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7 minuti, Michele Placido e le sue 11 donne presentano il film

Alla Festa del Cinema di Roma, ispirato a una storia vera. In sala il 3/11

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di Redazione | 2016-11-26 21/10/2016 ore 20:53
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:40)

7 minuti, presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma, è l’ultimo film di Michele Placido. La storia è ispirata a quella vera affrontata da alcune operaie di un’industria tessile che ha ispirato Stefano Massini, lo sceneggiatore, che ha già portato l’opera al teatro. La protagonista della pièce, Ottavia Piccolo, riprende il suo ruolo insieme a un cast completamente al femminile: Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Violante Placido, Clémence Poesy, Sabine Timoteo, Luisa Cattaneo, Erika D’Ambrosio e Balkissa Maiga sono tutte le donne che fanno parte del consiglio di una fabbrica con sede a Latina che sta per essere venduta a una multinazionale francese.

“Mentre facevo Re Lear al Piccolo Teatro al Milano, in scena c’era Lehman Trilogy e lui mi ha portato il testo, lì per lì sono rimasto perplesso, ma dopo qualche giorno ho capito che era un’idea buona. Non solo per il testo, ma anche giusta per me, undici donne non era facile da affrontare”, ha raccontato il regista Michele Placido. “Ero in Francia, anni fa e un giorno su Le Monde ho trovato un riquadro su un consiglio di fabbrica, composto solo da donne, aveva rifiutato una modifica del contratto di lavoro riducendo la loro pausa pranzo da 15 a 8 minuti, rinunciando quindi a 7 minuti. Questo avveniva nell’Alta Loira, io vengo da una città della Toscana fra Firenze Prato e sono circondato da fabbriche tessili, ho pensato subito al cinema e la mia mente è andata a La parola ai giurati in cui una persona riesce a convincere e a far cambiare idea a tutti i giurati”, ha spiegato Stefano Massini.

Una volta iniziato il testo, “lo inviai a Ottavia Piccolo”, l’attrice, presente anche nel film di Michele Placido, accettò subito la parte prima ancora che la sceneggiatura fosse terminata. “Lo spettacolo teatrale ha girato per due anni, con la regia di Alessandro Gassman, Michele Placido mi ha chiamato per riprendere Leman Trilogy e mi sono sentito di chiedergli di leggere il testo. E mi richiamò e disse: chissà perché vediamo. È una bella storia”, ha detto Massini, “Amo questa storia, come si amano le storie che sono il paradigma di un’epoca per questo io e Michele abbiamo seguito l’entusiasmo di Ottavia, questa è una bella giornata”. Ottavia Piccolo è una delle undici donne dirette da Michele Placido: “In Italia, subito un po’ di polemica, è difficile fare un film sul lavoro, interpretato da 11 donne, tutti mi hanno detto: meglio una commedia, ma pure quella è difficile. Come diceva qualcun altro, Dante ha scritto la Commedia di vita, noi scriviamo una commedia della storia di oggi, non abbiamo trovato subito un grande affidamento da chi di dovere, ma non mi sono arreso, né io, né la produttrice Federica Vincenti”. Placido avrebbe voluto nel cast attrici sconosciute, vere  ma Federica Vincenti l’ha convinto che nel film c’era bisogno di volti noti: “In poche parole i francesi hanno detto, che bella storia, si stava rinnovando il contratto di lavoro in Francia, ancora oggi c’è un presidio, noi ci stiamo nel film, poi gli svizzeri, poi la Rai e ci ha chiesto un cast che porti un po’ di pubblico, le 11 donne: Ottavia, la numero uno, Stefano mi ha proposto Fiorella Mannoia, l’ho chiamata, lei è venuta, guarda fai questo film, e lei ha detto: Senza provino?. Io non li faccio, dopo Ambra si sono aperte le porte, tutte sono venute con grande entusiasmo, sì si può fare un film su questa materia con donne protagoniste. Siamo felici di essere qui a presentarlo”.

Nel film le dieci donne nel consiglio di fabbrica finiscono per essere messe una contro l’altra nel corso della votazione dell’accordo, molto aspro il rapporto fra lavoratici italiane ed extracomunitarie. “È stato difficile, non pensavo mi sarei emozionato a girarlo, sono più coinvolto dalle attrici femminili, mi piace di più lavorare con voi”. Il film, in parte, ricalca l’attualità: “Il lavoro è definito come la fatica che un essere compie per procacciarsi il cibo, il leopardo corre per procacciarsi il cibo. Il lavoro spesso non ti dà il cibo, penso ai workshop non retribuiti, percorsi formativi perché fa curriculum, nel 90% dei casi avviene, questo unisce categorie diverse, quando abbiamo debuttato, vicino Terni, c’era un’agitazione degli operai delle acciaierie e gli operai ci hanno detto: è la nostra storia. Poi, a Bologna, le maschere del teatro ci hanno detto, è la nostra storia. Qui, io rappresento il teatro, quante persone sono soggette ai ricatti. Quanti giornalisti sono soggetti al ricatto, al ‘cosa sei disposto a fare per lavorare?’. Il mondo delle operaie non è il mondo di un proletariato moderno, è il mondo del lavoro tout-court. Il lavoro è un’accezione identitaria, noi diciamo: sono giornalista, oggi si dice faccio il giornalista, questa differenza vuol dire che non siamo più identificati con il nostro mestiere perché è diventato precario nel suo DNA. Il testo della pièce e del film rappresentano la precarietà, c’è una grossa crisi radicata fra noi e il nostro mestiere”, ha risposto Stefano Massini. Come ha preannunciato Michele Placido,  da un’opera sarà tratto il prossimo film di Sam Mendes, l’autore e regista porterà a Londra l’opera .

7 minuti ricorda, secondo alcuni giornalisti, i film francesi dedicati al mondo del lavoro, ma per Michele Placido l’ispirazione viene da Sydney Lumet: “L’ho sempre ammirato per le regole che applicava nei film e nelle opere teatrali, La parola ai giurati, Un pomeriggio di un giorno da cani, due film ambientati un luoghi circoscritti, più quella materia lì, l’uso dell’attore come personaggio, come panorama, l’unica cosa per stare al passo con lui è quella di aver trovato la chiave giusta usando tre camere che si fissano su chi ascolta, il terrore, la paura, su chi ti ascolta”, ha spiegato il regista. “Il testo di Stefano precede quello dei Dardenne, quando qualcuno s’identifica con una storia non pensa che sia il periodo giusto per farlo, la fa e basta. Stefano e Michele hanno raccontato una storia necessaria. È stato un lavoro che ci ha portato molto più di quello che di seguito fa un lavoro, quello che ti dà da mangiare, ti sta dentro”, ha aggiunto Ottavia Piccolo. Il film è girato a Latina “perché ha vissuto vicissitudini simili a quelle del film, anche alcune operaie, che hanno preso parte al film, hanno subito dei ricatti da grande fabbriche tessili. Un terreno fertile, vivere esperienze quotidiane fa parte del nostro cinema, adoro i Dardenne e Ken Loach, ma preferisco i thriller psicologici”.

Nel film l’operaia “anziana” Ottavia Piccolo riesce a far cambiare idea a quasi tutte le altre operaie: “È un po’ quello che succede nel PD, Ottavia l’operaia anziana è Bersani, mentre Erika è Renzi”, ha spiegato Michele Placido. Per Fiorella Mannoia, alla sua prima prova d’attrice: “Le più anziane, io e Ottavia, le battaglie le hanno fatte, hanno vissuto dei momenti storici in cui tutto era all’ordine del giorno. La domanda che ci fa Erika non la capisce, lei non ha il sentire comune, oggi è tutto frammentato, spezzettato, loro non lo sanno per questo Ottavia tenta di farle ragionare su qualcosa d’importante come la perdita dei diritti, tutto sono disposta a fare per lavorare, quando le ore si riducono, le pause si riducono. Dove andremo a finire se non ci fermiamo a ragionare?. Tutti hanno ragione in questo film”, ha spiegato la cantante.

Nel cast anche Violante Placido che cita i giovani: “I giovani non si battono come quelli di una volta perché il mondo va veloce, si consuma tutto velocemente, in un momento di crisi, devi pensare al presente non hai il tempo di fare una scelta che ti faccia costruire, ma alla fine il futuro è in mano a loro”, continua Ambra Angiolini “Hanno a che fare con un mondo che parla del passato, quasi mai si parla di futuro. Il personaggio di Greta, forse quello più fragile, spesso ricordiamo, ma ci sono pochi esempi che ci fanno riflettere su quello che verrà”. “C’è una cosa inquietante e straordinaria, il lessico del mondo del lavoro deriva da quello militare: il salario era la presa di sale che veniva buttata ai mercenari per il lavoro che facevano, lo stipendio viene da stips una moneta bucata che veniva data ai soldati, usiamo solo questo lessico: occupazione, disoccupazione, per fino freelance viene dal lessico militare, il lavoro è una trincea lo è etimologicamente, prima però ci si combatteva, ora ci si ammazza”, ha aggiunto lo sceneggiatore.

Gran parte del film ruota intorno alla decisione per il voto della proposta dell’azienda: “La risposta è nel non avere tempo, rappresentata anche da Maria Nazionale, andare a lavorare per mantenersi, ridurre il lavoro al suo senso militare o animalesco, ricordo della giunga, ma è deprivato dalla costruzione del diritto e lo sviluppo dell’intelletto”, ha aggiunto Cristiana Capotondi. “Il mio personaggio invita le altre a parlare, questa cosa viene fuori quando alcune delle lavoratrici accusano il mio personaggio di essere una doppiogiochista, un altro problema è la mancanza di fiducia in chi ci rappresenta, non a caso ci sarà un referendum, io ho tentato di studiare, voterò no perché delle persone che hanno studiato e mi hanno spiegato di votare no. Manca la fiducia in chi ci rappresenta, il rappresentante sindacale non ci dà più la fiducia che dovrebbe rappresentare”, ha aggiunto Ottavia Piccolo. “Non esistono più i diritti per la donna, nel lavoro, io lo dico al suo personaggio, nella tua testa c’è aria, a me succede di non avere un punto di riferimento, a un certo punto dice che non le frega niente, a lei importa solo di portare i soldi a casa”, aggiunge Maria Nazionale.

“Il lavoro dovrebbe darti dignità, invece, il lavoro te la toglie”, aggiunge Violante Placido. “Questo film dà molti spunti di riflessione, noi lo vivevamo quando lo giravamo, ci siamo emozionate sul serio nel cast, la scena di Ambra quando spacca la bottiglia, viverlo poi dentro una fabbrica, che una volta aveva 100 operaie e ora sono 15, girare lì dentro è stata una fonte d’ispirazione, d’immedesimazione. Quello che fuoriesce alla fine è lo scontro fra italiane e le straniere, questa spaccatura, loro che ci dicono: voi ora iniziate ad avere paura, noi siamo abituate a lavorare. Questo è purtroppo lo specchio di quello che ci circonda, siamo in una nuova epoca, che ci piaccia o no, il nostro futuro sarà multietnico, conflitti che ci portano delle persone che sono disposte a fare tutto pur di lavorare e di questo, diciamolo, si approfitta”, ha aggiunto Ottavia Piccolo.

Le attrici, al posto del personaggio, non sanno cosa votare al posto dei loro personaggi. “Potremmo fare una campagna per il referendum”, scherza Placido. Lo sceneggiatore aggiunge una delle battute del film, “ognuna nel suo voto mette se stessa, lei non può prescindere che viene dall’Africa, lei non può prescindere dal fatto di essere giovane, ognuno non può prescindere dalla propria storia, quella incinta, lei sta su una sedia a rotelle”, ha sottolineato Ottavia Piccolo “Esci dal film, ma non lo sai che voto avresti espresso”. “Ogni persona deve fare un ragionamento in base a chi è realmente. Non è un film che ce l’ha con la fabbrica, i sindacati, con i proprietari della fabbrica, anche la famiglia dei fratelli Placido, avrà dovuto svendere questo gioiello, l’ingresso nel mercato del lavoro dei cinesi. I fratelli Placido devono sottostare a un regime di un mercato globale che del locale non tiene più conto. Se passa il protocollo Usa, il pecorino di Fossa non potrà essere più prodotto in Romagna”, ha spiegato Cristiana Capotondi. “Molti si sono sentiti dire c’è la fila fuori dalla porta, significa io ti do 400 euro, te ne do 200, rinuncio a tutto”, ha aggiunto lo sceneggiatore. “Le regole devono essere tutte uguali”, ha concluso Fiorella Mannoia. Un dibattito sul mondo del lavoro scaturito grazie delle attrici del film: “Che gioia vedere 11 attrici italiane che parlano di lavoro… Da quanti anni non si verifica una cosa del genere”, ha espresso così la sua gioia il regista Michele Placido. “Undici attrici che si stimano e parlano, abbiamo sempre discusso sul set del tema del lavoro. Tutte siamo state felici di fare questo film”, ha aggiunto Ottavia Piccolo. “Io ho messo solo la macchina di presa, così si dice quando hai un cast del genere”, ha concluso Michele Placido.

Le dichiarazioni di sceneggiatore e regista

(chiara laganà)

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