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Un padre, una figlia: Cristian Mungiu racconta il suo film

Intervista al regista rumeno premiato a Cannes. In sala il 30 agosto

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di Redazione | 2016-11-26 28/08/2016 ore 18:03
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:33)

Cristian Mungiu ha presentato a Roma il suo Un padre, una figlia, il suo ultimo film che a Cannes ha vinto il premio per la miglior regia. Il regista è stato intervistato da alcuni giornalisti e ha parlato del suo quinto film, in uscita il 30 agosto, distribuito da Bim. Un padre, una figlia racconta la storia della famiglia degli Aldea: Romeo ha 50 anni e ha fatto una serie di sacrifici per poter dare alla figlia, Eliza, un futuro migliore. Superata la maturità Eliza andrà a studiare in Inghilterra, ma dopo che subisce un’aggressione la sua vita e quella del padre cambiano drasticamente.

“Spero che il film parli della vita, della vita in generale, della natura umana e della difficoltà di compiere le scelte e di prendere delle decisioni”, afferma il regista di 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni (Palma d’Oro a Cannes nel 2007), “Spero che il film parli in generale della complessità della vita, per esempio, non soltanto della corruzione, ma anche del compromesso che è il punto di partenza individuale di un fenomeno poi più diffuso come quello della corruzione. il compromesso è di fatto la soluzione meno morale che ciascuno di noi può compiere nel ventaglio di scelte che possono essere fatte di fronte a un quesito che ci si pone, è la soluzione più facile, è la soluzione che richiede il minore sforzo ed è quella che spesso adottiamo”.

I compromessi sono quelli a cui deve scendere il protagonista, il 50enne Romeo: “Spero che il film parli di quando raggiungi l’età cruciale dei 50 anni e sei in un momento spartiacque, dove di fatto le scelte più importanti della tua vita le hai già fatte, le hai già compiute, e puoi guardare indietro e in qualche modo riflettere su quello che hai fatto e se guardi avanti capisci che altre scelte ancora ti aspettano e sono quelle che riguardano la vita dei tuoi figli e quindi a quel punto puoi prendere decisioni diverse da quelle prese in passato”.

La storia raccontata da Mungiu, in Un padre, una figlia, potrebbe essere successa ovunque e non solo nella sua Romania: “Spero che il film parli del fatto anche che tutti noi ci dichiariamo delusi delle nostre società e di quanto poco si riesca a cambiarle, ma raramente siamo in grado di guardare la nostra responsabilità individuale e siamo pronti a vedere quella degli altri, in qualche modo a tacciare gli altri di non condividere i nostri principi morali, ma non siamo disposti a guardare quelle che sono le nostre violazioni di un nostro presunto codice etico e morale”. Per Mungiu, “è importante considerare sempre che qualunque decisione compiamo ci sono sempre le conseguenze e bisogna affrontarle. Arriva un momento in cui la decisione che prendiamo ci sembra l’unica possibilità ed è una decisione di compromesso, ma se in seguito noi non riflettiamo e non proviamo a riesaminare quelle che di fatto erano le alternative a questa decisione di compromesso che noi abbiamo adottato, ripeteremo il modello comportamentale del compromesso che è la soluzione facile di cui si diceva prima”.

Un padre, una figlia non è però un film morale: “Non è un film che condanna o che giudica qualcuno, è semplicemente un’osservazione, un ritratto della realtà e dell’animo umano per come è perché in teoria è molto facile avere una condotta etica o morale per ciascuno di noi, ma nella pratica sappiamo quanto sia difficile compiere delle scelte che sono faticose, ma soltanto il singolo può decidere ed è ancora più importante che decida nel momento in cui è un genitore e quindi con l’esempio devi trasmettere ed educare i propri figli e quindi mettersi nella posizione di quando si era più giovani e si pensava e si aveva una maggiore visione di quello che sarebbe stato il futuro o la possibilità di osservare questi principi che ci vengono trasmessi. Lo stato di una società è soltanto la somma dei comportamenti individuali di ciascuno”, continua il regista.

Eliza, la figlia, per il regista non è ancora consapevole che le sue scelte avranno delle ripercussioni o come affermava Isaac Newton: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. “La consapevolezza del peso morale delle decisioni che prendiamo arriva più avanti con l’età. Io stesso non ho le idee chiare, questa mancanza di chiarezza è quella che propongo nel film, dove vediamo che ci sono dei problemi pratici e delle situazioni che richiedono una risposta immediata, ma non credo che dato l’esempio di vita che il padre dà alla figlia, Eliza sarà in grado di compiere delle decisioni diverse rispetto a quelle del padre, è quello che lui pensa, perché pur essendo poco autentico nell’esempio che le dà, professa determinati principi, ma di fatto poi ne mette in pratica degli altri”.

Romeo, il personaggio del padre, seppur “piegato sotto le sue responsabilità”, crede che basti educare la figlia con alcuni “discorsetti”: “È proprio il fatto che lui non sia in grado a incarnare quello che professa che probabilmente farà che sua figlia non sia diversa da lui”. Mungiu ha proposto un’altra chiave di lettura del suo film: “È vero che è un film sulla corruzione, sul compromesso, sul senso di colpa ma è anche profondamente un film sul senso della famiglia. Sull’importanza dei rapporti fra i vari componenti della famiglia e di come di fatto i figli siano in qualche modo il risultato dei compromessi che i genitori fanno”. Il regista citando il fatto che i genitori della protagonista del film vivano da separati in casa aggiunge: “È come se questa apparenza fosse sufficiente, non lo è perché se noi adulti non siamo in grado di cambiare questo comportamento, le parole non sono sufficienti. La vita è molto complessa e ci troviamo a compiere delle scelte difficili, ma dobbiamo tenere presente il fatto che le nostre scelte si rifletteranno sui nostri figli, come pure le scelte discutibili che fa il padre”.

Mungiu non l’accusa e né lo giustifica: “Le situazioni non sono sempre semplici, pensiamo di poter fare semplicemente un favore a qualcuno e pensiamo sempre che gli altri siano diversi da noi e che noi siamo più giustificabili degli altri ma dentro di noi ciascuno di noi sa se quello che fa è giusto o sbagliato”. Nel caso del protagonista maschile di Un padre, una figlia, “sembra essere piegato sotto il peso delle sue responsabilità e delle sue ansie, che probabilmente gli derivano dalla sua ipocrisia esistenziale perché non riesce a essere sincero con se stesso con le scelte che compie per la famiglia e anche a titolo personale”. 

Romeo, il 50enne al centro del film, è un medico molto amato nel piccolo paese della Transilvania dove è ambientato il film, ma ha una relazione extraconiugale con Sandra, un’insegnante della scuola di Eliza, e sua ex paziente, ed è in sua compagnia quando Eliza viene aggredita. Quello di Romeo è sicuramente un personaggio complesso: “Un personaggio all’interno di un film, cambia ed evolve in modo incredibile. Ha una sua complessità nel momento in cui lo scrivi, ha le sue motivazioni nel momento in cui ti confronti con l’attore che lo interpreterà a quel punto devi fornirgli tutta una serie di indicazioni e tutte le cose che ha bisogno di sapere. Alla fine il personaggio che appare sullo schermo, questa è anche la magia del cinema, è qualcosa di veramente diverso ed è molto più sfaccettato rispetto a quello che avevi previsto tu come autore perché c’entra la personalità dell’attore, c’entra il set, c’entrano le riprese, c’entra non soltanto il dialogo che un attore può imparare e dire perfettamente, ma c’entra un atteggiamento, il linguaggio corporeo un modo di guardare con un’espressività tutta sua e se il film funziona il personaggio non può essere descritto a parole”.

Quanto a Romeo è “un uomo che ha una consapevolezza di quelli che sono i principi etici e morali, il suo problema è l’incapacità a essere sincero, lo vediamo all’inizio del film attraverso la sua assunzione di consapevolezza che dovrà pagare le conseguenze delle scelte che compie. Via via che il film si dipana, arriva a essere più sincero alla fine ed è un processo di accettazione dell’importanza della verità”. Questo personaggio era talmente complesso che Mungiu, regista, produttore e sceneggiatore di Un padre, una figlia, ha raccontato che un attore a cui aveva proposto il ruolo si è rifiutato di presentarsi a un provino dicendo “Mi rifiuto di interpretare un personaggio così manipolatorio”.

La speranza, anche se come sottolinea il regista non ama parlare di film “speranzosi”, sembra legata all’abbandono della Romania, Eliza è sicura di volerlo fare all’inizio del film, non è la sola: “La popolazione rumena è diminuita almeno del 10% per quanto riguarda i giovani, nel 1989 eravamo 22 milioni, ora siamo 19. in base al livello d’istruzione cambiano le motivazioni per cui si decide di lasciare il Paese, la povertà è ancora diffusa, ci sono poche possibilità d’impiego, per cui molti partono per una questione di sopravvivenza e per poter mantenere la famiglia che resta in Romania. Mentre le fasce più colte non vedono opportunità di lavoro sufficientemente garantite e sono e giovani generazioni con una maggiore formazione, ma di fatto vanno via lo stesso e loro sono il segmento più dinamico e se non sono loro a restare a poter innescare il cambiamento del Paese, è vero che in alcuni casi partono e ritornano, ma la maggior parte resta fuori dal Paese e resta ancora oggi la soluzione più facile”.

Mungiu, invece, in Romania ci è rimasto: “Non ho mai sentito il bisogno di lasciare il Paese, perché ho un legame profondo con il mio Paese, questo dipenda da come sono io, dalla mia personalità, mi sento molto legato alla mia famiglia, alla casa, alla società, alla lingua, mi piace coltivarla e ascoltare tutti i discorsi delle persone che mi stanno intorno e non ultima come ragione ho avuto una vita agiata e non ho mai sentito il bisogno impellente di lasciare il Paese. Quello che cambia è l’energia che ho avuto finora nella volontà di cambiarlo. Con l’età la sento un po’ meno, ma voglio comunque restare”.

Un padre, una figlia vi aspetta al cinema il 30 settembre.

(chiara laganà)

 

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