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Sinodo: io prete sposato spero di tornare all’ altare

Giuseppe Serrone, prete sposato, e a cui è interdetto l’altare ricorda che i preti sposati in Italia sono circa 8 mila e che anche loro potrebbero beneficiare della nuova legge canonica

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di Redazione | 2019-10-27 27/10/2019 ore 19:11

E’ una bellissima notizia, può innescare un cambiamento nella legge canonica, può essere un passo possibile di riforma in chiave evangelica progressista“.

E’ contento don Giuseppe Serrano di quanto ieri è stato deciso dal Sinodo dei vescovi: la richiesta al Papa di una apertura, a partire dall’Amazzonia, all’ordinazione sacerdotale di diaconi permanenti anche sposati con famiglia. Serrano è un ‘don’ che non può più celebrare messa perché, chiedendo la dispensa dal celibato per sposarsi con Albana, di fatto ha rinunciato al ministero. “Ma noi restiamo sacerdoti sempre“, dice parlando con l’ANSA. E sulla proposta del Sinodo, commenta: “Prima dei diaconi ci sono già pronti i preti sposati, solo in Italia secondo dati ufficiosi siamo 8mila“.

Serrano è di Reggio Emilia e ha conosciuto sua moglie nel 2001 quando era viceparroco a Chia, frazione di Soriano del Cimino, nel viterbese. “Avevamo aperto un centro di accoglienza per i profughi albanesi, è lì che ho conosciuto Albana” di Tirana. In quell’anno lei decide di battezzarsi e lui chiede la dispensa perché capisce che quella amicizia è qualcosa di più per la sua vita. Si sposano poi l’anno successivo.

Il Sinodo apre una nuova speranza a questi ‘ex’ sacerdoti ma c’è anche un ‘rescritto’ della Congregazione per il Clero che “invita i vescovi a riaccogliere persone come me – riferisce don Giuseppe – nella vita della Chiesa. Non siamo più persone da allontanare ma fratelli nella fede che potrebbero dare un grosso impulso alla pastorale. Anche se non possiamo celebrare la messa, potremmo avere altri incarichi o insegnare religione”.

A parte l’apertura del Sinodo, che è ancora agli inizi, Serrano ricorda poi che è stato deciso che “i sacerdoti anglicani siano riaccolti nella Chiesa con moglie e figli; noi diciamo di estendere le stese prerogative anche ai preti cattolici romani sposati”. Parla anche Albana Ruci, sua moglie: “La verità – dice all’ANSA – è che noi donne, che siamo accanto ad un sacerdote, abbiamo sofferto tantissimo, ci hanno sempre tirato le pietre. E invece lui è una figure bellissima che ogni giorno testimonia la bellezza dell’anima. Io e Giuseppe siamo insieme da 18 anni: ogni giorno vivo momenti speciali di amicizia e di amore. Io spero in una riforma della Chiesa per l’inserimento sacerdoti sposati con le loro donne. Potremmo dare un contributo validissimo a tanta gente che sta soffrendo”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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