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Tenerife: sole mare e… cucarachas!

Diario dissacrante e semiserio di una vacanza alle Canarie

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di Michele La Porta | 2019-08-4 4/08/2019 ore 10:00

CARTOLINE DI VIAGGIO

 

A Tenerife ci sono le blatte o, per meglio dire, le cucarachas. Questo è un dato inoppugnabile. Ma quante sono?
In quali zone si rischia di trovarle? Prima di partire mi sono informato su alcuni forum dedicati all’isola.

Molti viaggiatori avevano lasciato dei commenti decisamente allarmanti e scoraggianti. Altri, invece, sostenevano di non averne mai vista una. Ora, premesso d’avere una fobia per le blatte, decido di partire ugualmente.

L’isola è molto grande e cambia completamente da zona a zona. Soprattutto il clima o i microclimi, sono differenti. Ci sono delle parti più ventilate, altre più selvagge e altre più secche. Quindi non è detto che debba necessariamente trovare delle cucarachas. Poi dipenderà anche dalla pulizia dell’albergo.
Per essere sicuro di non dover incontrare queste orrende bestiole, ne prenoto uno fra i più costosi. Probabilmente avranno una maggiore attenzione per i clienti. Le recensioni su Tripadvisor, oltretutto, sono entusiastiche.

Sabato 20 luglio, alle 22.00, atterro sull’isola. Un’ora dopo, sono davanti l’entrata del mio residence. La piscina è molto bella, scenografica e imponente. La struttura ricettiva è a Playa de las Américas, una delle zone più turistiche del Paese. Una sorta di disneyland fra localini e ristoranti di qualsiasi tipo, spiagge ben tenute e una via centrale piena di negozi, in stile Las Vegas. Un luogo per molti versi “finto” e artefatto ma dove, sicuramente, riuscirò a godermi una meritata vacanza.

A ogni modo, come premesso, vista la mia fobia per le blatte, varcato il cancello dell’albergo, ho lo sguardo puntato rigorosamente in terra. Ogni mio passo in avanti è accompagnato dallo screening del radar che ho azionato per scandagliare il possibile nemico. Sono in modalità: ALERT, pronto alla battaglia. Faccio un metro e… eccola lì, stanata prima blatta!

Molto carina e di colore rosso scuro, zampetta simpaticamente davanti ai miei piedi. La evito diligentemente e continuo a guardare verso il basso. Forse è solamente una, capitata lì per sbaglio. Magari è l’unica in tutta l’isola. Purtroppo, però, ne scorgo subito un’altra. Poi un’altra ancora e ancora un’altra. La piscina che troneggia davanti l’ingresso delle camere, ne è letteralmente invasa. Sono ovunque e di varie dimensioni. Alcune, per quanto sono grosse, sembrano dei vikinghi corpulenti e cattivi. Senza esagerazioni ne avrò contate almeno un centinaio.

Saranno venute, educatamente, per darmi il benvenuto? In ogni caso, fra le urla schifate della mia compagna, raggiungiamo frettolosamente l’ascensore. La nostra stanza è al terzo piano. Apriamo la porta, accendiamo la luce e… tre gioiosissime blatte scorrazzano indisturbate nel soggiorno. Ancora con il trolley in mano, in una frazione di secondo, ne elimino due. La terza, più scaltra e rapida, mi fa una pernacchia e si nasconde dietro il divano.
La situazione appare poco edificante.

Che facciamo? Spostiamo il sofà e uccidiamo anche questa? E se, da lì dietro, ne dovessero uscire delle altre?
Nel frattempo, mentre rifletto una possibile strategia da adottare, la mia compagna con un coltello serrato fra i denti, in piedi su una sedia, sta prenotando una vacanza in Alaska. “Voglio andare nel luogo più freddo del mondo”, mi dice. Capisco, mio malgrado, che devo fare qualcosa. Sono l’ometto della coppia ed è mio compito destreggiarmi in comportamenti eroici.

Così inizio a perlustrare l’appartamento. Per fortuna non trovo nessun altro intruso. C’è solo quel maledetto dietro il divano. Non indugio oltre, lo sposto e inizia la battaglia. Lui è Armandos, temibile guerriero canario, decorato più volte per il suo indiscutibile coraggio. Si mormora che abbia già affrontato e vinto una ventina di turisti. Pesa circa 20 kg e ha anche le ali perché, per chi non lo sapesse, queste  creature possono anche volare. Una gioia assoluta.

La disputa non è semplice. Armandos corre come un indemoniato. Schiva con maestria due scarpate e si rintana dietro uno zoccolo della cucina. La mia compagna, nel frattempo, è svenuta e farfuglia strane parole in una lingua a me sconosciuta. La rianimo, posiamo i bagagli e proviamo a fare un giro nell’isola.

Nonostante siano solamente le 24.00, molti locali stanno già chiudendo. Ci sono poche persone che passeggiano ma, in compenso, è pieno di cucarachas!!! Sono ovunque. Alcune sono gigantesche. Non c’è neppure una panchina dove potersi sedere perché sono già occupate dalle blatte. In effetti, essendo animali “cosmopoliti” si trovano benissimo ovunque.  Sono in strada, sui prati dei giardinetti e anche sulle palme ai lati dei marciapiedi. Un incubo!

La situazione è sconsolante. Allarmante. Rientriamo in albergo e dopo averne viste delle altre nei corridoi per raggiungere la stanza, armati di bombe a mano, ci addormentiamo con la luce accesa.
Abbiamo soggiornato sull’isola per una settimana. Di giorno e fino alle 22.00 della sera, le cucarachas non si vedono. Poi, dopo cena e con la pancia piena, escono. Forse vanno a bere in qualche locale trendy della cittadina oppure vanno a zampettare in discoteca. Nei sette giorni di vacanza, nella nostra abitazione, ne trovavamo due al giorno. L’ultima che abbiamo visto e che ci ha salutati augurandoci un buon rientro a Roma, avrà pesato circa 40 kg. Praticamente era un ragazzino cicciottello di quattro anni.

In casa non ci siamo mai rilassati completamente. Avevamo perennemente il terrore di essere “attaccati”.

Detto questo, l’Isola è molto piacevole. Non posso dire d’esserci stato male. Anzi, è stata una bella vacanza. Ci sono moltissime spiagge e ben attrezzate. I locali per mangiare sono di tutti i tipi e di tutte le etnie. Fare la spesa, ad esempio al Mercadona, è assolutamente conveniente. Ma non ci tornerei, questo è chiaro.  Altri turisti mi hanno riferito identiche esperienze.

Il mio consiglio, quindi, se volete andare sull’isola, è quello di fare una ricerca su Google. In alcuni periodi dell’anno sembrerebbe che ce ne siano di meno ma, soprattutto, non a tutti fanno lo stesso orrore che provocano a me.
Un solo avvertimento: Armandos è ancora vivo…

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A proposito dell'autore

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Ho esperienze multidisciplinari in ambito editoriale, televisivo e radiofonico. Ho lavorato, fra gli altri, con l’Ufficio Stampa e della comunicazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Ufficio Stampa dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la Maurizio Costanzo Comunicazione e il quotidiano Il Tempo.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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