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Venezia 73, la 4a giornata del Festival. Trailer The Young Pope

Presentati Frantz, Brimstone. Fuori concorso The Young Pope, Safari

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di Chiara Laganà | 2017-07-24 3/09/2016 ore 17:54
(ultimo aggiornamento il 24 Luglio 2017 alle ore 14:39)

Molti i film presentati nella quarta giornata del Festival di Venezia 73. A iniziare le danze Home, diretto dalla regista fiamminga Fien Troch; nella sezione Orizzonti, dove è stato presentato un altro film belga The King of Belgians, diretto da Peter Brosens e Jessica Woolworth. In Concorso sono stati presentati Frantz di François Ozon e Brimstone, il western europeo di Martin Koolhoven. Fuori concorso, si è iniziato con Safari, il documentario dedicato alle battute di caccia in Namibia diretto dall’austriaco Ulrich Seidl; The Age of Shadows del coreano Kim Jee woon, l’attesissima serie TV The Young Pope diretta da Paolo Sorrentino e gli ultimi due titoli di giornata In Dubious Battle di James Franco per Cinema nel Giardino e Jesus VR – The Story of Christ di David Hansen, presentato nella sezione Programma Speciale. Ecco tutti i film della quarta giornata del festival (e le dichiarazioni dei protagonisti):

Home
Home della regista fiamminga Fien Troch è “un film sulla difficoltà e la complessità delle relazioni fra giovani e adulti, sulla mancanza di comprensione che esiste fra loro”. Il film è ambientato in questa generazione, ma potrebbe essere stato fatto in qualsiasi altro tempo. Una delle attrici protagoniste, Karlijn Sileghem, ha raccontato: “Questo film per me è stato un po’ come tornare a casa, le discussioni che ho con mio figlio, è la mia storia personale”. Figlia di un regista, Fien Troch dice d’ispirarsi e di non ispirarsi al padre Ludo: “Ho sempre respirato cinema, ma l’ho iniziato ad amare a scuola, quando mi ho visto i film di Bresson ho capito che potevo emozionare senza dire molte parole”.

Safari
Safari di Ulrich Siedl, Fuori Concorso,  racconta le battute di caccia degli “uomini bianchi” in Africa. Dopo aver portato due anni fa a Venezia La Cantina, torna al Lido con un documentario dedicato alle battute di caccia e a presentare il film c’è anche una guida di questi cacciatori. “La caccia succede ovunque non solo in Africa, volevo capire quale fosse il significato della caccia”, ha spiegato il regista. La guida Eric Müller ha aggiunto: “C’è un atteggiamento molto negativo nei confronti della caccia, in realtà spesso seguiamo un’etica”. Le battute di caccia si tengono in Namibia, ex colonia della Germania: “Il mio film analizza il rapporto con il colonialismo e quello fra gli uomini e gli animali, è un film che pone delle domande”.

King of The Belgians
Presentato in Orizzonti, King of Belgians il film diretto a quattro mani da Peter Brosens e Jessica Woolworth sembra davvero interessante. Basato su una disavventura accaduta al premier estone, che all’indomani dell’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull dovette attraversare in bus l’Europa per ritornare a Tallin. Il re dei Belgi, Nicola II, deve tornare a Bruxelles da Istanbul perché la Vallonia si è dichiarata indipendente, s’imbarca in un viaggio in un vecchio bus degli anni ’70 perché a causa di una tempesta solare tutti gli altri mezzi di trasporto sono ko. “Non credo che sia un film di formazione, diciamo che Nicola II è stato cresciuto come un re e per la prima volta vive come un comune essere umano nei Balcani”, ha spiegato la regista. Fra le tensioni fra fiamminghi e valloni, le tensioni a Istanbul e quelle delle frontiere nei Balcani questo film poteva avere un senso completamente diverso: “Non è mai stato un film politico, la realtà si unisce semplicemente alla fiction”, ha spiegato l’altro regista Brosens. Il film è un misto di generi (roadmovie, mockumentary, commedia: “Sin dall’inizio abbiamo avuto problemi a definirlo. Abbiamo lavorato al film per 9 mesi ed è stata la cosa più difficile che abbiamo fatto”. Il film è stato girato quasi esclusivamente in modo cronologico “un dono che ci hanno offerto Peter e Jessica”, ha commentato il protagonista Peter van den Begin.

The Age of Shadows
Diretto dal coreano Kim Jee woon, The Age of Shadows è ambientato nella Corea del Sud degli anni ’20 nel corso dell’occupazione giapponese ed è nella sezione Fuori Concorso. Per fare questo film Kim Jee woon si è ispirato a La spia venuta dal freddo e all’italiano Il conformista. Ancora un’altra volta un cambio di genere per il coreano: “Ogni storia, ogni racconto è legato alla vita degli esseri umani con le loro paure, timori”, ha spiegato il regista. La musica usata nel film ha colpito molto il pubblico di Venezia: “Delle tracce che in Occidente rappresentano una società opulenta, serena possono essere usate per rappresentare il dramma del popolo coreano”.

Frantz
Il primo film in concorso della quarta giornata è Frantz di François Ozon. Ispirato a una pièce teatrale di Maurice Rostand, L’Homme que j’ai tué, già portata sullo schermo nel 1932 da Ernst Lubitsch (Broken Lullaby, in italiano L’uomo che ho ucciso),  Frantz racconta la storia della Francia e della Germania all’indomani della Prima guerra mondiale. “L’idea del film mi è venuta dalla pièce di Rostand e ho poi scoperto dell’esistenza del film di Lubitsch, ma non l’ho voluto vedere. Diciamo che Lubitsch ha raccontato la storia senza aver vissuto la Seconda guerra mondiale e dal punto di vista francese, io ho scelto di raccontare quello tedesco”, ha presentato così il suo film François Ozon. Il punto di vista raccontato è quello di Anna, la moglie di Frantz  del titolo, che un giorno visitando la tomba del marito incontra Adrien, un giovane francese e misterioso. La sua presenza scioccherà la cittadina tedesca: “Il film è girato in due lingue, per me era molto importante usarle. Usare il tedesco mi faceva accettare di più questa storia. È stato un lavoro duro soprattutto per Pierre perché non parlava tedesco, ma ci tenevo molto che entrambi gli attori recitassero in francese e in tedesco, penso che lo spettatore non voglia più vedere quei film americani in cui tutti parlano allo stesso modo con accenti diversi”. Pierre Niney, l’attore scelto per interpretare Adrien, era noto a Ozon, uno dei motivi per cui l’ha scelto è anche il suo fisico “poco contemporaneo”. Ozon, invece, ha conosciuto Paula Beer al casting: “Avevo chiesto una Romy Schneider, Paula mi ha colpito perché è splendente e triste allo stesso tempo”.

Sia Pierre Niney che Paula Beer sono stati soddisfatti di lavorare con Ozon sul set: “Ero felice di vedere come François dirige gli attori, sapevo che era un ottimo storyteller. Sul set si è poi instaurata una forte collaborazione anche con Paula, eravamo un trio creativo”, ha spiegato l’attore francese. “Ho avuto la libertà di costruire me stessa, per me era importante questa dose di libertà visto che era la prima volta che recitavo in francese”, ha aggiunto Beer. Il film ha leggermente modificato il testo di Rostand: “Il film di Lubitsch e la pièce finiscono allo stesso modo, ma io ho voluto cambiarlo, e ho costruito il film allo specchio sui due personaggi, sui due paesi”.

In Dubious Battle
James Franco torna a Venezia per presentare il suo decimo film, In Dubious Battle tratto da un libro di John Steinbeck (in Italia La Battaglia), il poliedrico Franco ha così presentato il suo film: “Quando ho iniziato a dirigere volevo adattare per lo schermo libri che ho sempre amato, e poi ho capito che questo potrebbe essere il mio posto. Sono già stato qui per l’adattamento di un’opera di William Faulkner (As I Lay Dying), ma per Steinbeck è diverso, è nato ed è cresciuto in California, i suoi libri sono casa per me”. In Dubious Battle non è uno dei romanzi più noti di Steinbeck, fa parte insieme a Uomini e Topi e Furore della trilogia di Dustbowl, dedicata agli outsider. Un libro che i due protagonisti Austin Stowell e Ashley Greene hanno letto e amato. “Da atleta mi sono abituato al modo di dirigere di James, del tutto imprevedibile, devi essere sempre pronto”, ha sottolineato Stowell. Un modo di lavorare che i produttori del film giustificano con la poliedricità dell’attore, regista, sceneggiatore, insegnante universitario James Franco. “Faccio tante cose, ma considero tutto un unico progetto”, ha spiegato Franco. Il film fa parte della sezione Cinema nel Giardino.

The Young Pope
Uno dei momenti più attesi di questa giornata, la conferenza stampa dopo la presentazione dei primi due episodi della serie TV The Young Pope, firmata da Paolo Sorrentino e interamente girata a Roma. Presenti in conferenza stampa Paolo Sorrentino, Jude Law, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara (protagonista dello splendido Truman), James Powell, Ludivine Sagnier e i produttori di Sky e Wild. La prima domanda… riguarda la reazione del Vaticano: “È un problema loro, non mio, non è neanche un problema, se lo vedranno fino in fondo capiranno che non c’è nessun problema. Noi lavoriamo con onestà fin dove possiamo con le contraddizioni, le difficoltà del clero, preti, suore e persino il papa”. Non è stato facile per il regista di La grande bellezza adattarsi alla scrittura per la TV:
“È difficile, impegnativa ed eccitante allo stesso tempo. I personaggi si approfondiscono, ci sono digressioni, io penso di aver dovuto tenere conto della continuità più che nei film. Ho anche provato a trasferire la sintesi tipica del cinema alla TV, più che altro è un film lungo 10 ore”.

Jude Law interpreta Lenny Belardo, alias il papa Pio XIII, il primo pontefice americano della storia: “Interpretare un papa sorrentiniano era un’occasione unica per lavorare con Paolo, Lenny è un personaggio ricco odi contraddizioni, contrasti e a quel punto mi sono preoccupato per il ruolo che stavo interpretando, ma Paolo mi ha tranquillizzato: tu sei Lenny, mi ha detto, è un uomo che è diventato papa, un personaggio dalle mille sfaccettature a questo si aggiunge poi tutto il lavoro di Paolo con i colori, la musica, la composizione”. Silvio Orlando, invece, è un cardinale Voiello che alcuni in conferenza hanno paragonato a Bagnasco: “Visto che ho preso la parola, ringrazio i 12 dialogue coach che ho sterminato e pazienza infinita di tutti quelli che hanno lavorato a questo film. Il male è distribuito in tutti gli esseri umani, io ho pescato nel mio male, ma questo non vuol dire che se non avessi i soldi non potrei rubare ai bambini o costruire super attici”. Una scena di cui si parla tanta è quella che coinvolge Gonzalo Higuaín, ormai ex calciatore del Napoli, per Sorrentino: “La fede ha a che fare con il tradimento e vederlo in biancoazzurro lo ricorda a tutti”.

Per altri fra il Lenny papa e Jude Law attore di Hollywood ci sono dei parallelismo: “Non ci avevo mai pensato, ma Lenny per esempio non si fida di nessuno e tiene le distanze con tutti. Io forse sono più diretto”. Citazioni di Antonioni, musicali, e un papa che fuma… The Young Pope si preannuncia imperdibile.

Trailer
https://youtu.be/N2ZFdepTu-w

Brimstone
Secondo film in concorso il western europeo Brimstone, regia di Martin Koolhoven interpretato da Dakota Fanning, Guy Pearce, Kit Harington e la giovanissima Emilia Jones. Da grande appassionato di western, Koolhoven ha sempre sognato di farne uno: “Ho pensato voglio fare un film in inglese, e poi ho pensato al western e ad aggiungere l’elemento religioso calvinista tipicamente olandese”, ha piegato. Il film ha come protagonista una donna Liz, un raro caso nel mondo dei western, “Per questo motivo ho voluto fare questo film, Liz è una donna forte, e sono pochi i western con donne protagoniste”. Martin Koolhoven l’ha scelta perché può essere forte e vulnerabile allo stesso tempo: “Non la puoi fregare, sapeva sempre quello che le stavo per dire, dirigerà presto un film”. I bellissimi paesaggi del western sono tutti europei: il film è stato girato in Germania, Spagna e Ungheria. “Una produzione europea mi ha dato più libertà”.

Jesus VR – The History of Christ
Prendete la storia di Gesù e passatela alla realtà virtuale: il film di David Hansen è la storia di Gesù Cristo raccontata attraverso la realtà virtuale. Produce il film Enzo Sisti che aveva prodotto la Passione di Cristo di Mel Gibson: “Le riprese hanno avuto un’atmosfera simile”. Lo sceneggiatore Andre Van Heerden ha detto: “Una storia arcinota, forse la più nota, volevo rivoluzionarla. È una sorta di Gesù Greatest Hits in realtà virtuale”. Un film che si preannuncia rivoluzionario.

c.la.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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