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Venezia 73, la quinta giornata del Festival

Presentati Spira Mirabilis, Il più grande sogno, Hacksaw Ridge

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di Chiara Laganà | 2017-07-24 4/09/2016 ore 17:29
(ultimo aggiornamento il 24 Luglio 2017 alle ore 14:38)

Ben due i film italiani presentati oggi a Venezia 73: il documentario Spira Mirabilis diretto da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti e Il più grande sogno di Michele Vanucci, girato e ambientato alla Rustica a Roma, il primo è in Concorso, l’altro fa parte della sezione Orizzonti. Gli altri titoli presentati: El Ciudadano Ilustre di Gastón Duprat e Mariano Cohn in Concorso, nella sezione Orizzonti Riparare i viventi di Katell Quillévéré, Hacksaw Ridge di Mel Gibson Fuori Concorso.

Spira Mirabilis
Spira Mirabilis è uno dei film italiani in concorso, diretto da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, il film è stato girato in varie parti del mondo ed “è un film sul meglio degli uomini”, ha spiegato in conferenza stampa la regista Parenti. Un film sulla parte migliore degli uomini seguendo cinque diversi elementi: il fuoco, l’aria, l’acqua, l’etere e la terra. Si va da una piccola comunità Lakota, fino al cimitero delle statue del Duomo, passando per lo scienziato giapponese, Shin Kutoba, che studia la Turritopsis, una medusa immortale, una lettura di Borges in un cinema e uno strumento che non si costruisce più. Dopo Materia Prima, i due registi tornano a dirigere delle storie straordinarie di esseri umani. “Avevamo iniziato con il dottor Shin Kutoba e la sua medusa e poi sono arrivati gli altri. Per esempio lo strumento creato da Felix e da Sabine, hanno smesso di produrlo e sono inondanti da lettere, e fra 25mila lettere c’era anche la nostra”, ha detto D’Anolfi. Il cimitero delle statue del Duomo, spiega, Parenti, “ci è piaciuto perché sembrava una sorta di Purgatorio, le statue possono essere utilizzate come modello per altre”. Il pubblico per questo film “è fondamentale, esiste un dialogo fra registi, protagonisti, persone e pubblico”.

Spira Mirabilis sarà in sala il 22 settembre.

Riparare i viventi
Terzo film diretto da Katell Quillévéré e ispirato all’omonimo romanzo di Maylis de Kerangal (edito in Italia da Feltrinelli), Riparare i viventi è un film che ha la donazione degli organi al centro del film. La regista ha così raccontato come le è venuta l’idea del film: “Ho divorato il libro in un paio d’ore e ho deciso di farne un film. Sono molto legata all’opera, alcune cose hanno a che fare con la mia vita, ci sono molto legata. Accompagnare la dimensione di Maylis e la sua lirica, il ruolo che la morte ha nelle nostre vite e che la medicina”. Ad aiutare la stesura della scenografia la stessa de Kerangal: “Li ho aiutati all’inizio, poi credo che bisogna staccarsi e disappropriarsi dell’opera”.

Gl attori, fra cui Tahar Rahim ed Emmanuelle Seigner si sono preparati a questo ruolo l’uno seguendo medici, l’altra basandosi sul suo vissuto. “Ho passato del tempo con un medico che si occupa di trapianti”, ha spiegato Rahim. Un film che parla anche di morte, “François Mitterrand si è c chiesto, ma i morti sono veramente morti?”, ha scherzato il co-sceenggiatore Gilles Taurand. Mentre il produttore ha spiegato che non c’è stato nessun problema ad affrontare un tema così difficile.

An American Werewolf in London
John Landis ha presentato An American Werewolf in London, per la prima in versione 4k, nella sezione Venezia Classici. Landis ha raccontato come gli è venuta in mente l’idea del film: “Avevo 18 anni e lavoravo in un film che si girava in Serbia, con me c’era sempre Sasha, un 30enne, e un giorno mentre guidavamo in una lunga strada sferrata abbiamo incrociato un funerale: c’erano dei membri della chiesa ortodossa, alcuni zingari e il corpo era avvolto da una collana di aglio e l’avevano inserito in una buca scavata, dai piedi…. Mi ha affascinato anche perché qualche giorno dopo abbiamo mandato l’uomo sulla Luna. Volevo fare un film supernaturale e ci sono solo tre mostri internazionali, fra loro il lupo mannaro. L’ho ambientato a Londra perché è la capitale della letteratura gotica”.

John Landis ha sottolineato che la potenza della battuta, così come la potenza di una scena spaventosa è tutto merito del pubblico: “Se guardando un film ti chiedi perché il regista ha fatto questa scelta, allora hai sbagliato, ma se ti fai la stessa domanda ore dopo mentre per esempio apri il frigo in cerca di qualcosa di freddo… allora è perfetto”. Sui suoi film considerati cult, Landis ha detto: “Cito Bogdanovich… diceva: L’unico testo di un film è quello del tempo. Sono grato che alcuni miei film abbiamo funzionato”. Landis ha in progetto qualcosa per il 2017.

Il grande sogno
Il grande sogno, diretto da Michele Vanucci, è ambientato a La Rustica, una borgata romana, nel cast ritroviamo il biker Mirko Frezza, interpretare Mirko un ex detenuto, che una volta ritornato nel suo quartiere decide di rigare dritto, complice l’amicizia di Boccione. Un film ambiento a La Rustica: “Ho girato lì perché Mirko viveva lì e volevo girare con lui. Si tratta di un film sulla vita di Mirko, o meglio di come la vita di Mirko sia entrata dentro la mia”, detto Vanucci.

Quanto al protagonista, Mirko Frezza ha raccontato: “È già molto che Michele mi abbia ascoltato, e non mi ha frainteso e rifarei tutto per essere di nuovo qua!”. Quanto agli altri protagonisti, come il regista erano profondamente inseriti nella vita del quartiere e in quella di Mirko, la moglie nel film Milena Mancini, la figlia maggiore Michelle (Ginevra De Carolis) e anche Alessandro Borghi all’ennesimo ruolo di “borgata”: “Ho fatto altre cose e usciranno”.

El Ciudadano Ilustre
Diretto da Gastón Duprat e Mariano Cohn, El Ciudadano Ilustre è un film argentino in Concorso. Racconta la storia del premio Nobel per la letteratura Daniel Mantovani, da anni esiliato in Europa, ma pronto a tornare nella sua piccola cittadina Salas per ricevere il riconoscimento più importante  della sua città natale. Un film che racconta l’idiosincrasia tipica argentina, “ma potrebbe adattarsi a ogni Paese”, specifica Duprat. “Non abbiamo pensato a quale possa essere la reazione in Argentina (dove il film sta per uscire), ma alcune persone che l’hanno visto hanno accettato l’autocritica, altri no”. Duprat ha spiegato che l’ispirazione gli è venuta dalla sua città Bahía Blanca: “La mia città ha dato i natali a un Nobel per la Fisica, ora io non so ancora perché l’ha vinto, ma abbiamo pensato a uno scrittore perché la sua opera è meno confutabile rispetto ad altri tipi di artisti”.

Hacksaw Ridge
Mel Gibson torna alla regia e lo fa con la straordinaria storia di Desmond Doss in Hacksaw Ridge. Presentato Fuori Concorso, il film racconta di un soldato che partecipò alla Seconda Guerra Mondiale da volontario ma senza portare armi o uccidere nessuno dovuto al fatto che era un membro della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, a interpretarlo Andrew Garfield. Completano il cast: Vince Vaughn, Hugo Weaving, Teresa Palmer e il bellissimo Luke Bracey.

Mel Gibson ha spiegato il motivo per cui è tornato a dirigere e ha scelto questa storia: “La lotta morale di Desmond, un uomo straordinario perché fa delle scelte completamente diverse. Va al fronte accompagnato solo dalla fede e dalla convinzione. È un eroe”. “Desmond era un uomo semplice, seguiva il suo cuore – racconta Andrew Garfield – seguiva la sua anima, voleva combattere ma non avrebbe mai ucciso. Incarna l’idea di vivi e lascia vivere, dovremmo imparare da uno come lui”.

Desmond Doss salvò da solo, durante la battaglia di Okinawa, 75 compagni: “È un’ispirazione, era un uomo piccolo e trascinava compagni il doppio di lui. Mio fratello è un medico, lui non fa conferenze stampa, ma ha tre figli e salva vite, lui è un vero eroe: vuole essere solo se stesso e guarire altre persone. Per me quello che ha spinto Desmond è una sorta di forza divina, la stessa che fa riuscire alle madri a sollevare auto per salvare i loro figli”. Un film sulla guerra, dove l’eroe non usa armi, un bel pamphlet per gli USA che affrontano sempre il problema delle arm: “È un film iconico, odio le guerre, ma amo i guerrieri. Se si pensa che dopo il Vietnam, molti abbiano commesso suicidio, bisognerebbe dare maggiore attenzione a loro”. 

c.la.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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