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Snowden, Oliver Stone presenta il film alla Festa del Cinema

Il regista protagonista di un incontro con i fan e la stampa

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di Redazione | 2016-11-26 14/10/2016 ore 18:24
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:39)

Snowden, presentato dal suo regista Oliver Stone, è uno dei film più attesi dell’undicesima edizione della Festa del Cinema. Oliver Stone ha presentato alla stampa il suo 25esimo film dedicato al genio informatico Edward Snowden che ha svelato i sistemi di sorveglianza di massa usati dagli Stati Uniti e rimasti segreti fino a prima della sua rivelazione. Una storia che è anche emblematica dell’America dei giorni nostri: “Quello che Edward Snowden ha fatto ha avuto le sue giuste ripercussioni. Temo che gli americani siano rimasti attaccati ai loro iPhone e alle loro piccole cose, non abbiano abbastanza capito l’importanza delle sue rivelazioni che non riguardano solo la sorveglianza, ma tutti gli americani e tutti i cittadini del mondo”, ha dichiarato il regista. “A quanto pare gli americani non sono molto amici di Snowden perché in America chi rivela segreti del mondo militare e, non solo, viene visto come un nemico, come un cattivo. In molti, poi, lo confondono con Julian Assange, quest’uomo ha fatto tanto ma molti americani neanche lo conoscono”.  Un film necessario, ma difficile da realizzare: “Abbiamo avuto problemi a girarlo, siamo dovuti andare in Francia e Germania per trovare finanziamenti, in America nessuno ci ha finanziati e abbiamo girato  molto fuori dagli States. Ed è stato un lavoro complicato narrare la storia in un modo cinematograficamente accettabile. In USA (il film è uscito qualche settimana fa) è stato accolto bene da alcuni e malissimo da altri. Non è un film di spionaggio ma tutto è molto realistico, non mostriamo cose non accadute”. 

Edward Snowden, che al momento vive in Russia, ha aiutato Oliver Stone nella realizzazione del film: “Ci ha aiutato molto e mentre giravamo aveva paura che il film uscisse prima e venisse hackerato. A lui è piaciuto e ha anche detto che il film era il più realista possibile”. Snowden è ispirato al libro che il giornalista inglese Luke Harding ha dedicato al genio informatico (edito in Italia da Newton Compton). Dopo la domanda a Tom Hanks relativa alle elezioni americane anche il regista ha risposto alla platea dei giornalisti sul possibile risultato delle presidenziali. Per Stone, Donald Trump non dovrebbe farcela: “Non penso che Trump possa farcela ma dobbiamo ricordarci di quello che ha fatto. L’alternativa è Hillary Clinton che rappresenta il sistema, che è militarista, che è stata responsabile di molte cose e potrebbe esserlo in futuro”.

Se come ha detto Snowden, tutte le nostre conversazioni sono registrare e osservate, per il regista di Platoon: “Siamo tutti dei potenziali sospettati. Magari oggi facciamo qualcosa non vietato, ma domani non si sa. Può capitare che usiamo la crittografia ed è meglio fare attenzione. Oggi molte aziende (per esempio WhatsApp, ndr) cercano di garantire la riservatezza dei dati dei loro utenti utilizzando proprio con la crittografia”, ha spiegato il regista. Edward Snowden, oggi esiliato in Russia, lavorava in forza alla NSA, l’Agenzia di Intelligence americana, da quando è scoppiato lo scandalo: “Poco è cambiato e ben poco ha fatto Obama, è un processo molto lungo e per far sì che qualcosa cambi all’interno di agenzie governative come la NSA, c’è bisogno di molto tempo e di molti sforzi”.

Il presidente Barack Obama non fa una bellissima figura nel film di Snowden, il regista americano si difende: “Non ho inventato nulla, ho solo detto ciò che Obama ha prima affermato di voler riformare l’intelligence e poi non ha fatto nulla, ha avuto occasione di cambiare le cose ma non l’ha mai fatto, anzi dopo Snowden le cose sono diventate peggiori per i giornalisti”.

Parlando di Edward Snowden, il regista ha rivisto se stesso: “All’inizio anch’io ero conservatore, ma poi ho capito che cosa stava accadendo negli Stati Uniti durante la presidenza di Ronald Reagan, una cosa simile era successa in Vietnam. Snowden non era molto più giovane di me e ha avuto un grandissimo coraggio. Si può pensare che quello che è stato fatto sia stato messo in atto per combattere i terroristi, ma l’America ha di fatto installato controlli di massa e questo è davvero troppo. I casi di terrorismo sono noti e non è legato al fatto che gli americani siano controllati. Il punto non è controllare i terroristi, ma promuovere le loro cause. Quello che è successo a Parigi, Orlando e Boston dimostra che non si sta facendo il lavoro che si dovrebbe fare, la NSA ha lavorato così anche l’11 settembre, quando i dirottratori sono stati bloccati a San Diego loro non hanno mai fornito informazioni all’FBI. I problemi con le corporation ci saranno sempre, ci sono in Brasile, in Venezuela, i regimi stanno cambiando. La cyber war è stata attuata già durante il conflitto iracheno. Non solo in America, anche nei Paesi alleati si raccolgono dati sensibili, forse è giunta l’ora di capovolgere i regimi”.

(chiara laganà)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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