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Strage Mediterraneo: nessun rispetto per i morti

Nel ‘’cimitero’’ dei migranti nuova strage con 170 annegati al largo della Libia e del Marocco. Farneticanti le parole dei vicepremier Di Maio e Salvini.

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2019-01-20 20/01/2019 ore 16:00

“Profondo dolore” è stato espresso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo. Una reazione contenuta e composta di fronte alla quale la verbosità dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini appare quanto mai fuori luogo, ovvia e banale (se si esclude la solita finalità elettorale).

Da un lato le plateali “lacrime di coccodrillo” richiamate da Di Maio, arrivato ad incolpare della malattia dell’Africa un sopravvissuto colonialismo francese. Dall’altro il semplicismo degli “sporchi traffici” , evocati da Salvini, nei quali si annida il sospetto che potrebbero essere coinvolti tanto gli scafisti quanto le organizzazioni impegnate nei soccorsi.

Da entrambi però nessuna emozione e forse nemmeno commozione per i nuovi morti, fra i quali tante donne e bambini, inghiottiti da quel “sepolcreto” di migranti che sono diventate le acque del  Mediterraneo, che ci circondano.

Il rispetto per i morti è il segno più importante di ogni civiltà. Lo dovrebbe confermare anche la politica che, fino a quando si dimostrerà incapace di gestire il problema più sconvolgente del nuovo secolo, (come le grandi migrazioni) dovrebbe almeno, di fronte a tante vite perse restare in silenzio.

Il cordoglio espresso con i “necessari” e triti modi istituzionali diventa quasi irriverente se a pronunciarlo sono proprio le stesse istituzioni che non sono in grado di impedire così gravi tragedie.

La parola Cimitero, viene dal greco antico e, voleva indicare un “luogo del riposo” e di pace eterna.

Ma che pace può toccare quegli esseri umani che si stanno, oggi, come ieri e come da anni accade, consumando sul fondo gelido del Mare Nostrum?

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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