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Ken Loach presenta il suo Io, Daniel Blake, in sala il 21 ottobre

Il regista a Roma per parlare del film premiato con la palma d’Oro a Cannes

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di Redazione | 2016-11-26 14/09/2016 ore 14:47
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:35)

Ken Loach presenta a Roma Io, Daniel Blake, il suo 25esimo film premiato con la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes. Io, Daniel Blake sarà in sala il 21 ottobre e racconta la storia di un uomo comune, Daniel Blake, alle prese con la burocrazia inglese e le difficoltà di ottenere dei sussidi. Una piccola storia straordinaria che il regista 80enne ha presentato a Roma. Daniel Blake è un uomo comune, Daniel Blake siamo noi e nel film si definisce “cittadino”: “Abbiamo reclamato la parola cittadino, gli Stati cercano di non schierarsi nell’interesse delle persone, ma in quello del Capitale. I lavoratori sono così vulnerabili e se sei povero è colpa tua, se non hai un lavoro è perché il tuo Cv è scritto male, ma il lavoro in realtà non c’è. I lavori a disposizione sono insicuri, non danno stabilità e sono precari. La forza lavoro precaria è un rubinetto che si apre e si chiude all’occorrenza, ma per la working class è un disastro”.

La bibbia del cinema Variety ha paragonato Loach a Vittorio De Sica per questo film e quello che colpisce in Io, Daniel Blake è che le persone si sostengono a vicenda: “La working class in Gran Bretagna si sostiene, trovi che persone che si sostengono a vicenda. Ci sono campagne per ogni problema: scuole migliori, ospedali migliori, beneficienza, c’è un’enorme domanda di solidarietà, esistono istituzioni benefiche, le persone capiscono che non c’è motivo di vivere in questo modo”, continua il regista 80enne.

“I disabili sono quelli che hanno sofferto di più in Gran Bretagna, per esempio non possono più usare i veicoli speciali che sono stati messi a loro disposizione dal Paese. In Gran Bretagna c’è un motivo di speranza, il leader della sinistra, Jeremy Corbyn, sta facendo dei cambi sostanziali per questo la destra vuole sbarazzarsi di lui. Grazie a lui c’è stato anche un aumento di iscrizioni al partito di sinistra, fra due settimane ci sarà la votazione e vedremo i risultati. Comunque il cambiamento è possibile”, ha continuato il regista.

Daniel Blake è schiacciato fra la burocrazia e la ricerca di un lavoro “le due cose sono collegate, ma è impossibile stabilire quale delle due situazioni sia la peggiore. Questa complessità è realizzata ad hoc per intrappolarci, il governo sa quello che fa. Le persone che lavorano nel settore sociale ricevono precise indicazioni dal governo: ogni settimana devono dare sanzioni precise, se non lo fanno vengono puniti. Questa è una decisione consapevole di punire le fasce più povere della società”, ha spiegato il regista. Le persone che lavorano nell’ufficio collocamento al centro di Io, Daniel Blake sono ex lavoratori del settore: “Al di là di due attrici, sono ex lavoratori dell’ufficio di collocamento che hanno lasciato il loro posto perché non sopportavano più la crudeltà dei trattamenti e ci hanno raccontato storie simili a quella raccontata nel film”, ha aggiunto Ken Loach.

Definito come “antico”, il regista si difende: “Forse sono i vestiti che porto, ogni volta che scendo dall’aereo e torno a Roma mi sento un po’ antico. Stranamente però mi sento molto più compreso rispetto agli ultimi 45 anni, il movimento di sinistra inglese è guidato dai giovani, usano i social media, i cellulari, io ho difficoltà a usare il mio e capisco che sono on le persone giuste”. Guardando il film ci si chiede cosa avrebbe votato l’uomo comune Daniel Blake al referendum di Brexit, il film ha vinto a Cannes qualche giorno prima del voto: “Dopo il referendum, non abbiamo ancora lasciato l’UE. Si tratta di una guerra falsa, tutti si aspettano che succeda qualcosa, ma ancora non è successo nulla. Gli effetti immediati del voto sono stati: la perdita di valore della sterlina e l’aumento delle esportazioni, un rallentamento dell’economia e il fatto che molti lasceranno la Gran Bretagna e i poveri saranno ancora più poveri”, ha spiegato il regista, “L’UE non è un’organizzazione in favore dei lavorati, ci sono le privatizzazioni, ma ci sono pochi progetti pubblici, quello che manca dopo il voto è la possibilità per la sinistra inglese di allearsi con le altre sinistre”.

Ci si chiede guardando quale sarebbe sato il voto di Daniel Blake: “Molte persone della classe media e di estrema destra hanno votato Leave. La working class, invece, ha votato Leave in segno di protesta perché nessuno s’interessa a loro. Quello che si vede nel film è la storia di molte persone che vivono in aree ex industriali del Paese che si sentono isolate, trascurate e non rappresentate. La sfida più importante per la politica inglese è rappresentare questa fascia della popolazione”.  Molti sono i registi che possono prendere il testimone del maestro di Ken Loach, ma il problema è un altro: “I registi non mancano, ma le decisioni di produrre un film non sono quelle di questi cineasti. Anni fa la classe dirigente era più sicura di sé e ci lasciava essere sovversivi, ora si sentono minacciati, insicuri e fare questo genere di film è difficile”.

Capita che il regista inglese deve rispondere anche a domande sulla globalizzazione: “Il libero mercato in Gran Bretagna e in UE ha imposto l’utilizzo di manodopera cinese, ho fatto una passeggiata in centro, ho visto la vetrina di Burberry, un tempo simbolo dello stile inglese, realizzato in Gran Bretagna, oggi i capi sono realizzati in Est Europa, ottimo per le grandi aziende, ma non lo è per la classe lavoratrice. Non posso rispondere su domande che riguardano l’economia sulla scala globale, non riusciamo a mantenere la pace, figuriamoci l’economia mondiale, ma quello che possiamo fare è dare spazio alla sostenibilità, a un’economia sostenibile. Una soluzione sarebbe dare maggiore peso alle Nazioni Unite, una cosa che dovrebbero fare gli USA”.

La storia di Daniel Blake è la storia di un uomo qualunque, un 50enne che cerca lavoro in una società che non gli può dare un lavoro ed è stato giustamente premiato a Cannes: “I premi sono importanti, ma quando per esempio ho vinto con Il vento che accarezza l’erba mi sono permesso di dire che le forze militari britanniche si sono comportati come degli imperialisti in Irlanda, un film sull’attività colonialista inglese in Irlanda che ha fatto arrabbiare e non poco la Gran Bretagna, anche se i fatti erano noti a tutti. Se non avesse vinto a Cannes, un film del genere sarebbe stato distrutto dall’establishment inglese. Il premio non è rilevante a livello personale, ma sono contento che si parli di situazioni come quella irlandese o l’attuale situazione sociale inglese”.

Io, Daniel Blake è “nato dal senso di rabbia per quello che abbiamo permesso che succeda, speriamo che diventi produttiva, guidi a un’organizzazione positiva, porti alla solidarietà e porti a una collaborazione collegando anche le diverse parti d’Europa. Questo è il motivo che ci ha portato a realizzare il film, ma il film deve lavorare come un film, parte della gioia di fare cinema è la realizzazione stessa: creare la scena, lavorare con gli attori, trovare la verità nelle performance, descrivere situazioni reali e raccontarla in modo veritiero, la fotografia, il ritmo del montaggio. Abbiamo parlato molto di politica, la gioia del cinema è quello che ci spinge a lavorare, non vorrei che si dimenticasse parlando di altre cose che sono comunque collegate al film”. È inevitabile di fronte a capolavori del genere. 

(chiara laganà)
 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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