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Venezia 73, l’8a giornata del Festival. Jackie e due doc italiani

In concorso anche Terrence Malick. Trailer di Robinù di Michele Santoro

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di Chiara Laganà | 2017-07-24 7/09/2016 ore 18:49
(ultimo aggiornamento il 24 Luglio 2017 alle ore 14:37)

L’ottava giornata del Festival di Venezia 73 è ricca di film, due in concorso: Jackie di Pablo Larraín con la sempre splendida Natalie Portman e Voyager of Time: Life’s Journey di Terrence Malick; Kékszakállú di Gastón Solnicki e Liberami di Federica Di Giacomo nella sezione Orizzonti, Austerlitz di Sergei Loznitza e The Journey di Nick Hamm Fuori Concorso, Robinù di Michele Santoro nella sezione Cinema del Giardino. 

Kékszakállú
Primo film di giornata è l’argentino Kékszakállú, film ispirato al Castello di Barbablù di Bëla Bartok, il cui titolo originale in ungherese è appunto A kékszakállú herceg vára. Il film di Gastón Solnicki è a metà strada fra finzione e realtà e segue alcune donne, a fare da cornice il malessere economico argentino, il film è dedicato alla loro quotidianità, girato fra Buenos Aires e Punta del Este. “Queste donne condividono una condizione sociale in teoria comoda, ma la necessità di uscire per andare a lavorare, questo le fa impazzire, ha a che vedere con cosa vuoi fare della tua vita una volta che sei uscito da scuola”, ha detto al Clarín, il regista.

Austerlitz
ll documentario in bianco e nero Austerlitz diretto da Sergei Loznitsa s’ispira al romanzo di W.G. Sebald e racconta la storia dell’Olocausto. “Ci sono posti in Europa che sono rimaste come memorie dolorose del passato, in questi posti ora sorgono luoghi della memoria aperti al pubblico e quotidianamente ricevono migliaia di visitatori. Perché vanno lì? Cosa cercano lì” si legge nel pressbook nel film. Il regista si chiede: “Quale ragione spinge migliaia di persone nelle loro vacanze estive a visitare alcuni luoghi della memoria? Uno può pensare alla buona volontà e al desiderio di compassione e misericordia che Aristotele associa con la tragedia, ma la spiegazione non risolve il mistero. Perché una coppia di innamorati o una madre e un bambino guardano i forni crematori? Per venire a capo di questo, ho realizzato questo film”, spiega Loznitsa.

Robinù
Michele Santoro porta a Venezia 73 il suo film Robinù, un documentario realizzato dal giornalista in collaborazione con Maddalena Oliva e Micaela Farrocco dedicato alla “paranza dei bambini”, una guerra dimenticata che negli ultimi anni ha fatto 60 morti. “Siamo partiti dalla notizia dimenticata, dall’idea che quello non rappresenti Napoli, non rappresenti l’Italia, dall’idea che notizie del genere siano una cattiva immagine di Napoli e l’Italia”, ha spiegato Michele Santoro.

Storie raccontate con estrema freddezza in questo documentario che segue anche i giovani protagonisti nel carcere minorile di Airola, dove è scoppiata una rivolta dimenticata da molta stampa, sottolinea il giornalista: “Sono dei killer spietati, ma hanno umanità, la loro convivenza con la morte va di pari passo con l’amore per la vita, la loro capacità di appassionarsi alla vita, la loro scelta gelida di raccontarci come sono alla fine hanno finito per toccarci”, ha detto Michele Santoro.

La realtà dipinta in Robinù è dura da digerire, sono ragazzi che evadono sistematicamente il sistema scolastico, finiscono nei carceri minorili in un circolo vizioso. “Per esempio le madri che salutano con tutto l’affetto del mondo i loro figli prima di andare a scuola sono pronte a spacciare i chili di cocaina, ma questo succede perché esiste un Welfare criminale che trova loro qualcosa da fare”, ha aggiunto Santoro. Secondo il giornalista: “Va ribaltata l’ottica tradizionale che rappresenta la battuta del film: Quello che ho fatto è normale, l’ho fatto per fare carriera”. Per il giornalista la soluzione è nell’educazione: “Facciamo fare sport a questi ragazzi, attività culturali, se no non andranno mai a scuola”, ha detto il regista. Per il giornalista, poi, la Rai dovrebbe occuparsi molto di più di produrre documentari.

Ecco il trailer di Robinù, distribuito da Videa, sarà al cinema a metà ottobre

Voyager of Time: Life’s Journey
Voyager of Time: Life’s Journey è un film in Concorso diretto da Terrence Malick, un documentario in cui il regista racconta la nascita dell’universo. A presentarlo i due produttori Grant Hill e Sophokles Tasioulis. Hill ha detto che il regista di The Tree of Life lavorava a questo film da più di 20 anni, mentre Tasioulis ha rincarato la dose: “Ho parlato con Terrence e mi aveva detto che aveva girato dei video della Barriera corallina negli anni ’70 e secondo la moglie pensava a questo film da tempo”.

Un film narrato da Cate Blanchett, la sua voce è stata preferita a quella di altri attori: “La narrazione in questo film è come una canzone, per scegliere una canzone devi ascoltarla e hai bisogno di prove, quella di Cate era la migliore voce possibile”, ha spiegato Tasioulis, abituato a lavorare con i documentari di animali si è ritrovato a lavorare a un film che sintetizza la visione della nascita dell’universo di Malick citando i fisici Albert Einstein e Richard Feynman nel pressbook.

“Ogni frame è stato scientificamente provato, Terrence ha parlato con cosmologi, paleontologi, è un film che usa la scienza come arte”, ha aggiunto Tasioulis. Uno dei motivi che ha allungato la realizzazione del film il fatto che è stato diretto usando due telecamere diverse una per l’IMAX e l’altra per la versione 2k.

Liberami
Nella sezione Orizzonti, il documentario Liberami di Federica Di Giacomo, dedicato al fenomeno degli esorcismi. “L’ispirazione mi è venuta quando ho scoperto che c’era un corso di formazione per preti che volevano diventare esorcisti in Sicilia, mi trovavo lì e ho deciso di ambientare lì la storia”, ha spiegato la regista. “Le persone che pensano di essere possedute vivono in un regno di domande, e noi ci trovavamo nello stesso regno”, ha detto la regista.

Un film su una tematica spesso rappresentata dai film horror, ma che in realtà è più reale di quello che si crede: “Gli esorcismi sono in aumento nei Paesi cattolici, laici, in Francia, per esempio, è un fenomeno che ci ha colpito. Le messe di liberazione, che precedono l’esorcismo, sono delle messe che durano tre ore, si invoca la liberazione in modo coinvolgente, perché le persone vogliono essere trasformate. Padre Cataldo, che appare nel film, esegue esorcismi in Sicilia. Ci sono persone normali che durante l’evocazione al maligno in queste messe… schiattano al suolo”, ha spiegato la regista.

The Journey
The Journey di Nick Hamm è uno dei film Fuori Concorso, è basato su un incontro-scontro che avrebbe cambiato le sorti dei processi di pace fra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord: Ian Paisley e Martin McGuinness. “Questo film è una celebrazione della pace, in questo viaggio vediamo nascere un’amicizia politica e morale fra due che erano nemici”, ha spiegato il regista Hamm.

I due interpreti Timothy Spall e Colm Meaney, Spall ha deciso di “impossessarsi” di Paisley, Meaney inoltre conosceva McGuinness: “Ho deciso di allontanarmi da lui, ho dato attenzione alla sceneggiatura e all’immaginazione”. The Journey è un film interamente girato in auto: “Non avevamo paura di realizzare un film del genere. Abbiamo fatto un film che è un antidoto alla frase: io ho ragione, tu torto”, Hamm ha aggiunto.

“Devi parlare con i tuoi nemici e trovare una risposta”, ha aggiunto Meaney. “Con questo film ho finalmente capito i miei vicini”. “È una storia che va avanti da 500 anni, raccontata con rara sensibilità, una commedia che diventa tragedia”, ha raccontato Spall.

Jackie
Secondo film in Concorso, Jackie di Pablo Larraín, il cileno ha diretto Natalie Portman nei panni di Jacqueline Kennedy all’indomani dell’assassinio di John Fitzgerald. “È il mio primo film su una donna e in inglese, mi ha invitato a realizzarlo Darren Arofanovsky, non sono americano e non sono attaccato alla storia dei Kennedy, ho letto il report della Warren Commission e raccontavano come Jackie è rimasta accanto a John e poi c’era Natalie”, ha detto il regista cileno.

Filmato negli studi di Luc Besson a Parigi, a interpretarla Natalie Portman: “Credo che Jackie riuscisse a mantenere un’umanità nonostante tutto”, ha detto l’attrice. Un film su un personaggio amatissimo: “Hai tutte le informazioni, ma Jackie resta un mistero, un paradosso, un’emozione. Il film non risponderà a tutte le domande”, ha aggiunto Larraín.

Il giovane regista cileno è passato da NerudaJackie, c’è differenza fra i due: “Non c’è, ho solo girato il film nel modo giusto, mi ricordo il primo giorno di riprese e ho detto a Natalie di venire più vicino di fronte alla telecamera fino a quando non le ho fatto un primissimo piano. Il film è sulle sue spalle, volevo starle vicino ed essere intimo con lei. C’è qualcosa che può trasmettere il cinema può catturare l’umanità in pericolo”, ha spiegato il regista. Quanto a Natalie Portman per lei Jackie è stato uno dei “personaggi più difficili, sicuramente il più pericoloso, tutti la conoscono e hanno un’idea di lei, non sono un’imitatrice, ma spero di averle reso giustizia”.

Larraín non vuole che si parli di questo film come un biopic: “Abbiamo letto molto, abbiamo visto moltissimi contributi video, conversazioni con Jackie, importanti materiali, ma non è un biopic. Non puoi rischiare che l’attore assomigli al personaggio, se no alla fine il tuo film è una foto. Il film non può essere solo questo, con gli strumenti abbiamo realizzato un film, non è un biopic”, ha spiegato il regista.

Per interpretarla Natalie Portman si è ispirata solo ai video che ha visto su di lei, e Pablo Larraín ha raccontato un aneddoto: “Quando è morto JFK mia madre aveva 14 anni ed è andata a dire a mia nonna: Mamma, quella regina è triste. La nonna le ha detto: È una first lady, non una regina. E lei le ha risposto: A me sembra una regina”. Quanto alla somiglianza fra Jackie e Natalie Portman: “L’interprete è più credibile se ti chiedi, guardando il film, ma è Jackie? E non pensi a quanto quest’attrice le somigli. La magia nel cinema è quella di creare questa somiglianza” 

Chiara Laganà
Foto Corrado Corradi

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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