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25/04/2019
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Cesare Battisti: giovani senza storia, adulti senza memoria

Generazioni e storia a confronto. L’arresto di Battisti, incredibilmente, rivela il grande vuoto culturale che i giovani hanno del nostro passato recente.

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2019-01-24 24/01/2019 ore 10:30

 

L’arresto di Cesare Battisti  ha riportato “d’attualità” l’agghiacciante periodo degli “anni di piombo” che ha piagato l’Italia più di tante altre battaglie.

Tornano nero su bianco immagini di una guerra interna scriteriata e sanguinosa. Tornano nomi e visi di assassini e vittime. E torna il conteggio di quei criminali sfuggiti troppo facilmente alla giustizia e alla pena. Tornano i dibattiti e le opinioni.

Ma c’è una grande parte di italiani che sembra completamente digiuna di questo pezzo di vita nazionale: i giovani. Magari non tutti, ma tanti, troppi. E questi stessi giovani saranno i “grandi”, i dirigenti, i politici di domani. Dobbiamo tenerne ben conto! Te ne accorgi con sconcerto quando, parli con ultraventenni e laureati che  dimostrano chiaramente come per loro questi son discorsi attaccati al nulla: P.zza Fontana e la strage alla Banca dell’Agricoltura, Calabresi, Tobagi, Ray Hunt, Bachelet e tanti altri, fra poliziotti, carabinieri, gente comune, professori universitari, la bomba alla stazione di Bologna, l’Italicus…fino ad arrivare ad Aldo Moro.

Le cronache hanno sempre tenuto ben divise politicamente queste tragedie ma, nell’ampio periodo che le ha contenute ci pare giusto ricordarle come un tutt’uno di dolore e paura. Esplosivi e P38 quando assumono il rito della quotidianità NON HANNO PIU’ UN COLORE DEFINIBILE.

Voi che non c’eravate dovete sapere che “la strategia della tensione” ha sconvolto la Nazione, creando un groviglio indistricabile in cui nulla poteva essere dato per scontato. Nessuna certezza, nessuna sicurezza solo sabbie mobili sotto i piedi del singolo e della Repubblica.

Il centro da colpire era la stabilità della Nazione senza dare però alcuna soluzione alternativa.

Le Università, le strade, le manifestazioni, i sabati pomeriggio, tutto era luogo e motivo di scontro sempre più violento, sempre più feroce. Si è partiti con gli slogan urlati per intere ore, poi sono comparsi i sassi e i bastoni e poi di colpo anche le armi. Eravamo in guerra ma nessuna istituzione aveva il coraggio e la forza nè per dirlo sinceramente nè per contrapporsi apertamente. Questa inerzia evidente era diventata angoscia per tutti. Chi erano i buoni e chi i cattivi? Da che parte stavano i grandi papaveri? Non si capiva più niente. L’immobilità del Governo non fece che dar forza ai terroristi (di vario colore). E si sa che a volte il silenzio, purtroppo, suona come assenso!

Il clima degli anni di piombo è paragonabile all’incredulità e all’apnea dell’ 11 settembre o allo sconcerto che oggi segue gli attacchi dell’ISIS. Era uno gioco perverso, in parte programmato a tavolino, in parte malavitoso e basta, in parte nato da divergenze politiche, o presunte tali. Bastava un niente ed eri il prossimo a cadere.

Quello che, ancora oggi, suona stonato e in netto contrasto con le proclamate ideologie “populiste” furono proprio i bersagli e l’attuazione degli attentati. Bombe messe per esplodere in mezzo alla gente comune, ai lavoratori che il 2 agosto del 1980 a Bologna aspettavano il treno delle vacanze. 85 morti e più di 200 feriti. Un rimpiattino fra le opposte fazioni dove a pagare erano quelli che c’entravano poco o niente. Ed è stato proprio questo continuo morire a caso (spesso rivendicato con parole deliranti) a portare l’Italia sull’orlo del baratro umano, politico ed economico.

Governi deboli, raffazzonati, che duravano poco e che ancora rappresentavano, in linea di massima, una maggioranza in via di sfaldamento. La DC era ancora il primo partito ma senza la forza unitaria sulla quale aveva basato la sua immagine. Il PC (quello vero) ormai era prossimo al sorpasso e questa era la vera grande paura nazionale perchè, in realtà, noi del comunismo avevamo un’idea quasi demoniaca.

Capite ragazzi, che la Nazione era chiamata ad affrontare tante e troppe questioni vitali senza averne le capacità e la volontà. E da questa mancanza di forza politica derivò la tragedia che possiamo anche vedere come logica evoluzione dei subbugli del ’68. Evoluzione politicizzata al massimo senza essere, però, cammino politico. Gli anni di piombo non ci hanno traghettato su nessuna nuova riva. Anche i terroristi erano in mezzo al guado e, a parte, le sortite sanguinose e feroci e i proclami, in mezzo al guado restarono.

Certo i libri di scuola non affrontano l’argomento se non superficialmente e senza poter trasmettere alcuna emozione. In questo caso DEVONO intervenire i genitori e chi allora c’era e ha vissuto tutto questo: attimo dopo attimo, attentato dopo attentato. E’ compito degli adulti trasferire la memoria e la storia, perchè senza confronto diretto la cultura non può crescere e senza memoria la storia si perde.  Voi ragazzi, in parte senza radici per la pigrizia altrui,  vivete di un mondo dimezzato declinato solo al presente e con un futuro, forse, costruito artificialmente. Un presente insicuro, instabile gestito da personaggi scialbi mossi da altre mani e per fini che nemmeno loro immaginano.

Quindi voi potete e dovete pretendere di sapere per non ricadere nei precedenti errori e per impegnarvi a fare una storia migliore di quella che abbiamo scritto noi.

 

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A proposito dell'autore

Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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