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Captain Fantastic, Viggo Mortensen e Matt Ross parlano del film

La storia della famiglia sui generis sarà in sala a dicembre

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di Redazione | 2016-11-26 17/10/2016 ore 16:20
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:39)

Captain Fantastic è stato presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma, il film di Matt Ross fa parte della selezione ufficiale e di Alice nella Città. A presentarlo il suo regista, Matt Ross, e il “Capitan Fantastic” del titolo Viggo Mortensen. L’attore sarà anche protagonista di un incontro aperto al pubblico nel pomeriggio. La storia è quella di un padre che fa di tutto per rendere i suoi sei figli degli adulti straordinari. In parte è ispirata alla vita del regista e attore Matt Ross: “È ispirato alla mia vita personale, ma non è autobiografico. Ci sono alcuni elementi autobiografici nel film: mia madre faceva di una comune nella California del Nord e in Oregon negli anni ’80, non erano degli hippy o gli anni ’60 e ’70. Vivevamo isolati in montagna, ci sono alcuni elementi nel film, ma non aveva nulla a che fare con il film. Non l’ho scritto pensando di replicare quella comunità o quell’esperienza di vivere isolati, ma più che altro un film sull’essere padre, di quello che voglio che rimanda ai miei figli”. 

Viggo Mortensen è il padre protagonista in Captain Fantastic. L’attore parla italiano, ma poi passa subito all’inglese: “La prima cosa che mi ha attratto è stata la sceneggiatura, l’ho trovata fantastica, una delle migliori che abbia letto nell’ultimo periodo.  Sono stato attratto da una serie di cose, da questo personaggio, padre di sei figli che vive nella foresta, ma principalmente è stato il percorso drammatico che affronta il mio protagonista, una persona, che come in ogni buon film drammatico, in cui spero il pubblico si identifichi e che riesce a superare una serie di ostacoli e se è ben raccontata, la guarderei e mi chiedo come reagirà. Anche la mia reazione è stata una sorpresa, quando ho ricevuto la sceneggiatura ho pensato questo supereroe mi suona e leggendolo mi sono detto, non lo è, almeno che un supereroe li salvi. È stata una serie di sorprese, una è stata che ho pensato: è una famiglia alternativa, estrema, di sinistra, la storia riguarderà loro che reagiscono a una serie di ostacoli dei conservatori, ma alla fine non è andata così”, ha spiegato l’attore, “Ho amato che le persone si sorprendono guardandola, è un road movie fisicamente e metoforicamente, è un viaggio che forza ad adattare tutti. Le cose cambiano e bisogna adattarsi”. 

Non è mancata la domanda sulle elezioni americane, “Votate Verdi”, ha scherzato l’attore, “La mia opinione è terribile, pessime scelte, è la peggior versione di una campagna elettorale che io ricordi”. “È imbarazzante, non conosco nessuno che non la veda così, ma a essere sincero, se guardo al mondo non siamo gli unici ad avere una situazione simile, conosciamo i loro nomi, voi avete lo stesso problema qui. Sembra un pessimo film di Hollywood, sembra un reality show. È anche deprimente che una persona sia chiaramente razzista, sessista, non è qualificato in nessun modo per essere lì e il fatto che qualcuno lo possa votare mi sciocca”, aggiunte il regista. 

Matt Ross è anche un attore, ha recitato in una lista di serie TV, l’ultima in ordine di tempo Silicon Valley, e Captain Fantastic è il suo quarto film alla regia: “Ha fatto un ottimo lavoro, si avvicina alle persone coinvolte nel film, il modo di parlare, il modo di creare quest’atmosfera, è stato un divertimento. Tutti venivano felici sul set, non è stato facile, è un film con basso budget, lavori con sei bambini, cambi spesso location, ci sono molti ostacoli per tradurre la sceneggiatura in film. La cosa bella dei sei bambini è che sono sei individui, lo vediamo dalla loro comprensione degli eventi, capivano tutto… Il lato negativo è che perdi molto tempo in un set del genere, ma la cosa positiva è che Matt era molto preparato e abbiamo fatto delle  prove prima di girare, abbiamo fatto jujitsu. La musica ha giocato un ruolo importante, ma la cosa fondamentale è stata che ho conosciuto loro e i genitori, tutti potevano chiedere liberamente domande, una volta arrivati al primo giorno ‘siamo divenuti una vera famiglia, una bellissima famiglia’ (in italiano), ogni volta che rivedo quei bambini sono felicissimo, ci scambiamo email, foto… Non succede in tutti i set che si diventa una famiglia, questo è stato davvero una famiglia, ci dava sempre parecchio tempo, ma dentro stava morendo, era nervosissimo, il direttore della fotografia si lamentava, ma c’era l’illusione che ci fosse molto tempo e che ci stavamo divertendo, in questo forse l’ha aiutato il fatto che sia un attore”, ha aggiunto Viggo Mortensen. 

“La maggior parte delle volte, sei un attore che si guarda allo specchio e non t’interessa degli altri, beh in quel caso se tutti si devono adattare a te, fai un buon lavoro, ma magari non aiuta gli altri attori”, ha definito così Matt Ross. 

Viggo Mortensen è uno degli attori più indipendenti in circolazione: “Non ho mai avuto la filosofia di scegliere i miei ruoli per via del regista, del budget, del cachet, non ci penso a queste cose, non penso allo star system, ma scelgo alle storie che andrei a vedere al cinema”. Nel film, Viggo Mortensen interpreta un padre, nella realtà l’attoreha un figlio nato nel 1988: “Questo personaggio, per certi versi, è simile a me, sia come padre che come essere umano mi piace essere onesto con le persone, anche se certe volte è difficile. Certe volte mento per non ferire la sensibilità di altre persone. Condivido con questo film il modello di famiglia basato sull’onestà, la sincerità e un dialogo aperto, penso che sia perfetto sia si viva in una foresta o in una città. Non condivido con lui il fatto di essere così estremo, inflessibile e anche la sua onestà: si comporta come un bambino in tutti i temi. Sono stato cresciuto in modo tradizionale, mio padre lavorava, non lo vedevamo spesso, magari nei weekend perché lavorava, ma ci ha insegnato a cacciare, pescare, ci faceva scoprire la natura, mi ha anche aiutato a costruire il personaggio, ma per altri versi ho dovuto imparare a conoscerlo e questo è il piacere di essere attore, capire i punti di vista del personaggio e innamorarsene. Fare questo lavoro è un amore incondizionato, non voglio che la gente pensi non è così cattivo”.

Il Capitan Fantastic si trova a metà strada fra destra e sinistra, ma per il regista e Viggo Mortensen: “Ci sono molte Americhe, forse migliaia, nel film ne mostro solo tre: l’America rurale, quella delle periferie e quella ricca. Parliamo di quella rurale, la riappropriazione della terra non ha nessuna agenda politica. Pensi che sia qualcosa di destra, usare armi o idee del genere, ma non è così. Sono cresciuto in una comunità che era caratterizzata per era fondata sulla riappropriazione della terra, c’erano persone che crescevano il proprio cibo, io andavo alla scuola pubblica, altri avevano un’educazione scolastica casalinga, ma non c’è della politica dietro. Si può legare il fatto di imparare a pescare sia un’idea di destra, ma non è questo il caso. Penso che ci siano cacciatori di destra, spesso sono affiliati alla NRA, ma è per forza così”.

Per Viggo Mortensen questa è una storia contraddittoria, quelle che lui preferisce: “Amo le storie che mostrano contraddizioni, tutti le abbiamo, ci comportiamo in modo diverso a seconda delle persone. Amo il fatto che il film ci sorprenda, non ci sono buoni o cattivi, tutti nel film amano i sei ragazzi. Amo che nel film il padre si oppone all’intolleranza, che sia aperto al cambiamento se la tua opinione lo convince. Al contrario finisce per comportarsi come un dittatore benevolo, non fa quello che dovrebbe fare. Le contraddizioni sono uno dei punti di forza di questo film. Mi piace che sia così, mi piace anche la storia dentro la storia, quella del figlio più grande, che finisce in un’università rinomata negli USA perché è molto intelligente. Il padre ha insegnato ai figli di essere autosufficienti dal punto di vista intellettivo e fisico, quando poi arriva il momento e reagisce come tutti i padri: si rifiuta ed ella ragioni per cui non dovrebbe farlo”.

“Scrivendo la sceneggiatura ero convinto che non ci siano buoni o cattivi, tutti nel film non seguono il libro del dolore, quando qualcosa di tragico, nessuno segue lo stesso modo di comportarsi. Parlando con Frank Langella, nessuno è il buono o il cattivo, nessuno è l’antagonista dell’altro, in quel momento del film, pensi che uno ha ragione l’altro ha torto. Amo quando un film cambia le prospettive mentre lo guardo, come succede nella vita di tutti i giorni”, ha concluso il regista.

Viggo Mortensen (parla in italiano) e risponde ai giornalisti

(chiara laganà)

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