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Venezia 73, la settima giornata del Festival

Presentati Une Vie, The Bad Batch. E fuori concorso Tommaso

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di Chiara Laganà | 2017-07-24 6/09/2016 ore 17:35
(ultimo aggiornamento il 24 Luglio 2017 alle ore 14:38)

Settima giornata per il Festival di Venezia 73. I film presentati oggi sono stati: White Sun di Deepak Rauniyar, Gukoroku di Kei Ishikawa nella sezione Orizzonti, due film italiani Fuori Concorso Assalto al cielo di Francesco Munzi e Tommaso di Kim Rossi Stuart, My Art di Laurie Simmons per la sezione Cinema nel Giardino e due film in Concorso Une Vie di Stéphane Brizé e The Bad Batch di Ana Lily Amirpour.

White Sun
L’unico film nepalese a essere presentato a Venezia 73 e in tutto il mondo dei Festival del cinema. White Sun affronta varie tematiche fra cui la guerra Civile in Nepal, andata avanti per dieci anni dal 1996 al 2006 che ha mietuto più di 16mila vittime. Come ha detto il regista: “Il titolo è un riferimento al sole bianco che appare sulla nostra bandiera nazionale e White Sun è ambientato all’epoca dell’approvazione della nostra Costituzione verso la fine del 2015. Questo ha segnato la fine del conflitto in Nepal. Il nostro Paese da allora ha una leadership molto fragile 20 governi in vent’anni”. Il disastro, come sottolinea il regista, è stato visibile a tutti quando il violento terremoto ha colpito il Nepal ed è anche per questo motivo che si è scelto di firmare subito la Costituzione.

Assalto al cielo
È il primo film italiano Fuori Concorso presentato oggi a Venezia 73. Francesco Munzi torna al Festival dopo il successo di Anime nere e torna con un film dedicato alle lotte politiche extraparlamentari che hanno animato la politica italiana tra il 1967 e 1977. Un documentario dedicato a una delle fasi più oscure della storia italiana. Il film di Munzi esprime il sentimento che conserviamo di quegli anni utilizzando immagini di numerosi archivi: Istituto Luce, Rai Teche, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, l’Associazione Alberto Grifi e la Cineteca di Bologna.

Munzi ha avuto l’idea ispirandosi alla sua vita personale: “Nell’aprile del 1978, nei giorni del rapimento Moro, un commando delle Brigate Rosse sparò alle gambe di un politico democristiano nell’androne del palazzo dove abitavo con la mia famiglia. Non avevo ancora nove anni e una mezz’ora dopo l’attentato, uscivo di casa per andare a scuola. Restai qualche minuto nel giardino condominiale a osservare il via vai di gente che tra sirene, pattuglie della polizia, rilevamenti, interrogatori, si agitava intorno al luogo della sparatoria. Dall’altra parte del cortile, altri miei amici coetanei, ragazzini con cui giocavo abitualmente, erano immobili, ipnotizzati come me davanti alla stessa scena e per questo arrivammo tutti a scuola con un po’ di ritardo”.

My Art
L’artista, fotografa e regista Laurie Simmons firma My Art, un film presentato nella sezione Cinema nel Giardino. Laurie Simmons interpreta Ellie, un’artista single di New York e prende in gestione la casa di un’amica famosa e da lì inizia un percorso per definire la sua arte e se stessa. Laurie Simmons divide la scena con la figlia Lena Dunham, la creatrice di Girls. Il film analizza anche il rapporto fra madre e figlia: “Sono una madre che si comporta bene. Faccio quello che mi dicono”, ha detto in conferenza stampa.

Artista, fotografa e regista, Simmons è abituata a utilizzare più mezzi per far parlare la sua arte: “I linguaggi sono diversi, ma gli artisti si prestano a crossover”. Il produttore, Andrew Fierberg, ha parlato di come ha tradotto sullo schermo il processo di creazione delle opere di Laurie: “Volevo che fosse il più vero possibile e che non venisse rappresentato in modo falso”.

Une Vie
Primo film in Concorso presentato oggi è Une Vie di Stéphane Brizé, regista di La legge del mercato. Une Vie è ispirato a Una Vita, il romanzo di Guy de Maupassant che racconta la vita di Jeanne, interpretata dall’attrice Judith Chemla. Brizé ha deciso di portarla sullo schermo perché “c’è qualcosa di sconvolgente, la bellezza dello sguardo di Jeanne nei confronti del mondo, è puro, naïf”.

Quanto di simile c’è fra il personaggio di Vincent Lindon in La legge del mercato e Jeanne di Une Vie: “I film sono legati, il mio sentimento è di legarli seppure sono due film completamente diversi, ciò che li lega è un’altissima idea dell’essere umano. Vincent afferma: fate quello che volete di me, Jeanne ha una visione assoluta della vita, la verità della natura. Sono entrambi caratterizzati da una fortissima umanità”. Yolande Moreau e Jean-Pierre Darroussin sono i genitori di Jeanne: “Il barone (un po’ di più) della baronessa sono delle persone che vivono impregnate dai valori della Rivoluzione francese” e per questo motivo chiedono a Jeanne se è d’accordo a sposare il suo futuro marito.

Gukoroku
Film giapponese nella sezione Orizzonti, diretto da Kei Ishikawa. A presentarlo il giovane regista, la sua protagonista Hikaru Mitsushima e il direttore alla fotografia polacco, il motivo è che il regista e il direttore alla fotografia, Piotr Niemyjski, hanno studiato insieme in Polonia. Il film è tratto dall’omonimo libro scritto dall’autore giapponese  Tokuro Nukui. “Ho già lavorato in Polonia, credo che lavorare a film tratti dai libri sia più facile, ho lavorato benissimo in Giappone”.

Tommaso
Secondo film italiano Fuori concorso e secondo lungometraggio per Kim Rossi Stuart dopo Anche libero va bene. Ritroviamo Tommaso/Tommi di Anche libero va bene “diventato uomo” e con i suoi 40 anni eccolo affrontare con qualche difficoltà le relazioni con l’altro sesso. “In primis per me è un tema fondamentale da esplorare. Ho cercato un tema perché m’interessa comunicare, è quello che faccio, perché m’interessa quello che faccio. Siamo alla ricerca disperata di una relazione amorosa, sessuale da sempre. È un argomento universale. Terza considerazione, il Tommaso bambino di Anche libero va bene si doveva liberare del retaggio familiare”, ha spiegato il regista e interprete di Tommaso.

“Con Kim abbiamo scarnificato il racconto, abbiamo cercato l’essenziale, la crisi del ruolo maschile lo abbiamo ristretto con la controparte femminile”, ha spiegato Federico Starnone, autore con Kim Rossi Stuart della sceneggiatura. “Non volevo rappresentare l’uomo moderno, non sono un sociologo, la storia è quindi circoscritta”, ha aggiunto Kim Rossi Stuart. Presenti in conferenza stampa due delle attrici protagonisti del film: Cristiana Capotondi e Camilla Diana, due donne agli antipodi Federica e Sonia.

“Kim mi ha chiesto di essere Sonia, una donna di terra, semplice, pragmatica, anche se nasconde una grande complessità, Kim poi mi ha detto di essere contraddittoria, cinica, tagliente… e di andare contro Tommaso”, ha detto Camilla Diana. “Ho discusso con Kim il senso del progetto e se potevo immergermi nella storia”, ha detto Capotondi. “Sono due donne semiperfette, una profonda, umana, riesce a soccorrere Tommaso, ma lui trova difetti a ogni costo per mettere una distanza di sicurezza fra lui e loro”, ha aggiunto il regista.

Kim Rossi Stuart ha anche fatto un confronto con l’altro suo film: “Anche libero va bene è stato un film di pancia, Tommaso è un film di testa”. Nel film assume un ruolo importante la processionaria, un verme che attacca i pini e le persone. “Questo film è dedicato a chi rischia qualcosa per recuperare quel bambino interiore, come si dice in psicoanalisi, la parte perfetta di noi”, ha concluso Rossi Stuart.

The Bad Batch
Secondo film in concorso a Venezia 73 è The Bad Batch della regista iraniana-americana Ana Lily Amirpour. La regista di A Girl Walks Home Alone ritorna in un deserto con un altro western, la migliore definizione del film è stata data dal produttore Eddy Moretti: “Un cannibale s’innamora di una sua preda”. Per la regista: “È una lettera d’amore a qualcosa d’americano, ma le cose che mi piacciono sono solo cose poco perfette”. I cannibali però qui ascoltano musica pop e altri hanno il culto del culturismo. Ambientato in California “per me è un paesaggio emozionale, ho passato qui la mia pubertà, sono diventata adulta lì, è una parte del mio DNA”. A interpretare il film Suki Waterhouse: “La prima volta che ho visto Lily volevo far parte del suo mondo. È il mio primo vero film, lei mi ha detto: Questa è la cosa che ti farà più soffrire al mondo, ero terrorizzata e lo sono stata per tutte le riprese. Una ragazza di Londra catapultata in un deserto californiano, ma mi ha mostrato un documentario e ho capito molto meglio il mio personaggio”. Amirpour ha girato a Slab City, un posto in California dove le persone vivono alla deriva.

The Bad Batch, come anche A Girl Walks Home Alone, s’ispira agli spaghetti western: “Sono cresciuta guardandoli con mio papà, sono fra i film che m’ispirano insieme a La Storia Infinita, Una storia fantastica ed El Topo”. Come tutti i film di Amirpour la musica gioca un ruolo fondamentale, ma non chiedete alla regista come sceglie le sue musiche: “Sarebbe come chiedermi come faccio sesso, per me la musica è molto personale, faccio tutto accompagnata dalla musica. Anche sul set, gli esperti del sonoro mi dicevano: ok, adesso basta…”, ha spiegato la regista. La conferenza stampa si è conclusa con una polemica del tutto fuori luogo sulla violenza del film… tanto che una giornalista ha scomodato il papa, la reazione della giovane regista non si è fatta attendere: “Ma perché c’era il papa alla proiezione”. Lunga vita ad Ana Lily Amirpour.

c.la.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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