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La ragazza senza nome, i fratelli Dardenne parlano del film

Jean-Pierre e Luc a Roma per presentare il loro ultimo film. In sala domani

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di Redazione | 2016-11-26 26/10/2016 ore 19:42
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:41)

La ragazza senza nome è stato presentato oggi dai fratelli Dardenne, Jean-Pierre e Luc, registi e sceneggiatori del film che sarà in sala il 27 ottobre. Presentato a Cannes, La ragazza senza nome racconta la storia di un giovane dottore, Jenny, che convive con un profondo senso di colpa dopo la morte di una ragazza senza nome fuori dal suo studio.

I fratelli Dardenne, premiati a Cannes due volte con la Palma d’Oro per Rosetta e L’Enfant – Una storia d’amore e con il Gran Prix per Il ragazzo in bicicletta, hanno parlato del loro decimo film in un’intervista “un po’ belga”, a causa della pioggia battente della giornata di oggi a Roma, come ha scherzato il più anziano dei due fratelli, Jean-Pierre. Com’è venuta ai Dardenne l’idea di raccontare la storia di Jenny? “La storia è nata dal medico, il personaggio del medico che ci ha interessato da molto tempo. Abbiamo pensato che questa donna che in quanto medico dona e dà la vita per allontanare la sofferenza e la morte, immaginiamo, invece, una situazione in cui si sente colpevole per un decesso. Anche se non è lei a causarla, si sente comunque responsabile. Abbiamo costruito questa storia intorno a questo medico responsabile per la morte di qualcun altro, ecco questo è stato il punto di partenza”, ha spiegato Luc Dardenne.

A morire è La ragazza senza nome del titolo, ed è questa ragazza invisibile a cui non è riuscita a prestare soccorso la dottoressa protagonista del film, una persona di cui non sappiamo nulla: “Esatto, questo è il messaggio e poi l’abbiamo legato a una ragazza senza nome, di colore, africana, senza nome e la ricerca di questo medico porterà a far conoscere la sua identità, questa è stata l’idea che abbiamo legato a quella del medico. Evidentemente questa situazione concreta e singolare è l’immagine di un’altra più generale che è quella dei migranti”, ha continuato Luc Dardenne.

La ragione per la quale abbiamo pensato che si trattasse di un’immigrata di colore non è legata a fatti di cronaca: “Abbiamo subito pensato che si potesse trattare di una donna immigrata senza documenti con sé, dunque, clandestina perché è una situazione tipica di questo periodo. Vent’anni fa, non l’avremmo pensato di ritrovare il nome di una ragazza di colore ritrovata morta su un corso d’acqua senza documenti, è sicuro che tutto questo è legato ai fatti di oggi”, ha spiegato Jean-Pierre Dardenne.

A legare il personaggio di Jenny e quello della Ragazza senza nome è la solitudine: “Senza dubbio si può affermare che c’è un legame molto forte fra le due donne, ma questo legame è nato dal fatto che Jenny si sente colpevole per la morte, per non aver aperto la porta. È vero che il film racconta, non ci interessiamo della vita privata di Jenny, ma alla sua vita con la ragazza senza nome, se lo posso dire, come il senso di colpa che ha il potere di essere condiviso dagli altri e grazie a questo superano i loro interessi che difendono fino a un certo punto”, ha proseguito Jean-Pierre Dardenne, “È come se lei fosse andata a trovarla, per difendere la ragazza che si trova dentro la sua testa”.

L’indifferenza nei confronti della ragazza senza nome non riguarda solo Jenny, in un certo senso anche noi siamo responsabili: “Rispondo restando nel nostro ruolo di cineasti, noi quello che ci auguriamo che come per Jenny, questa ragazza sia nella nostra testa. Speriamo che questa ragazza senza nome sia nella mente degli spettatori, e che allo stesso modo l’ossessione che Jenny ha di ritrovare l’identità della ragazza senza nome, che questa ragazza circoli anche nella testa di chi andrà nel cinema”, ha aggiunto Jean-Pierre Dardenne

Jenny ha il volto dell’attrice Adèle Haenel, mentre nel film si rivedono alcuni volti noti nella filmografia dei Dardenne: Olivier Gourmet e Jérémie Renier: “È a causa di Adèle che abbiamo fatto questo film, l’abbiamo incontrata per caso a Parigi, e abbiamo visto il suo viso innocente, naïf, fresco e con una sincerità già presente nel modo di guardarti. E ci siamo detti che se il dottor Jenny fosse stata giovane come lei, può essere che i pazienti, durante le visite, sentano il desiderio di dire la verità. Mentre erano con lei, guardandola parlare e muoversi, poteva aiutare a fare uscire la verità, non ha secondi fini, lei si trova lì così com’è, questo ci ha interessato molto e inoltre Adèle Haenel aveva espresso il desiderio di lavorare con noi e abbiamo fatto il film”, ha spiegato Luc Dardenne.

Quanto ai volti noti di Olivier Gourmet (apparso in La promessa e Il figlio) e Jérémie Renier (protagonista de L’Enfant – Una storia d’amore e Il ragazzo con la bicicletta): “Perché li abbiamo presi, sono degli amici e ci piace lavorare con loro, ma non abbiamo scritto le due parti per loro. Una volta terminata la sceneggiatura ci siamo detti: Beh, forse Olivier e Jérémie possono fare queste parti. E poi è sempre un piacere lavorare con loro”, ha completato Luc Dardenne. Il primo è il figlio di Lambert, uno dei pazienti di Jenny, mentre l’altro è il papà di Bryan, un altro dei pazienti della giovane dottoressa di Liegi.

Presentato a Cannes, La ragazza senza nome è al cinema in una versione tagliata, sono stati infatti tolti sette minuti rispetto al film portato alla kermesse: “È una bella domanda, quando siamo stati a Cannes ci eravamo detti che forse qualcosa mancava. L’accoglienza al film a Cannes è stata ‘così così’ e poi degli amici ci hanno detto che c’erano dei problemi di ritmo ed era una questione a cui avevamo pensato sin dall’inizio: volevamo trovare l’equilibrio perfetto fra l’inchiesta di Jenny, Jenny e il suo mestiere di medico, la cronaca del suo lavoro. Una volta rientrati in Belgio abbiamo deciso di tagliare una parte e in un giorno abbiamo tagliato, senza cambiare i piani o l’ordine, abbiamo 32 tagli, 7 minuti e mezzo, ma così ci sentiamo ancora di più dentro la testa di Jenny. Quello che è successo dopo Cannes è questo: è la prima volta che finite le riprese entriamo subito nella sala di montaggio, normalmente ci prendiamo una pausa di due settimane, in questo caso penso che abbiamo un po’ affrettato i tempi. Nella sala di montaggio avevamo la sensazione di essere ancora sul set,  perché i piani sequenza che facciamo ci ipnotizzano e non sappiamo più cosa tagliare”.

La ragazza senza nome vi attende al cinema il 27 ottobre, distribuito da Bim. Fra un’intervista e l’altra, Luc Dardenne ha ordinato bucatini all’amatriciana, in onore a Matrice. Due dei più grandi registi europei, davanti e dietro alla telecamera.
 

(Chiara Laganà © foto Christine Plenus)

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