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Carnevale di Venezia: un palcoscenico fra terra e acqua

Il Carnevale di Venezia è più che una tradizione e nel tempo si fortifica e resiste alla globalizzazione, con una vitalità che ci lascia sempre senza fiato

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di Agnese Petrosemolo | 2019-03-5 5/03/2019 ore 11:00

 

In un mondo in cui le tradizioni sembrano perdersi nell’aria c’è una festa che ancora oggi dopo quasi mille anni vive con la stessa forza con cui è nata. È il Carnevale di Venezia che si ripete puntualmente, arriva dopo tanta attesa, tanto spettacolo, sconvolge la città dell’amore e se ne va lasciando per le calli coriandoli colorati e la malinconia di qualcosa che è finito ma, con la certezza, che tornerà.

Un evento che anche questa volta ha visto migliaia di maschere muoversi per la città. Il carnevale veneziano non annoia mai, anzi lascia in migliaia di spettatori che accorrono puntualmente da ogni parte del mondo, l’emozione di aver vissuto una “rappresentazione” unica. I festeggiamenti durano circa quindici giorni (23.2/5.3). Sempre molto intensi.

La storia racconta, però, che nel 1296, anno in cui fu riconosciuta ufficialmente come festa pubblica, il carnevale aveva inizio dal giorno successivo al Natale e sarebbe durato ben sei settimane.

Vivere Venezia in questi giorni significa incontrare infinite dame, una diversa dall’altra, centinaia di copie di Bauta, Moretta e Gnagna. Significa sedersi in un caotico ristorante e cenare accanto al Doge, bere vino con Arlecchino e mangiare moeche* con Pulcinella. Questo è il senso della festa, l’uguaglianza vista attraverso gli occhi di semplici “mascherine” o di meravigliose creazioni che coprendo i volti nascondono l’identità umana rendendo tutti partecipi ma senza diversità. E dietro a quelle maschere c’è la storia di una città e dei suoi artigiani, che lavorano una vita intera per creare i costumi più belli del mondo.

Il carnevale rende fantastico un luogo che fantastico già lo è. Ha una doppia faccia, quella fatta di tamburi, di musiche e di balli che riempiono anche il più piccolo dei canali, che entrano nelle case dalle finestre ricordando a tutti che è un giorno di festa.

Poi arriva la notte e gli stessi velluti e le stesse trine che il giorno sprigionano gioia, con il buio diventano fantasmi senza volto e senza meta, si uniscono al fascino della luce fioca dei lampioni e trasformano la città nella scena di un film. Nessuna immagine e nessuna storia può raccontare l’emozione che si prova vivendola, la stessa emozione che porterà a chiunque la ammirerà, l’irrefrenabile desiderio di riviverla. Ancora e ancora…

*granchi verdi della laguna veneta in fase di muta della”corazza”

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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