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Beni culturali, il facility management al raddoppio degli incassi

Parola del presidente di Anip Confindustria Mattioli, all'evento milanese “Life”

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di Redazione | 2016-11-26 11/11/2016 ore 20:50
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:43)

Facility management: vale a dire un settore che in Italia vale 135 miliardi di euro e impiega 2,5 milioni di persone. E che, nonostante la crisi che ha colpito gran parte delle aziende italiane, ha registrato una crescita costante: il 5,5% in più dal 2014 a oggi e l’8% in più nella sola Lombardia. Eppure, a fronte di numeri importanti, vive anche di paradossi. A cominciare proprio dalla mancanza di un Centro Studi, come ha fatto notare a Radiocolonna.it Lorenzo Mattioli, presidente di Anip Confindustria (Associazione nazionale imprese di pulizia e servizi integrati). Tant’è che i numeri appena elencati sono “potenziali”. L’occasione per fare il punto del settore è stato Life, cioè la due giorni sul facility management che si è tenuta a Milano il 10 e l’11 novembre.

 

Focus della due giorni è stata la governance dei beni culturali, dove le aziende di facility management possono giocare un ruolo sostanziale nella valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale. Secondo Mattioli, infatti, in soli tre anni la corretta gestione dei beni culturali potrebbe portare al raddoppio degli incassi dei nostri musei statali, “per arrivare a 300 milioni di euro all’anno entro il 2019, riducendo l’intervento della finanza pubblica”.

 

Nel 2015, invece, l’incasso totale è stato di 155 milioni, mentre il peso sulle casse dello Stato era di oltre il 60% del bilancio. Il problema, dunque, starebbe proprio in una gestione non corretta, a cui le aziende di facility management si propongono di ovviare “attraverso la managerialità e l’efficienza gestionale”, ha sottolineato Mattioli. Ma Confindustria si spinge oltre: è infatti alle battute finali la costituzione di un nuovo soggetto associativo che rappresenterà il mondo dei servizi.

 

La nuova realtà prenderà corpo a Milano e, in questo modo, si potranno anche colmare altre lacune, tra cui proprio la mancanza di un centro studi, fondamentale per avere sotto controllo tutte le dinamiche di un settore anticiclico.

 

Dunque Milano. E perché non Roma? “Milano per me è la città italiana più importante, è la città della finanza e dove sono presenti i più importanti investitori”, ha continuato Mattioli (romano, peraltro). È allora qui che d’ora in poi si incontrerà il mondo del facility management: “Avete presente ‘Mafia capitale’? Io a Roma non voglio stare”, ha ribadito senza mezzi termini Mattioli.

 

Altro tema caldo, quello degli appalti. Ecco, dunque, un altro grosso nodo secondo il presidente di Anip Confindustria: il problema con cui ci si va “scontrare è la lobby dei Dec, dei Rup, delle 100 mila stazioni appaltanti in Italia, che dicono all’impresa se ha fatto bene o male il servizio” ma che poi chiedono un’infinità di favori. Parole dure da parte di chi, del resto, è stato anche a livello associativo fautore del nuovo codice degli appalti: basta, in estrema in sintesi, alle gare al massimo ribasso. Ed ecco anche il motivo per cui nel nuovo soggetto associativo che sta per nascere non ci sarà spazio per le municipalizzate, viste come “il sistema per aggirare la legge sugli appalti”.

 

 

t.p.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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