play vuole raccontare Star Wars attraverso il merchandising, perché è un po’ come un serpente che si morde la coda se il merchandising del primo film, nel 1977, non avesse venduto non sarebbero esistiti gli altri film”, ha spiegato il curatore della mostra e appassionato di Guerre Stellari, Fabrizio Modina.

Una delle grandi idee geniali di George Lucas è stata quella “di pensare a un film e a dei prodotti derivati che potessero piacere ai bambini, la fantascienza è sempre stata inquietante, mentre Star Wars ha sempre divertito e ha portato una nuova generazione a conoscere una fantascienza che è più una favola effettivamente rispetto a Star Trek o altri titoli di questa tematica. Con i giocattoli venduti nel 1977, alcuni li vedete qui, hanno finanziato tutto il seguito di Star Wars e anche Indiana Jones, finanziati con i proventi della vendita dei giocattoli di Star Wars. Abbiamo voluto rendere omaggio alle icone di questa saga sulla sinistra ai personaggi dal 1977 al 2016, e sulla destra ai giocattoli originali dal 1977-78 al 1983”, ha spiegato Modina.

Ad aprire Guerre Stellari Play, i primissimi toys di Guerre Stellari, l’edizione earlybird, realizzata dopo l’uscita del film e che la Kenner, la casa di produzione delle primissimi giochi di Star Wars, regalò a Grace Kelly: “Abbiamo addirittura il primo pezzo, quando uscì il film, i giocattoli non erano ancora pronti e per ovviare a questa situazione, si regalava una busta e dopo qualche mese arrivavano a casa le action figure e abbiamo portato in mostra quest’oggetto che rappresenta la storia di Star Wars”, ha proseguito Modina. Non solo action figures, giochi, nella mostra anche delle riproduzioni a grandezza naturale e riproduzione più piccole di personaggi “mitici”: Darth Vader, gli Stormtrooper, il saggio Yoda e Han Solo intrappolato nella carbonite, avvenuto in Star Wars V – Il ritorno dello Jedi. “Ci sono anche le stampe dei concept, come sono stati immaginati i personaggi nei disegni e poi sono cambiati nello grande schermo, questa mostra rappresenta l’universo collaterale di Star Wars, voluto espressamente da George Lucas proprio per portare il cinema alla portata di tutto. Prima di Star Wars non esisteva questo fenomeno, non solo gli effetti speciali, ma sviluppando il concetto di merchandising”, ha aggiunto Modina.

Non è un caso, infatti, che Star Wars veda la luce negli anni in cui in Gran Bretagna nasceva il punk: “Le Guerre Stellari hanno seguito un percorso simmetrico, passando dalla cinematografia sperimentale a ebbrezza del merchandising, nascendo come intrattenimento per giungere quasi a un culto. Oggi in tutto il mondo si vive di Star Wars, ci si veste Star Wars, si comunica Star Wars. Esattamente come il punk, Star Wars si autorigenera, si autocelebra, prende ispirazione e ispira, mutando nel tempo e rinnegando se stesso per sopravvivere, da nerd a cool, da Lato Oscuro a Disneyland, da sogno di bambino a evasione di adulto”, si legge nel catalogo firmato dal collezionista e appassionato Modina.

La seconda sala “narra” Star Wars  attraverso i giocattoli, “seguendo l’ordine del film”. In mostra al Vittoriano ci sono pezzi propri e in prestito da altri collezionisti: “I personaggi snodati in questa grandezza sono stati creati per Star Wars, quando è nata l’idea di fare le macchine si è deciso di fare personaggi piccoli snodabili che si portavano nel taschino a scuola. Va sottolineato che in Star Wars gioca un ruolo importante la tecnologia”. La prefazione del catalogo è scritta da Lorne Peterson che è uno dei membri fondatori della Industrial Light & Magic, una delle più importanti aziende di effetti speciali, che fa parte della Lucas Film. Alcuni pezzi inoltre sono firmati da lui “ed è stato lui a costruire alcuni dei modellini esposti qui”.

Questa mostra “è un modo di raccontare Star Wars attraverso ciò che ha reso possibile la prosecuzione della mitologia di Star Wars anche perché senza il merchandising non sarebbe stato finanziabile. Per la prima volta nel cinema, George Lucas divenne indipendente, ha creato i film come voleva lui, ha creato un modo di fare cinema e business insieme che oggi è diventato di mercato comune, ma che nel 1977 era qualcosa di estrememente nuovo”, ha aggiunto. Star Wars si è ispirato al mondo del Giappone e viceversa: “Darth Vader è un samurai, i Cavalieri Jedi sono dei monaci, Obi Wan Kenobi, Obi è la cintura del kimono”, ma la commistione riguarda anche il Giappone, “C’è un circolo di commissioni infinito che ha avvicinato Oriente e Occidente, non si parla più di plagi, ma ispirazione”.

Guerre Stellari Play è incentrata sui toys, toys che colleziona anche Fabrizio Modina: “Non ho iniziato nel 1977, i primi ricordi legati alla fantascienza sono i fumetti della Marvel, ho iniziato a leggere a cinque anni per questo motivo. Sono cresciuto con i supereroi, ho sempre avuto un senso ‘wonder’. Ho continuato a comprare giocattoli, nel 1977 Star Wars, nel 1978 Goldrake e Ufo Robot, le cose sono cambiate negli anni ’90 quando sono entrato in collegamento con USA e Giappone, quindi ho acquisito delle cose importanti provenienti da lì. In questo momento sento di aver investito del tempo in un modo corretto”, ha spiegato il curatore Modina. “Colleziono, principalmente, per preservare un’epoca, sono contento degli sforzi che mi hanno portato a questa mostra, questo mi rende coraggioso”. Modina sogna di rendere questa mostra permanente: “Io rappresento un pool di collezionisti, i più grandi italiani, che ha un patrimonio di 12mila pezzi importantissimi che speriamo trovino la collocazione. Sono di Torino, ma cederò al primo che mi darà una sede”, ha aggiunto. A molti la definizione Toys sta stretta: “Faccio sempre un parallelismo, dico sempre che sono uno studioso di mitologia moderna, il parallelismo che immagino è che nelle credenze nell’’800 c’erano le statue, oggi ci sono i personaggi di Star Wars, Thor, Spiderman, è semplicemente qualcosa che si è evoluto nel tempo. La trasmissione dei valori oggi si sono trasformati in questo: esistono pezzi della collezione, ci sono statue che hanno costi importanti che vanno al di fuori del mondo del bambino. C’è una crescita del prodotto trasversale, sono oggetti nati per i bambini e collezionati dagli adulti. Ispirano, inoltre, il design”, ha spiegato il curatore. Alcuni pezzi sono della collezione Amedeo Tecchio e sono i pezzi a grandezza naturale e gli elmi: “Sono dei pezzi d’impatto, io ho Joda, è nel mio ufficio perché mi consiglia”.

“È un divertimento, dove c’è un’intera generazione che pensa a Star Wars per creare i propri prodotti” ha aggiunto “Vederli in musei dà una valorizzazione importante, ho smesso di andare alla fiere perché sminuiscono gli oggetti: sì sono giocattoli e vanno contestualizzato”. Fra i più di mille esposti al Vittoriano, Fabrizio Modina, non ha un pezzo preferito: “Son tutti figli miei”, scherza. “Il primo pezzo non lo ricorda, c’è la regina Amidala, una bambola in ceramica, ne esistono solo 200 pezzi. L’ho vista nel 2000 a Miami, ma non poteva averla. Lo scorso anno, mentre organizzavo la prima edizione di Guerre Stellari Play, ho scoperto che c’era una bambola in Italia. Era il mio regalo di Natale, ma appena ritirata l’ho messa in mostra. Questa è l’espressione definitiva del non giocattolo, è pensato a un pubblico adulto”. Non è però questo il pezzo più caro esposto in mostra”, il curatore preferisce non parlare: “Ci sono oggi dei toys che sono valutati intorno ai 10mila dollari, 10mila euro, dipende dalle condizioni: deve stare nella scatola. Io sono un collezionista outsider perché amo toglierli nelle confenzioni, se li avessi lasciati lì, avreste pensato che eravamo in un negozio di giocattoli. È come comprare una macchina e lasciare il nylon ai sedili”, scherza il curatore.

La prima volta che ha visto Star Wars è stata a tredici anni in TV, avevano trasmesso i primi due film (Star Wars IV – Nuova Speranza – Stars Wars – Il risveglio dello Jedi) in Tv: “Avevo 13 anni, New Hope arrivò in TV con Return of Jedi, è stato amore a prima vista che mi ha segnato la mia vita. Anni fa ho visitato il ranch dell’Industrial Light & Music e la sede della Lucas Film e un’amica scherzando ha detto: quella finestra l’hai pagata tu! Effettivamente collezioni del genere non si fanno in pochi giorni, sono lavori di una vita, o le ami. Conosco collezionisti che tengono tutto chiuso, ma trovo che il piacere della condivisone sia giusto. Sono io a emozionarmi, quando si emozionano, mi fa piacere che io l’abbia conservato. Alcuni giochi mi hanno accompagnato una vita, ce li ho dal 1983, spesso c’è un valore affettivo dietro. Se in futuro riuscissi a fare un museo su questo, un museo sulla mitologia moderna, ne sarei felice. Per due giorni, ci saranno insieme Barbie e Star Wars insieme, la storia di Mattel e Hasbro, maschi e femmine a vedere un pezzo di storia, della nostra storia”. L’ultima considerazione riguarda l’ennesima diatriba fra Star Wars e Star Trek: “Nel merchandising Star Trek non è stata così seguita perché non piace ai bambini, sono storie da adulti, troppo da adulti, anche Star Trek è stato innovativo, il primo bacio interraziale è stato in Star Trek. Il lato comico di Star Wars ha aiutato, i due droidi sono nati per quel motivo. E poi Star Wars è una favola: c’è una principessa, ci sono i guerrieri. Non è fantascienza pura, non segue un canon preciso”, ha aggiunto. L’ultimo episodio di Star Wars non è piaciuto al curatore: “È un’operazione commerciale per mantenere vivo il marchio. Ricordiamoci che è nata come la visione di un cineasta, oggi è un mercato di successo”, ha concluso il curatore. “Nell’ultimo film è mancato l’impronta culturale di Lucas, in questi oggetti si capisce: ispirazioni ad art déco, Naboo è ambientato nella Reggia di Caserta.

L’allestimento è stato difficile, montato pezzo per pezzo, “abbiamo scelto con difficoltà i pezzi da inserire”, per raccontare la storia in ordine cronologico e hanno resistito al terremoto.

Guerre Stellari Play è una mostra Arthemisia Group – Kornice in programma dal 28 ottobre al 29 gennaio 2017
Complesso del Vittoriano, Ala Brasini
Biglietti: 6 euro, ridotto 5 euro
Biglietto congiunto Hopper+Ligabue+Star Wars: 28 euro, 22 ridotto, bambini 11
Sito: www.ilvittoriano.com, 068715111

(chiara laganà)
© Foto: Stormtrooper, 12” Doll, 2004 Electronic Darth Vader, Collector Series, 1997

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