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A palazzo delle Esposizioni ‘Manifesto’, arte per cambiare il mondo

A Roma Julian Rosefeldt, ‘artisti di ieri parlano al presente’

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di Redazione | 2019-02-25 25/02/2019 ore 17:30

Una broker che nella sala della Borsa esalta ogni forma di originalità, anche se violentissima. Una burattinaia che, fabbricando il suo alter ego, immagina un futuro fatto di surrealtà. Una cronista televisiva che annuncia che anche le idee possono essere opere d’arte. Una maestra elementare che invita i suoi allievi a cercare nelle immagini l’autenticità e rubare ciò che parla all’anima perché “niente è originale”.

È un omaggio alla storia dell’arte ma anche un invito all’azione per cambiare il mondo prendendo in prestito le parole di grandi artisti la mostra-installazione “Manifesto” di Julian Rosefeldt, in programma al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 26 febbraio al 22 aprile. Articolata in 13 grandi schermi che raccontano ognuno una storia diversa, questa grande e ambiziosa opera celebra il manifesto novecentesco, lo strumento attraverso il quale gli artisti proclamavano con forza le proprie idee, perseguendo l’obiettivo di chiudere con il passato e costruire un presente nuovo partendo dall’arte.

Rosefeldt, artista tedesco in residenza a Roma a Villa Massimo, ha ideato questa video installazione nel 2015, e l’ha ripensata appositamente per questa occasione, in un allestimento affascinante che, coniugando suoni e immagini in movimento, ridisegna l’architettura della Rotonda del Palazzo. Protagonista di ogni video (a eccezione del prologo, in cui risuonano le parole del Manifesto del Partito Comunista del 1848 di Marx ed Engels) è l’attrice due volte premio Oscar Cate Blanchett che, calandosi di volta in volta in un ruolo diverso, dà voce ai vari movimenti artistici, dal Futurismo al Surrealismo, dall’Espressionismo al Dadaismo, dall’Arte Concettuale al Minimalismo, e a singoli artisti (come Fontana, Vertov, Marinetti, Picabia, Jarmusch, von Trier, Herzog e altri). Secondo una precisa scelta di Rosefeldt, i personaggi interpretati dall’attrice sono tutti femminili, tranne uno (il senzatetto), proprio per porre l’opera in contrasto con la predominanza maschile nei manifesti, scritti tutti da uomini. In un cortocircuito temporale, con le parole di ieri rivissute in ambientazioni attuali, l’artista si interroga sull’arte e sul ruolo che essa occupa oggi nella società, mettendo in relazione la rivoluzione vagheggiata da quegli autori storici con il nostro quotidiano. “I manifesti mi sono sembrati attuali e volevo capire se hanno a che fare con i nostri tempi. Sono testi che rompono con il passato e non si interessano al futuro, sono concentrati sul presente. C’è molta rabbia ed energia in quelle parole. Ma a differenza dei populisti di oggi, la cui rabbia è vuota e piena di paura, gli artisti di ieri ci fanno pensare”, ha detto oggi Rosefeldt. L’artista ha scelto di “liberare i testi dalle opere visuali degli artisti per arrivare al significato” sottolineando di aver dato voce a una donna perché “quelle parole erano piene di testosterone”.

Realizzati in pochissimo tempo, (“Ci sono voluti solo 13 giorni per girare tutto. Cate Blanchett ha prestato la sua opera gratuitamente, ci siamo conosciuti qualche anno fa e da tempo volevamo lavorare insieme”, ha detto l’artista), i video hanno una durata di 10 minuti e non presentano sottotitoli per non distrarre l’attenzione dalla composizione dell’immagine, e dalla relazione tra spazi, persone e oggetti: “In genere l’architettura al cinema viene usata come la musica, per sottolineare l’azione e guidare lo spettatore. Io invece la utilizzo in modo enigmatico, anche in opposizione a ciò che si vede, per attivare il pubblico e metterlo in moto, rompendo con le regole del cinema”, ha spiegato. (Fonte Ansa).

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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