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Artemisia Gentileschi, regina della pittura del ‘600: nelle sue tele aleggia la vendetta

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di Redazione | 2016-12-4 4/12/2016 ore 8:44

Artemisia Gentilesci (1593 – 1653) è stata una di quelle artiste per troppo tempo ingiustamente trascurate dalla storia dell’arte .Fu grazie al grande critico d’arte Pietro Longhi che le dedica anche un bellissimo saggio dal titolo Gentileschi. Padre e figlia che la talentuosa artista del seicento fu riconsiderata dalla critica d’arte ufficiale. Rimane sempre in casa Longhi l’importante biografia scritta, anzi riscritta (il manoscritto originale fu smarrito durante la guerra) dalla moglie di Longhi Anna Banti, che ne magnificò le doti descrivendola come una donna controcorrente in lotta contro un mondo maschilista, contribuendo a farne un icona del femminismo.Tra i film a lei dedicati : Artemisia. Passione estrema, di Agnes Merlet e Artemisia, di Adrienne Clarkson.Molto bella anche la recente biografia: La passione di Artemisia di Susan Vreeland.

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In questo clima di rinnovata attenzione non poteva mancare una mostra: Artemisia Gentileschi e il suo tempo, ospitata fino al 7 maggio 2017 al Museo di Roma, presso Palazzo Braschi.img_4861

 

Destino non facile quello della Gentileschi unica donna in un mondo di pittori uomini, dovrà soccombere al suo fatale destino anche in questa mostra romana che non vede Artemisia Gentileschi assoluta protagonista, come sarebbe auspicabile, ma in compagnia di tanti illustri signori pittori che detenevano la scena del panorama artistico del ‘600.

La talentuosa e passionale Artemisia dovette faticare per distinguersi ed emergere anche per la costante presenza al suo fianco dell’ingombrante personalità del padre pittore . Nella bottega di pittura del padre assimilò quanto possibile e mostrò precocente stile e talento personalissimi .

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Il talento di Artemisia fu certamente superiore a quello del padre – cosa di cui l’uomo certamente si accorse – e di tanti artisti a lei coevi presenti nella mostra romana.La mostra si pone sulla scia del destino di Artemisia che pare non si possa emancipare dall’essere stata donna talentuosa tra uomini irriconoscenti. Artemisia, con la forza del suo tratto esplicito, i suoi colori determinati li avrebbe forse tutti sognati decapitati intorno al suo capezzale…Fuori dalla boutade il tema della decapitazione le fu caro tanto da riproporlo in numerose tele.

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Si tratta di una manifestazione inconscia fortissima che dimostra come la Gentileschi cercò attraverso l’arte rivendicazione e vendetta verso maschi sopraffattori e inquisitori.Neanche adolescente si ritrovò nel tribunale dell’inquisizione per aver subito uno stupro da Agostino Tassi, sposato e anche  amante della cognata, uomo dal forte appetito sessuale che si sarebbe dovuto limitare a fare alla Gentileschi solo da maestro di prospettiva.

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L’immagine ricorrente della decapitazione nelle tele della Gentileschi testimonia dell’inconscio desiderio di vendetta e rivendicazione da parte di Artemisia che come Salomè chiede la testa del battista come risarcimento di ciò che le è negato .Umiliata, stuprata, in un epoca di inquisizioni e caccia alle streghe Artemisia seppe, con le sue tragiche decapitazioni e la pittura sublime di maestosi corpi femminili, ergersi a paladina di un arte personalissima e di uno stile suo proprio.

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Ancora forse non abbastanza riconosciuta la sua pittura vibra di forza e determinazione riscontrabili nei colori accesi, nei contorni vividi e precisi nei tagli di luce determinati.

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Per questi elementi spesso la sua pittura viene paragonata a quella di Caravaggio la cui lezione era forte negli anni del suo apprendistato.

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La sua fu una vita inconsueta per una donna del suo tempo, cercò di vivere attraverso la pittura, accettò committenze e visse prevalentemente a Napoli città che le diede relativa notorietà e che la mise in contatto con quella fioritura di arte barocca napoletana e con artisti del calibro di José de Ribera, Massimo Stanzione, Domenichino, Giovanni Lanfranco. L’esordio artistico di Artemisia a Napoli è rappresentato dalla Annunciazione del Museo di Capodimonte.

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Anche quando dipinse per la committenza mantenne vivo il suo stile, privilegiando forme opulente con un gusto vagamente marmoreo .

La mostra romana ha il pregio di gettar luce su tutta la pittura barocca degli anni in cui visse Artemisia che però troneggia come una regina tra tutti con la bellezza e la maestosità della sua pittura.

Imperdibile: Giuditta che decapita Oloferne, un’opera forte, modernissima , sublime.

 

 

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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