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Ilya Gringolts, erede della grande tradizione violinistica russa

Recital dedicato alla musica della Mitteleuropa

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di Redazione | 2016-11-26 14/01/2016 ore 10:47
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:10)

Ilya Gringolts, “uno dei più ispirati violinisti di oggi” (Financial Times), suona all’Aula Magna della Sapienza(Piazzale Aldo Moro 5 Roma) sabato 16 gennaio alle 17.30 per la IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti. Accanto a lui il pianista Peter Laul. Sono in programma musiche di Dvorak, Schumann, Webern e Strauss.

Ad appena trentatre anni d’età, Ilya Gringolts ha già diciassette anni di successi alle spalle. Dopo aver compiuto i suoi studi a San Pietroburgo, sua città natale, e alla Juilliard School di New York, dove è stato allievo del grande Itzhak Perlman, nel 1998 ha vinto il Concorso “Paganini” di Genova: è stato il più giovane vincitore nella storia di questa prestigiosa competizione, che l’ha fatto conoscere a livello internazionale. Da allora si è esibito in tutto il mondo, da San Pietroburgo a Singapore, da Los Angeles a Melbourne. Ha suonato con le più illustri orchestre, tra cui quelle di Londra, Berlino, Amsterdam, Chicago, Los Angeles e Tokyo, ma ha una preferenza particolare per la musica da camera. Oltre ad aver fondato un proprio quartetto, per realizzare i propri progetti di musica da camera ha collaborato con altri famosi artisti, come Mikhail Pletnev, Vadim Repin, Yuri Bashmet, Lynn Harrell e Jörg Widmann.

Gringolts incide per Deutsche Grammophon, BIS e Hyperion e nel 2006 ha vinto il Gramophone Award. Suona uno Stradivari del 1718-1720 messogli a disposizione dalla Stradivari Society di Chicago.

Con il violinista russo suona il suo abituale partner, il pianista Peter Laul, anch’egli di San Pietroburgo, che ha vinto vari concorsi e svolge anche un’autonoma carriera internazionale come solista.

Al centro di questo recital è la Sonata n. 2 in re minore op. 121 di Robert Schumann, l’autore preferito di Gringolts, che ne ha inciso tutti i Quartetti, i Quintetti e le Sonate per violino e pianoforte. Si riconoscono in questa Sonata gli aspetti tipici di Schumann: i toni appassionati e fantastici, il desiderio di un canto intimo e profondo, la ricerca di sempre nuove soluzioni formali che corrispondano all’inarrestabile fluire dei più segreti sentimenti umani.

Ad aprire il concerto è la Sonata in fa maggiore op. 57 di Antonin Dvořák, la più importante composizione per violino e pianoforte di questo autore, che qui guarda chiaramente a Brahms, senza però mettere da parte l’amato folklore ceco, particolarmente nell’Allegro molto conclusivo. Si ascolteranno poi i Pezzi op. 7 di Anton Webern, del 1910 e si concluderà con la Sonata in mi bemolle maggiore op. 18 di Richard Strauss scritta nel 1887.

 

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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