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The Young Pope, se Sorrentino cita se stesso

Trionfo dell’estetica sorrentiniana con qualche strizzata d’occhio eccessiva

Marco Scotti
di Marco Scotti | 2017-07-24 5/09/2016 ore 12:26
(ultimo aggiornamento il 24 Luglio 2017 alle ore 14:38)

Ribolle la folla sotto il balcone di Piazza San Pietro. Attende, mentre cade una pioggia incessante, il discorso d’insediamento del nuovo Pontefice. E poi eccolo, Jude Law alias Pio XIII fa la sua comparsa e il temporale si tramuta in sole. Gli ombrelli si chiudono, le bocche si tacciono: tutti zitti, parla il Papa. Che stupisce e sgomenta: “Ci siamo dimenticati di voi. Ci siamo dimenticati della masturbazione, dell’aborto, del sesso non finalizzato alla procreazione, del matrimonio omosessuale”. I fedeli esultano, il nuovo pontefice parla alle masse dicendo loro ciò che nessuno ha mai osato pronunciare. Ma i cardinali sono atterriti, si scambiano occhiate cariche di sgomento: che fare?

 

Per fortuna è solo un sogno. Jude Law si sveglia nel suo letto, fresco di nomina al soglio di Pietro, e attende di capire come muoversi. La miniserie di Paolo Sorrentino, The Young Pope, che andrà in onda su Sky in autunno, viene presentata al pubblico del Festival del Cinema di Venezia con grande entusiasmo. La proiezione riceve sette minuti di applausi e l’attesa per le reazioni al di là del Tevere si fa spasmodica. Per avere un’immagine complessiva delle dieci ore del regista napoletano servirà pazienza. Sarebbe prematuro esprimere qualsiasi tipo di giudizio, ma qualche prima indicazione i 100 minuti veneziani la offrono.

 

In primo luogo, non ci si può sbagliare: è proprio un film di Sorrentino. La poetica, le musiche, l’uso sapiente della macchina da presa sono ormai una firma inconfondibile del regista che ha conquistato l’ultimo premio Oscar italiano. Rimangono anche alcuni tratti comuni, dalla Grande Bellezza in poi, che iniziano a diventare stucchevoli. La scena della giraffa nel film che si è aggiudicato la prestigiosa statuetta era magica e poetica. L’incontro con una mucca in Youth sembrava quasi pretestuosa. La misteriosa apparizione di un canguro nei giardini vaticani lascia quasi spiazzati. Sembra quasi che Sorrentino, che ha ormai raggiunto la maturità artistica, voglia ogni tanto strizzare l’occhio allo spettatore dicendogli “ehi, guarda che sono proprio io, Paolo, e questo film ne è la dimostrazione”. L’estetica è invariata, anche se in questo caso l’ironia dei dialoghi è assai più marcata che nel precedente lavoro.

 

Gli attori, in compenso, sono straordinari. Jude Law, che conclude le due puntate con la prima omelia di Pio XIII, è azzeccatissimo nel ruolo di un Pontefice catapultato quasi per caso al suo posto ma che non vuole essere ostaggio di giochi di potere. Diane Keaton, suora che ha accolto il futuro papa in orfanotrofio, offre un’interpretazione al contempo severa e scanzonata – memorabile la scena in cui, di notte, viene svegliata dal Papa mentre indossa una maglietta con scritto “I’m a virgin, unfortunately this is an old t-shirt” – mentre Silvio Orlando, che incarna un segretario di Stato con la passione per il potere è perfetto anche dal punto di vista linguistico, alternando italiano a un inglese semi-maccheronico. Per capire se siamo di fronte a un capolavoro o a un’opera incompiuta (come nel caso di Youth) sarà necessario arrivare fino alla fine dell’epopea. (Marco Scotti)

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A proposito dell'autore

Marco Scotti
255 articoli

Giornalista professionista. Ha collaborato con Liberal, Il Ghirlandaio, Affari Italiani, Il Sole 24 Ore, il Gruppo Class e La Sicilia. Ha pubblicato con Lantana "Codice Amazon"

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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