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Il Paziente Inglese fa 20 anni, l’omaggio alla Festa del Cinema

Presenti Ralph Fiennes, Paul Zaentz, Juliette Binoche e Kristin Scott Thomas

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di Redazione | 2016-11-26 23/10/2016 ore 18:52
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:40)

Il Paziente Inglese festeggia i suoi 20 anni alla Festa del Cinema di Roma. A ricordare il film, vincitore di nove premi Oscar, Ralph Fiennes e il produttore Paul Zaentz, raggiunti in serata dalle due protagoniste femminili Kristin Scott Thomas e Juliette Binoche. Vent’anni fa Il Paziente Inglese cambiò la storia del cinema, un film indipendente che riuscì a vincere ben 9 statuette: miglior film, miglior attrice non protagonista, miglior fotografia, miglior scenografia, migliori costumi, sonoro, montaggio, colonna sonora per Gabriel Yared e miglior regia per Anthony Minghella, scomparso nel 2008. Il primo ricordo della conferenza stampa è per lui, com’è stato lavorare con lui in quel set: “Anthony era uno scrittore e un regista straordinario, ma non si può mettere sullo stesso la sua persona. Era un uomo eccezionale, è stato un onore per me lavorare con lui in quattro film e poterlo definire mio amico, ha ricordato il produttore associato Paul Zaentz, nipote di Saul a cui andò l’Oscar scomparso qualche anno fa.

Ralph Fiennes che nel film era il protagonista ricorda il regista e l’uomo Minghella: “Non ho mai lavorato con nessun altro regista che aveva un modo di parlare agli attori con un lessico così particolare, un modo di parlare molto gentile, paziente, affettuoso, un fantastico senso dell’umorismo. Era così paziente, parlavo qualche sera fa con il figlio del nostro direttore alla fotografia, John Seale, Darren, lui è adesso un giovane regista e noi siamo d’accordo sul fatto che quando si dirige ci si ricorda di Anthony. Ci ricordiamo il suo spirito collaborativo, la sua pazienza, mi ricordo il modo che aveva di nutrire le abilità ogni membro del dipartimento artistico: voleva i loro input, voleva che contribuissero con il loro talento perché li includeva sul serio, Anthony aveva creato un’atmosfera straordinaria sul set soprattutto grazie al suo grandissimo cuore come essere umano e artista. Siamo tutti qui grazie a questo gentiluomo e a Saul Zaentz, che ha portato questa scenografia alla vita. Credo che anche Saul lo riconosca, l’altra sera eravamo tutti a cena e abbiamo capito che eravamo e siamo tutti qui perché Anthony aveva generato questo spirito di collaborazione unico e ogni singola persona che ha lavorato in questo film e negli altri diretti da lui il loro contribuito alla riuscita del film era stato rivalutato, non solo seguendo la visione del regista, ma condividendo la sua visione, hanno aiutato alla sua realizzazione e Anthony riusciva a percepire alle persone il valore del loro lavoro”, ha ricordato l’attore inglese.  

Ralph Fiennes è nel film il protagonista del film, ma per l’attore inglese non fu questo il ruolo che lo lanciò alla ribalta: “Considero che la svolta nella mia carriera sia stato il mio ruolo in Schindler’s List, ma non ci sono dubbi che questo film mi ha segnato e ha segnato tutti quelli che ci hanno lavorato. È stato uno spartiacque per tutti, di nuovo grazie ad Anthony Minghella e al suo animo e anche la ragione del successo”.

Il Paziente Inglese è stato girato fra l’Italia e la Tunisia: “Mi ricordo quel periodo con affetto, abbiamo girato a Cinecittà per un mese, lì abbiamo girato tutti gli interni del monastero, quindi ho girato con il trucco ‘da calvo’. Poi siamo andati a Toscana, a Pienza, nella stagione dei tartufi, a ottobre, ed è stato un sollievo dopo aver passato quel periodo in studio. A Trieste, poi, avevamo solo la seconda regia. Mentre abbiamo ricreato il Grand Hotel des Bains del Cairo al Lido di Venezia, abbiamo girato lì la scena del ballo che appare in tutti i trailer del film, quando ballavamo con Kristin e anche lì è un esempio dello straordinario modo di lavorare di Anthony, abbiamo avuto un giorno per girare quest’alchimia fra Kathrin e Lazlo, credo che lui e Saul sono riusciti a mettere in pellicola questo momento di alchimia pura e fusione fra me e Kristin. Mi ricordo che l’abbiamo raggiunta il secondo giorno”, ha ricordato Ralph Fiennes. “Vorrei aggiungere una cosa alle riprese effettuate a Cinecittà – ha aggiunto Zaentz – abbiamo usato una troupe italiana, l’esperienza di lavoro con gli italiani per Il Paziente Inglese e Il Talento di Mr. Ripley sono state fra le migliori della mia vita. Avevamo problemi finanziari in questo film, a un certo punto un membro della troupe è venuto a dirmi: ‘Per favore, se ci dite che c’è la possibilità che questo film si faccia, noi lavoreremo per due settimane senza essere pagati, basta che ci dite che ci pagherete. Amiamo questo film e vogliamo lavorare’. E il manager ci ha fatto restare per tre mesi senza farci pagare perché si fidavano di noi, poi vedere il set di Fellini è stato fantastico”.

Quarantanove premi e ben 66 nomination, che ricordo hanno Ralph Fiennes e Paul Zaenzt di quella stagione: “Mi ricordo gli Oscar, è stata una notte fantastica e la cosa buffa di questi eventi e che mi ricordo che è stato un trionfo per il film, per Anthony e Saul e per i tecnici e Juliette. È stata una bella serata, questi eventi mi rendono nervoso e non sono a mio agio, ma ricordo quella notte con molto affetto”, ricorda Fiennes che era nominato fra i migliori attori protagonisti anche se la statuetta andò a Geoffrey Rush per Shine. “È stata una notte indimenticabile, Anthony è salito sul palco, Saul anche per prendere il premio del film, e Anthony tornò sul palco, dopo la premiazione, perché si era scordato di ringraziare l’autore del libro Michael Ondaatje. E tutti erano a proprio agio e nessuno pensava fosse un errore interrompere la premiazione di Saul!”, ricorda il nipote del produttore.

Il film era stato prodotto anche dai fratelli Weinstein, creatori della Miramax, una delle migliori case di produzioni indipendenti che lanciò una serie di titoli di successo nella fine degli anni ’90. Molto del merito del successo della casa di produzione è legato al film di Minghella: “I Weinstein non hanno contribuito alla fase creativa del film, sono stati chiamati una volta che la sceneggiatura era completata e che il cast era stato scelto, ci hanno lasciato soli al montaggio. Penso che Harvey avesse capito che il film era nelle ottime mani di Anthony, Saul e Walter Murch, ma hanno fatto uno straordinario lavoro promuovendolo e nel marketing”, ha risposto Zaentz. Ralph Fiennes ha anche risposto a una domanda su Harry Potter: “Mi hanno ucciso, non sono più interessato al film”, ha risposto facendo riferimento al perfido Voldemort.

Anthony Minghella si ruppe la caviglia mentre giravano il film: “Sì, era successo proprio all’inizio delle riprese a Viareggio, è inciampato sulla spiaggia, cadendo dentro una fossa. Credo fosse stato più difficile per lui girare in Tunisia, camminare sulla sabbia perché non poteva usare le stampelle, ma Anthony ha comunque insistito”, ha ricordato Zaentz.

La carriera di Ralph Fiennes è fatta di ruoli molto variegati, da fortemente drammatici, a fortemente comici, come il concierge di Grand Budapest Hotel: “Ogni ruolo è una sfida, e a noi piace. Anche se si fanno ruoli un po’ più ‘interiori’, all’attore piace cambiare genere, fa piacere dare una performance lontana a quello che la gente pensa di te. Mi è piaciuto recitare in film come Grand Budapest Hotel o The Bigger Splash di Luca Guadagnino, ma sono ruoli arrivati a me, non ho chiamato per chiedere ruoli diversi al mio agente. Da attore cerchi sempre ruoli che ti mettono alla prova o registi e sceneggiatori con cui vorresti lavorare, se poi li chiamano buoni, cattivi, introversi, estroversi… A me interessa solo che siano delle buone parti”.

Il Paziente Inglese può essere considerato come un apripista per una serie di film indipendenti: “Non è stato il primo indipendente a vincere, era già successo con Qualcuno volò sul nido del cuculo e Amadeus, non ci sono molti film del genere, ma sono stati fatti una volta ogni 20 anni. Il Paziente Inglese è stato un film cazzutissimo, questo sì”, ha risposto Zaentz, nipote di Saul, tre premi Oscar per i tre film citati da Paul. “Per un film del genere abbiamo comunque avuto un budget molto generoso, non puoi fare un film del genere oggi giorno”, ha detto Fiennes, “Ricordo all’epoca che il budget era di 33 milioni di dollari, e Disney e Miramax le altre case di produzione si chiedevano come avessimo potuto farcela. In Italia, se si gira qui, si usa una troupe italiana, non porti gente dagli States e Gran Bretagna e questo l’abbiamo potuto fare perché eravamo indipendenti”.

“Una cosa che mi fa sempre ridere è che ho avuto i miei biglietti di aereo che erano stati pagati da Disney e avevano Topolino sulla copertina”, ricorda Ralph Fiennes. L’attore inglese ha iniziato a recitare negli anni ’90: “Il mio desiderio di recitare si è manifestato alla scuola d’arte nel 1981-1982, avevano preso un corso che mi hanno stimolato e provocato una sensazione che già avevo, una voglia di recitare. Una volta lasciata la scuola, a 19 anni, ho capito che ero un attore”. Fra i ruoli dell’attore inglese anche quello di M, il braccio destro di 007 in Skyfall: “Mi sono sempre divertito a chiedermi: riuscirò mai a prendere il testimone di Judi Dench? Ho fatto il suo ruolo, mi sono messo nelle “sue scarpe” e scherzavo sul fatto di volere i tacchi. Da ragazzo adoravo leggere i libri di Bond, sono stato felice di avere il ruolo, Judi Dench, ogni volta che la vedo mi fa vedere i sorci verdi. Sam Mendes, che ha diretto gli ultimi film, ha fatto un ottimo lavoro, e Daniel Craig incarna Bond per la sua generazione. È stata una grande parte, ma nessuno sa cosa succederà a Bond”.

Qual è la ragione del successo del Paziente Inglese? “Da un lato l’alchimia che si è creata fra Fiennes e Kristin Scott-Thomas, la storia di Anthony Minghella, la fotografia di John Seals, tutto il cast, il decoro di Stuart Craig, il pubblico che si ritrova nel deserto, una combinazione di grandi elementi che arrivano allo stesso tempo”, ha sottolineato Zaentz. “Ricordo di aver letto una delle prime stesure della sceneggiatura, Anthony era riuscito a inglobare nella storia così tante emozioni forti nella storia, una storia d’amore, sul passato, sulla guerra, sulla perdita, sui rimpianti. Era riuscito con grande sensibilità e grande intelligenza ed è riuscito a rendere questa storia d’amore universale, mi ricordo di essermi commosso a causa di tutti questi elementi, prima di interpretarlo. Forse lo sapete, ma quando si legge una sceneggiatura le persone si creano dei film nelle loro teste, questo succede perché ti stai identificando la scrittura, questo succede perché tutte le persone sono connesse dalle emozioni che la scrittura porta loro. Una delle ragioni del successo è sicuramente il fatto che Anthony abbia scritto una sceneggiatura stupenda e tutti quelli che l’hanno letta hanno provato questa emozione dolorosa e profonda che faceva parte del testo”. 

Il video dell’incontro
Foto © Getty Images/Facebook Ufficiale Festa del Cinema di Roma

(chiara laganà)

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