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La ragazza del mondo, regista e i protagonisti parlano del film

Presentato e premiato a Venezia 73, dedicato a una ex Testimone di Geova

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di Redazione | 2016-11-27 9/11/2016 ore 2:22
(ultimo aggiornamento il 27 Novembre 2016 alle ore 11:33)

La ragazza del mondo sarà al cinema il 9 novembre, l’opera prima di Marco Danieli ha per protagonisti Sara Serraiocco e Michele Riondino ed è ambientato nella comunità dei Testimoni di Geova. La storia è quella di due ragazzi che s’innamorano, una Giulia, è una Testimone di Geova e per l’amore nei confronti di Libero dovrà lasciare la sua comunità.

Il film, dopo il passaggio alle Giornate degli Autori a Venezia 73, è stato presentato a Roma dal regista Marco Danieli, i due protagonisti Sara Serraiocco e Michele Riondino, il co-sceneggiatore Antonio Manca e il disassociato, ovvero l’ex testimone di Geova Emidio Confronti. I due attori sono stati premiato con il Pasinetti del Sindacato Nazionale Giornalisti di Cinema. Per prepararsi al ruolo di Giulia, la 19enne che decide di abbandonare i Testimoni di Geova per provare a vivere e a vedere il “mondo”, ossia tutto ciò che esiste oltre il gruppo religioso, ha frequentato molte adunanze, le celebrazioni religiose dei Testimoni di Geova: “Volevo che fosse un personaggio reale, non volevo che fosse il testimone di Geova stereotipato che si è soliti conoscere. Volevo che avesse una parte di sé simile a quella dei Testimoni di Geova che ho incontratoo durante le adunanze, la facciata, ho preso da loro il modo di parlare, di porsi nei momenti degli altri, sempre in maniera molto educata, ci sono molti divieti: non dire parolacce, non indossare gonne sopra il ginocchio. Volevo che questo personaggio fosse inerente alla realtà, ma ci ho tenuto molto a preparare questo ruolo anche da un punto di vista psicologico, pieno di sfumature”.

Giulia, secondo la giovane attrice: “è un personaggio universale, non ha connotazioni storiche, ci sono molte caratteristiche in comuni con le ragazze di oggi. Viene da un contesto religioso molto restrittivo, però allo stesso tempo è in ambiente lavorativo e a scuole con persone che non fanno parte della comunità. Sviluppa dei desideri, come quello di stare con un ragazzo”.  La ragazza del mondo è un film con una storia “universale, tutti possono identificarsi nei personaggi che abbiamo interpretato, un’identificazione con la storia”.

Michele Riondino non si è posto il problema delle “regole” che giocano un ruolo importante nel film di Danieli: “No, il film racconta una storia d’amore, una storia contenuta in due contesti sociali diversi, ma caratterizzati. Il film è su una ragazza che fa parte della congregazione dei Testimoni di Geova, ma non vuole essere in nessun modo né polemizzare, né essere un film ideologico sulla scelta di far parte di una congregazione del genere, semmai ci pone alla questione di rapportarsi con l’ortodossia di un tipo di religione, è stato preso quest’esempio, ma non vuole essere denigratorio. Per quanto mi riguarda una religione non rispecchia il livello culturale di un popolo, il Dalai Lama ha detto: le religioni, che prima hanno educato un popolo, oggi deculturalizzano un popolo, questo è il problema della religione. Era una riflessione sui rappresentanti delle religioni monoteistiche, oggi le religioni non parlano di umanità”, ma oggi esercitano un potere contrario.

La polemica che è nata all’uscita del trailer ci ha riconsegnato, per l’attore, “l’immagine stereotipata dei Testimoni di Geova, gente chiusa e ottusa che non vuole buttare lo sguardo al di là di questo recinto, paradossalmente il dibattito era fra Testimoni ed ex Testimoni, nessun cristiano, nessun ateo ha preso parte al dibattito, questa religione va contro l’idea di religione”.

La ragazza del mondo è ispirata a una storia vera, quella di un’amica comune del regista e dello sceneggiatore: “Una persona timida, apparentemente remissiva. Una nostra amica ci ha raccontato la sua vita e ci ha folgorato, e ci siamo messi al lavoro con Antonio per scrivere la sceneggiatura. Per un esordio in Italia c’è bisogno di molto tempo e avevamo bisogno di una storia che ci prendesse visceralmente. C’era un credo religioso, c’era una curiosità antropologica per quel contesto, ci ha affascinato la peculiarità della storia di questa ragazza che si è innamorata di un ragazzo sbagliatissimo che somiglia all’uomo interpretato da Michele, questa cosa le ha dato la forza o la follia di mettere in discussione la propria vita. Entrambi, hanno messo in discussione i loro mondi, lei quello religioso, lui quello delinquenziale. Ci siamo ispirati anche ad altre storie, ci ha dato una mano anche Emidio che ci ha aiutato nella rilettura delle sceneggiature. Nelle riunioni di sceneggiatura, dicevo ad Antonio che mi piaceva fosse un’eroina suo malgrado. Ha fatto una rivoluzione piccola, esistenziale, ma che non avrebbe voluto fare. Questa è stata messa nel personaggio di Sara”.

Emidio Conforti ha lasciato i Testimoni di Geova a 20 anni “mi sono ricostruito la vita abbastanza facilmente”, abbastanza per chi ha visto il film assume un altro significato: “Quando Antonio mi ha sottoposto la sceneggiatura, io volevo che il film fosse inattaccabile, come tutti i gruppi chiusi, si sentono attaccati dal ‘mondo’, seppure non è un attacco diretto. Il film può far capire, con uno sguardo esterno dove ci si trova, tu sei nella tua comunità e va tutto bene. Se un testimone di Geova vedrà questo film, vedrà se stesso dall’esterno e forse capirà o sceglierà se gli piace o no. Se ci fossero stati degli errori sarebbe stato, le cose che si vedono nel film le hanno vissute personalmente amici che conosco”. Ha raccontato la sua esperienza in un blog e un libro autobiografico: Geova non vuole che mi sposi. Lui è stato un disassociato, ossia è stato allontanato dalla comunità: “Non è come votare un partito che non si è mai votato, ti ritrovi solo, i tuoi amici d’infanzia ti tolgono il saluto, i tuoi genitori ti chiamano il meno possibile. I miei genitori mi dissero che non sarebbero venuti al mio matrimonio e ho deciso di raccontare il motivo del perché nessun membro della mia famiglia sarebbe venuto”.

Sara Serraiocco crede che il suo personaggio  – e la generazione che rappresenta – siano pieni di coraggio: “Ho avuto un contatto con un’ex testimone coetanea e ho trovato molto analogie fra me e lei venendo da mondi opposti, volevo creare un personaggio universale, cresciuta in un ambiente restrittivo, ma con caratteristiche normali. Il desiderio di scoprire il proprio corpo, di avere esperienze sessuali, Giulia ha avuto molto coraggio, nonostante l’ostracismo, è riuscita ad andare avanti. Ha un carattere forte, forse se nasci in un ambiente del genere lo sei”.  

La scelta di Sara Serraiocco, per il regista: “L’ho scelta perché avevamo girato un promo tre anni fa per convincere i produttori, un promo con cast provvisorio, e lei ci aveva convinta, non abbiamo aperto il cast per il ruolo da protagonista, mentre Michele abbiamo pensato a lui, dopo una lettura scrupolosa si è convinto a interpretare un romanaccio pur essendo di Taranto, questo è poco, ma ho lavorato con attori importanti, non è poca cosa per un esordio. Mi piace lavorare con gli attori, mi piace raggiungere un livello di naturalismo forte. Ho lavorato, seppure in un esordio, con attori molto bravi c’erano anche Marco Leonardo, Stefania Montorsi, Lucia Mascino, Pippo Delbono. Le prove con i due attori protagonisti sono state molte, per cui c’erano loro due con dialoghi, abbiamo accettato anche improvvisazioni, un lavoro che si sente se si vede guardando il film”. 

A colpire l’attore di questa storia è stata l’amore fra il suo personaggio e Giulia: “Ho letto una versione della sceneggiatura e ricordo che la cosa che mi ha colpito è il rapporto d’amore improbabile fra Libero e Giulia, questo mi ha posto una domanda che mi sono portato dietro nella preparazione del personaggio. Com’è possibile che Libero s’innamori di Giulia? Mi è servita per potermi piegare sulla costruzione che Sara ha fatto del personaggio, le prove che abbiamo fatto al Centro Sperimentale. Libero e Giulia sono due personaggi che vogliono imporsi in una società che li vuole relegati nel loro ambiente naturale, per Libero la borgata, Giulia, una testimone che avrà futuro slo dentro la congregazione. L’amore, nato fra loro, li fa rinascere, i due personaggi si trasformano, i due cliché lasciano il posto a una sensibilità di lui e una forza di carattere per lei. Com’è possibile che si possano innamorare è stata la chiave per trasformare qualcosa nel film”.

Il regista condivide – in parte l’idea del mondo che ne hanno i Testimoni di Geova: “Anch’io penso che il mondo sia sporco, io e Antonio eravamo d’accordo, c’è d’aver paura, da una parte fanno proselitismo, dall’altra si difendono pur di non contaminarsi, il film ha comunque un punto di vista laico, non è un’inchiesta, è un film. Pensiamo che se sei una ragazza in cerca della tua identità il mondo va affrontato. Pur essendo non cattolico, ho nostalgia del ruolo sociale che rappresentavano le parrocchie: l’attività culturale si sostiuisce a quella religiosa. Le religioni minoritarie crescono perché le persone si sentono perse, la religione cattolica ha perso aderenza e si avvicinano ai Testimoni di Geova, i Mormoni, gli Evangelici”. Il film ha causato polemiche sono state “preventive” prima che arrivasse a Venezia, “le polemiche hanno riguardato Testimoni ed ex Testimoni. Critiche preventive perché il film non è stato visto. Non è un film contro la religione o contro i Testimoni di Geova, abbiamo provato a non essere manichei, noi per primi. Non c’è stata, comunque, nessuna presa di posizione della congregazione”. Si collegano a Internet, usano iPad, si “mescolano” con gli altri ma non troppo: “In ambiente lavorativo o scolastico frequenti altri ragazzi, ma i rapporti con loro sono delimitati. Esiste comunque un mondo variegato” quindi le cose possono cambiare.

Nel film s’inizia a conoscere la società “chiusa” dei Testimoni di Geova, la protagonista è costretta a raccontare dettagli della sua vita amorosa, con dettagli morbosi: “È tutto vero – afferma Emidio Conforti – anzi loro stanno alla larga soprattutto dai disassociati. Esistono altri contatti con la famiglia, ma tutti interpretano le regole a modo loro”. “La nostra amica ha ricevuto lo stesso trattamento e nel suo caso il dialogo con gli anziani è stato peggiore”, ha ricordato il regista.

Diverse le esperienze che hanno avuto i due protagonisti con i Testimoni di Geova: “Mi avevano citofonato una volta a casa, per me è stato affascinante scoprire questo nuovo mondo. Ho assistito a varie adunanze, volevo scoprire chi fossero, chi erano loro. Hanno un modo di interagire diverso, costruire il personaggio era ancora più interessante. Conoscendo questa ragazza, ho capito che questo modo di fare gentile era nascosto da un grande conflitto interiore, lei era stata sempre turbata da questo. Voleva essere una ragazza comune: vestirsi come gli altri”. Michele Riondino ha dei cugini che sono Testimoni di Geova: “Sono stato sempre informato delle dinamiche della congregazione, sono stato in una sala del regno da piccolo. Un mio cugino è anche appassionato di cinema, gli ho detto subito che questo sarebbe stato il mio prossimo film e lui fu molto incuriosito, anche se non parlavamo mai di religione per sapevamo come la pensava l’altro. Mi sono poi appassionato, ho continuato a leggere e ad approfondire la tematica dopo Venezia. Ho capito gli argomenti che usano per denigrarsi”.

“Alla fine – aggiunge l’attore – il concetto di tolleranza, pace, amore, fraternità cedono il passo alla violenza verbale e, a volte, fisica nei confronti di chi non la pensa allo stesso modo”. L’idea che abbiamo dei Testimoni di Geova cambia quando “un testimone critica un trailer di un film. Sono curioso di sapere cosa scriveranno i blog”. “I Testimoni di Geova hanno costruito il loro mondo sul senso di colpa. Ci sono due scuole di pensiero fra gli ex Testimoni di Geova: o chi li odia o chi pretende di non averlo mai fatto. Io appartengo a loro. Bisogna – secondo Emidio Picariello – evitare di combattere i Testimoni di Geova su tematiche della fede. La paura di chi ha lasciato, invece, era che il film fosse troppo forte: esci dai Testimoni di Geova, diventa spacciatore”. Sono molti ad avere capacità dialettica elevate: “La mia prima orazione è stata a cinque anni, davanti a una platea numerosa, una cosa che ti rimane”.

Per Conforti, la definizione sociologica si addice a quella di setta: “Ho fatto per anni proselitismo, non voglio essere l’ex testimone ro esistono dei parametri che identificano le sette e loro lo sono”. La scrittura è stata difficile, Antonio Manca: “Abbiamo lavorato con Marco, per scriverla ci abbiamo messo tre anni. Fra i punti saldi, l’idea di base: la prima uscita dalla comunità di Giulia, la storia con Libero e poi ritrovare la sua vita. La storia di formazione è legata all’esperienza di perdizione”, esperienza che la protagonista fa per “emanciparsi”. “La via d’uscita deve trovarla da sola”, ha aggiunto.

Al centro di questo film la storia d’amore, un’alchimia fortissima fra i due attori: “Si è creata una magia, ci siamo ascoltati a livello attoriale, io non lo conoscevo Michele, abbiamo fatto un periodo di prove che è servito per conoscerci. Ci siamo trovati insieme a lavorare”, ha detto Sara Serraioco. “La seconda volta che l’ho visto ero a Venezia, sono stato sorpreso dalla scene  e ho visto la chimica fra i personaggi, personaggi che si sono visti già – eccetto Giulia – questa è la chimica nasce da questo rapporto. Prova in tutti i modi a capirla, questa è stata la chiave vincente dell’aver letto la sceneggiatura e aver usato il rapporto naturale dell’individuo rispetto a concetti astratti tipici della religione”, ha aggiunto l’attore. “Eravamo così pronti a rimettere mano alle scene che la scena finale l’abbiamo ridiscussa tante volte”, ha aggiunto Riondino.

Sembra che in questa storia d’amore i due si usino a vicenda, ma il regista smentisce: “Non lo usa in modo consapevole, c’è un’illusione amorosa per poche esperienze, sembra che l’amore sia il sentimento di emancipazione, il rapporto si mette in discussione ed è stato strumento per crescere”. “Non sono Romeo e Giulietta, ma è però la storia romantica, lei s’innamora di se stessa, cosa che non le era concessa, lo può fare attraverso l’amore per qualcun altro. Per Libero è la prima esperienza con una ragazza che non fa parte del suo mondo. Per me l’aspetto che preferisco è l’affievolirsi delle sue difese, sembra duro e poi mostra tutte le sue fragilità”.
 

Le dichiarazioni di Sara Serraiocco
Le dichiarazioni di Michele Riondino

(chiara laganà)

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