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Fori imperiali: rivive in un dipinto la strada che non c’è più

La famosa via della Consolazione, smantellata per difendere dal traffico le vestigia di Roma, resta nella memoria, così come nell’opera di Mangione, detto Salvo.

Valentina Nicolucci
di Valentina Nicolucci | 2021-04-3 3/04/2021 ore 20:00

L’area archeologica dei Fori imperiali e del Foro repubblicano, la più vasta del mondo all’interno di una città moderna, è semprestata vissuta dai romani come zona di transito e passaggio grazie alle numerose vie che l’attraversavano, come documentano levedute di pittori del ‘700 e dell’ ‘800 e anche i primi scatti fotografici dell’epoca.

Ma Roma crebbe come città e come traffico, irrispettoso dei luoghi storici, fino al grido dell’allora sindaco Giulio Carlo Argan “O le automobili o i monumenti”. Grido raccolto dal suo successore Luigi Petroselli, che decise, all’inizio degli anni ottanta, di smantellare la via che unisce il Foro al Campidoglio, via della Consolazione, e creò un’area pedonale fra Colosseo e Arco di Costantino, anticipando la pedonalizzazione integrale dei Fori Imperiali, decisa quattro anni fa.

Ritroviamo così via della Consolazione, prima che fosse smantellata e quando era considerata la via più bella del mondo, protagonista nel dipinto di Salvatore Mangione (1947 – 2015), appartenente alla Collezione E. Greco. Come si vede nel dipinto la via collegava via dei Fori Imperiali a Piazza della Consolazionesul Campidoglio, attraversando l’antico Foro repubblicano e seguendo il percorso dell’antico Clivus Capitolinus.

Nel dipinto l’artista coglie le caratteristiche salienti dei monumenti

Secondo lo studio sull’opera – realizzato dalla Fondazione Sorgente Group, presieduta da Valter Mainetti – l’artista coglie le caratteristiche salienti dei monumenti raffigurati, mantenendone la correttezza formale e la proporzione degli spazi nella veduta dell’area nordovest del Foro. A sinistra si possono ammirare le tre colonne superstiti sormontate da capitelli corinzi, del Tempio del Divo Vespasiano, innalzato dal figlio Tito e completato poi dal fratello Domiziano, in onore del padre Vespasiano divinizzato. Inoltre al centro del dipinto fa da sfondo la facciata con cupola della Chiesa dei Santi Luca e Martina di Pietro da Cortona, realizzata nel 1635 su progetto di Pietro Berrettini da Cortona con impianto a croce greca e cupola, unica superstite a non essere demolita per l’apertura di Via dell’Impero.

L’osservazione scrupolosa del dipinto scorge poi il tetto spiovente della Curia Iulia, dalla forma semplice a parallelepipedo, che fatta iniziare da Cesare, fu conclusa nel 29 a.C. per ospitare le riunioni del Senato. Dinanzi alla Curia, compare maestoso, leggermente di tre quarti, l’Arco di Settimio Severo costruito tra il 202 e il 203 d.C., per volere del Senato in onore dell’Imperatore e dei suoi due figli, Caracalla e Geta, in occasione della vittoria ottenuta contro i Parti. Infine, si ergono poderose a destra le colonne del Tempio di Saturno, in granito grigio e rosa con capitello ionico e la trabeazione con un frammento del timpano. L’edificio era uno dei luoghi sacri più antichi presenti nel Foro Romano, consacrato nel 497 a.C., con funzione religiosa e anche amministrativa poichéall’interno veniva conservato il tesoro dello stato, l’aerarium.

La valenza metaforica della ‘’La veduta di via della Consolazione’’

Il pittore con lo pseudonimo di Salvo, rivolse grande attenzionealle rovine antiche, poiché ai suoi occhi divennero la perfetta metafora della caducità del tempo, rafforzando l’importanza della reminiscenza. Negli anni ‘80 – come sottolinea lo studio dellaFondazione Sorgente Group – Salvo diede vita alla serie più distintiva di tutta la sua produzione: quella dei paesaggi dove le forme divennero semplici e geometriche, accompagnate da tonalità cromatiche accese, abbinate fra loro in maniera anti-naturalistica. Questo nuovo stile sembrò l’ennesimo omaggio al passato, al movimento espressionista di inizio Novecento, quando il colore voleva guidare l’occhio dello spettatore verso l’aspetto più intimo e introspettivo del quadro. Salvo era solito insistere su come la memoria personale filtrasse e selezionasse i vari ricordi, creando così immagini personali e uniche. Così anche nel dipinto paesaggi reali e ben riconoscibili divengono vedute idealizzate, dall’atmosfera magica e fiabesca, esaltando l’importanza e il potere della memoria.

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A proposito dell'autore

Laureata in Lettere e Specializzata in Archeologia classica presso l’Università “Sapienza”. Curatrice per l’Archeologia presso la Fondazione Sorgente Group dal 2009, per lo studio e la promozione culturale della collezione d’arte; ha seguito la cura redazionale e scientifica di numerose pubblicazioni; organizza e promuove eventi culturali.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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