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Fai bei sogni, Marco Bellocchio e il cast parlano del film

Dal libro di Massimo Gramellini con Valerio Mastandrea e Bérénice Bejo

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di Redazione | 2016-11-26 8/11/2016 ore 1:52
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:42)

Fai bei sogni è il nuovo film di Marco Bellocchio ispirato all’omonimo libro autobiografico di Massimo Gramellini. A interpretare il giornalista c’è Valerio Mastandrea, condividono la scena con l’attore romano Bérénice Béjo, che interpreta la moglie del giornalista, Elisa, Guido Caprino, il padre, Barbara Ronchi, la madre, e con ruoli minori Roberto Herlitzka, Pier Giorgio Bellocchio e Miriam Leone. A completare il cast, i due giovanissimi attori torinesi che intepretano Gramellini da piccolo: Nicolò Cabras e Dario Delpero, entrambi bravissimi. 

 

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs allo scorso Festival di Cannes, il film racconta,  ispirandosi alle pagine del libro una storia basata sulla perdita della madre del protagonista. Il protagonista è Massimo Gramellini che non ha preso parte alla sceneggiatura: “Ogni libro ha due autori, chi lo scrive e chi lo legge, quando chi lo legge è un regista del livello di Marco deve dare la sua interpretazione io sono sempre stato un passo indietro perché ritengo che un film di Marco Bellocchio sia un film scritto con i suoi sceneggiatori e interpretato dai suoi attori, io volevo stare dietro. Ho capito sin dall’inizio che il Massimo del film non era il Massimo del libro, era una sua reinterpretazione. Al nostro primo incontro, a Marco ho chiesto solo una cosa, cambia tutto, ma non cambiare lo spirito del libro, cambia la storia, i personaggi, ma mi piacerebbe trovare al cinema lo stesso umore del libro. E questo esiste, chi ha letto questo libro troverà un’altra storia, altri aspetti della storia, troverà una storia diversa, ma trova lo spirito che ho messo in questo libro: il racconto di come affrontare un dolore tentando tutta la vita di rimuoverlo e poi, invece, riuscendo ad attraversarlo nel momento in cui lo accetti”. 

 

Marco Bellocchio si è ispirato all’immagine per realizzare questo film: “Il discorso è diverso, il libro è pieno di immagini, pensando a un’immagine cinematografica è un po’ l’immagine del bambino con madrina in fondo al corridoio nel momento del funerale. Questo soggetto l’ho dipinto in alcuni quadri, quell’immagine che non è diventata il manifesto del film perché era un po’ funebre e scoraggiante, sono felice che il manifesto sia il momento gioioso del ballo con il bambino, quell’immagine è stato il momento di partenza del film e mi ricollega come immagine qualcosa che ho vissuto da bambino”. 

 

La domanda incalza e il regista approfondisce la tematica del lutto: “La mia infanzia è passata attraverso vari funerali, però la storia di Fai Bei Sogni parte da un amore non patologico, non nevrotico, forte, intenso fra una madre e suo figlio, quest’amore non l’ho mai conosciuto, però al tempo stesso è qualcosa che nel libro, un po’ come un attore, mi sono immedesimato in quella storia e ho tentato di ricrearla. Un altro momento chiave è la ribellione di questo bambino che non accetta, quasi realisticamente, e nega che la madre sia lì, questa rabbia e questo non accettare un dolore così insopportabile è qualcosa di estrememanete importante nel film e nel libro. E poi trovare un fantasma amico che lo accompagna nell’infanzia e nell’adolescenza, che lo aiuta, Belfagor, poi scompare, ma è il trucco per riuscire a sopportare l’insopportabile”. 

 

Da I Pugni in Tasca a Fai Bei Sogni, la morte e la famiglia sono sempre al centro della filmografia di Bellocchio: “Vorrei titolare il mio prossimo film, Famiglie vi odio, sono cambiate tante cose. Ne parlavo anche ieri, c’è nel mio lavoro, una via delle madri, ci sono tante madri che ritornano però è come se ci fossero tanti omicidi e suicidi. Se pensiamo a I Pugni in Tasca… uccide la madre, Nel nome del padre, uccide il padre finge di uccidere la madre, se pensiamo al Gabbiano, si suicida, se pensiamo a Occhi e Bocca uccide il gemello, una carrellata, ma le morti dei figli e delle madre sono qualcosa che costituisce e rappresenta il nucleo principale delle nostre vite. Il rapporto felicissimo, ma drammaticamente interrotto fra un figlio e una madre”. 

 

Massimo Gramellini ha scelto di non prendere parte alla stesura del film anche perché: “Avevo già dato tutto scrivendo il libro, era una storia autobiografica, volevo distaccarmi dalla storia, essendo autobiografica era troppo duro. Sono stato sul set, un giorno mi ha segnato, figuriamoci se avessi dovuto riscriverla, ripeto, poi, un film di Marco Bellocchio, non mi sembrava giusto perché finito per condizionarlo. Lui con me è stato molto delicato, mi ha detto: Non sto raccontando un libro con personaggi di fantasia, sto raccontando un libro con personaggi reali. Un giorno scherzando mi ha detto: Magari potrebbe venirmi l’idea di dare a tua madre un vizio, tipo l’alcool, ma non voglio farlo perché era tua mamma vera non è di fantasia. Volevo ringraziarlo per la scelta straordinaria dell’attrice che interpreta mia mamma, Barbara Ronchi, lo ha fatto in modo meraviglioso. Tutto quello che non sono riuscito a dire con le parole lo fa con gli sguardi, quando l’ho incontrata ci siamo abbracciati, ho avuto un transfert, è stato uno dei momenti più belli della mia vita”. 

 

Barbara Ronchi lo ringrazia: “Porto nel cuore la prima volta che ti ho incontrato, per me è stato molto bello, ho letto il libro, mi ha commosso, è quelle parole che mi hai detto, quel dialogo è stato edificante”. A sistemare la sceneggiatura ci hanno pensato Valia Santella, Edoardo Albinati e dallo stesso regista: “Siamo partiti da un primo soggetto scritto da Marco, abbiamo iniziato a lavorare su questo e chiaramente abbiamo letto il libro. Naturalmente ci siamo staccati dal libro, per dimenticarlo e rielaborarlo, rielaborare i sentimenti più profondi di questo libro”. “È stato un piacere, con una lieve vena masochistica, per potere trattare questa storia abbiamo pescato nelle risorse delle nostre faccende autobiografiche. Il libro di Gramellini ha acceso i nostri ricordi, fantasie e mancanze, seppur non così gravi, lavorare su una storia vera, scritta da una persona in carne e ossa, sembrava poter essere un ostacolo, almeno per me si è rivelato un forte vantaggio. Una possibilità di metterci in gioco con le proprie personali storie, abbiamo tenuto del libro qualcosa che somigliasse di più a Marco Bellocchio, abbiamo fatto da staffetta fra i due autori”, le ha fatto eco Albinati. 

 

Massimo Gramellini ha il volto di Valerio Mastandrea: “La chiamata è arrivata improvvisa, il tema che voleva affrontare Marco era talmente interessante, non solo dal punto di vista fattoriale, ma anche personale che ho avuto tante garanzie dalla telefonata che abbiamo avuto. Abbiamo fatto un provino, avremmo affrontato qualcosa che mi avrebbe fatto del bene ad affrontare anche a contatto con il mio lavoro. Per 15 anni ho risposto, chiudo la saracinesca a fine film, poi mi sono arreso che no è per niente così, abbiamo la fortuna di fare un lavoro che ti permette a contatto con quello che sei, sei stato e quello che forse sarai. A volte il nostro lavoro può anche aiutarti tantissimo, noi facciamo sempre un lavoro, ci divertiamo, giochiamo, abbiamo affrontato un tema inaffrontabile, ma ci siamo divertiti, ma abbiamo fatto sul serio”.

 

L’attore romano poi ha scherzato sulla tematica della morte nei film di Bellocchio: “Aspetto un film in cui ci sia un tentato omicidio o suicidio, lì il maestro potrebbe raggiungere la sua maturità”. Gramellini ha poi raccontato le emozioni che ha provato vedendo il film, le scene che l’hanno colpito hanno per protagonisti Barbara Ronchi e Nicolò Cabras: “Tutti gli attori sono al meglio, Roberto Herlitzka, poi, pronuncia la frase che è al centro del libro e anche del film: Il se è il marchio dei falliti, nella vita si diventa grande con i nonostante, questo è il tentativo che si voleva raccontare con questa storia. Mi ha toccato molto quella scena e mi ha colpito molto il modo in cui Marco ha risolto le ultime 20 pagine del libro con un tuffo in piscina, un’immagine che dice tutto e niente, questo è veramente cinema. Sono felice che la storia verta sul personaggio di Belfagor, quando ho scritto il romanzo, nella prima stesura, mi manca il personaggio negativo, e alla seconda l’ho aggiunto. Il cattivo che non lo era, perché agisce a fin di bene, e anche Belfagor ha dato a Marco una trasposizione cinematografica ritrovando le immagini del film che si sposano con la storia. Il terzo è il ruolo che ha la televisione, il televisore nei salotti borghesi dell’Italia degli anni ’60, dettava le abitudini, Marco ha reso mia madre una fan dei personaggi televisivi. Uno dei pochi ricordi che ho di lei è mia madre che mi porta via dal televisore dove c’era il Ciclope in Tv che mangiava i suoi compagni, vedere la Tv in questo ruolo centrale mi ha fatto rivivere quest’emozione”.

 

Il film è molto fedele al libro: “Se vuoi una trasposzione del libro, prendi un bravo regista che fa una cosa tecnica, non mi piacciono i film che assomigliano troppo ai libri. Trovo orrenda la voce fuori campo che sostituisce lo scrittore, Marco ha dato un tono personale  Il protagonista di questo film si chiama Massimo, ma si sarebbe potuto chiamare Marco. Bravissimi anche gli attori che m’intepretano sono bravissimi, io quando avevo i capelli, ero biondo, questa diversità fisica è marcata la presenza di Marco in questa storia. Ho guardato il film e vi confesso un suo merito e mi sono dimenticato che stesse parlando di me, come se non l’avessi scritta io e come se non avessi scritta io”. 

 

“Il colpo gobbo di Marco Bellocchio – scherza il tifoso granata Gramellini – è aver scelto un bambino juventino per interpretarmi, in realtà sono straordinari, mi hanno commosso: come Nicolò guarda Barbara Ronchi, come si adegua allo sguardo della madre bipolare. Bravi tutti e due”. 

 

La carrellata di dichiarazioni di attori parte con Miriam Leone, qui Agnese, un amore acerbo di Massimo Gramellini: “Per me è iniziata al provino, è stato già una grande scuola e un grande onore, ed è stato anche divertente lavorare con Valerio. Interpretare l’amore incompiuto, ho fresca l’emozione di dover tagliare un rapporto per andare avanti”. Il film, girato a Torino, ha permesso all’attrice di parteciparvi: “Giravo Non uccidere la mattina e le mie scene le giravo di notte”. Roberto Helitzka aveva già lavorato con il maestro Bellocchio: “Ci ho già lavorato e spero di lavorarci sempre. Ringrazio Gramellini, ammettendo di essere juventino, ma non me ne interresso più da bambino. Non l’ho visto, quindi non posso dire nulla, l’esperienza è stata bellissima, con Marco le cose sul set diventano facili, una scena con un bambino, è una scena centrale, il “nonostante” potrebbe essere il logo del film, il bambino c’è sia come personaggio che come attore fa crescere la propria partecipazione. In chiesa, poi, ormai è il terzo prete che interpreto e ne vedrete un altro”.

 

La parola passa a Bérénice Bejo, l’attrice francese interpreta Elisa, la moglie di Massimo Gramellini: “Parlo francese, parlo italiano, perlo Marco Bellocchio italiano. È stata un’esperienza molto incredibile per me, perché è stata molto corta, ma molto forte, mi sono ritrovata in un set con un mostro sacro con un’energia debordante più della nostra insieme, era l’ultimo ad andare a dormire e il primo a svegliarsi. Un’energia di creare di raccontare una storia e di farlo bene, non mi aspettavo di incontrare un uomo di quest’età così entusiasta nei confronti del suo mestiere, questo mi ha dato una tale forza e felicità perché esiste ancora ho lavorato con registi giovani molto meno entusiasti. Un regista di una settantina d’anni fare un mestiere con tanto entusiasmo, sono stata così felice di essere in questo film, di lavorare con Valerio, è un piccolissimo ruolo, non ho fatto molto, ma l’ho fatto con una felicità infinita”.

 

Barbara Ronchi ha ringraziato Marco Bellocchio perché il suo primo film, fra gli scherzi di Valerio Mastandrea, il “professore di sostegno” dell’attrice: “Tutte le scene le ho fatte insieme a Nicolò, il mio personaggio l’abbiamo costruito insieme con lui, con tutti i fuoriscena. Tanto di quello che io faccio è come lui mi guarda nel film, sei bravissimo, grazie!”. Lo scherzo prosegue durante la dichiarazione di Guido Caprino, il padre: “È stato un periodo intenso, io non mi sono divertito, sono stato molto a contatto con Barbara, mi hai aiutato anche se non avevamo molte scene insieme. Raccontare quest’uomo è stato intenso, sentivo due volte la responsabilità: uno perché è esistito e per via del racconto di Massimo. Ho portato con me a lungo le pagine del libro”. Piccolissima parte anche per Pier Giorgio Bellocchio: “Sono stato a Sarajevo grazie a questo film, ed è un bene che si torni a parlare di una guerra dimenticata. E poi la scena in cui muore la seconda madre del film, una scena che mi ha molto toccato con Valerio perché è stata molto emozionante, è stata un’esperienza come sempre profondissima, intensissima e formativa”, citando il lavoro con il padre. 

 

Ultima parola per i giovanissimi protagonisti, a iniziare è il più grande, Dario: “È stata una bell’esperienza sin dal provino, quando sono stato scelto ero molto felice, mi hanno accolto tutti molto bene, mi sono sentito come a casa, mi ha aiutato immedesimarmi nel ruolo, pensare alla stessa situazione vissuta da Massimo”. Gli fa eco, il piccolissimo Nicolò, emozionatissimo, ha detto di immedesimarsi nella parte. Il piccolo Massimo è una delle vere sorprese del film. 

 

Beppe Caschetto ha sottolineato le difficoltà di produrre un film del genere: “Un libro di questo straordinario successo e un tentativo di realizzarlo, se potessimo tentare di proporlo a Bellocchio, poi ci abbiamo provato e ha dato una risposta positiva. Un film difficile da produrre perché per le implicazioni, il cast e le location, anche perché cospicuo. Un film nato con il sostegno di Rai Cinema, un film importante, la soddisfazione è stata di passare dalla commedia, un tempo che si è dissolto, un punto d’arrivo fare un film con Bellocchio. Il film uscirà in 30 Paesi, sarà il film di Natale in Francia e in Italia arriva in molte copie. Un film di un autore così importante in tante copie, l’autore ha il dovere e il diritto di farsi guardare da molto pubblico”. Pietro Del Brocco ha aggiunto: “Vogliamo riconquistare il pubblico con storie forti”. 

Fai Bei Sogni vi aspetta al cinema dal 10 novembre, il libro di Massimo Gramellini è edito da Longanesi Editore e ha venduto più di un milione di copie. 

 

Le dichiarazioni di Valerio Mastandrea
Le dichiarazioni di Roberto Herlitzka
Le dichiarazioni del cast
Le dichiarazioni di Massimo Gramellini

 

(chiara laganà)

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