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La cena di Natale, il cast e il regista parlano del film

Il sequel di Io che amo solo te, con Laura Chiatti, Riccardo Scamarcio

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di Redazione | 2016-11-26 16/11/2016 ore 19:30
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:44)

Dopo il matrimonio, La cena di Natale, il sequel di Io che amo solo te è stato presentato a Roma dal cast e dal regista. Presenti Laura Chiatti, Riccardo Scamarcio, Michele Placido, Eva Riccobono, Maria Pia Calzone, Antonella Attili, Eugenio Franceschini, Antonio Berardi, Dario Aita e Giulia Elettra Gorietti. Insieme al cast, Luca Bianchini, autore del bestseller da cui il film è tratto, il regista Marco Ponti ed Emma Marrone, sua la canzone dei titoli di testa: Quando le canzoni finiranno.

La cena di Natale è il seguito di Io che amo solo te, ritroviamo la coppia formata da Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio alle prese con la prima gravidanza, girato dall’attrice perugina mentre era effettivamente incinta. Del primo film ritroviamo i genitori Michele Placido, Maria Pia Calzone, Antonella Attili, il fratello di Scamarcio, Eugenio Fantastichini, la sua amica lesbica Daniela, Eva Riccobono e qualche new entry: Dario Aita e Giulia Elettra Gorietti. A dirigere torna Marco Ponti, mentre la sceneggiatura è adattata dal secondo bestseller di Luca Bianchini dal titolo omonimo.

“Il seguito di Io che amo solo te è nato spontaneamente, presentando il libro in Italia, i personaggi erano entrati nella vita delle persone e Marco Ponti mi ha chiesto, a settembre 2013, di fare una cena in cui tutti i personaggi s’incontravano. Ho chiamato la Mondadori mentendo, dicendo che avevo già scritto dieci capitoli di La cena di Natale, ma il libro sarebbe uscito a dicembre. L’ho scritto di getto, un libro molto più breve e questa è stata la vera  sfida di questa storia: abbiamo inventato delle cose, se no sarebbe durato 40 minuti. È stato bellissimo lavorare con l’altro sceneggiatore e abbiamo capito che questi personaggi avevano delle loro vite con tante cose da dire”, ha spiegato Luca Bianchini.

“Abbiamo adattato un romanzo seguito di un romanzo che avevamo già adattato, nel primo caso abbiamo adattato il romanzo in film, nel secondo caso avevamo più riferimenti. Il primo era il secondo romanzo e l’altro era il primo film, il terzo fattore sono gli attori con cui abbiamo lavorato, è stata un’evoluzione di quella storia lì. A casa di Riccardo leggevamo le bozze delle sceneggiature e ho capito che i personaggi non erano proprietà privata, non erano né di Luca, né miei, erano diventati qualcosa di collettivo, gli attori diventando autori proponendo idee e quello è stato molto istruttivo. Il materiale di base era fluido: un libro, un film e delle persone. Lì è nata La cena di Natale”, ha spiegato il regista, “Ho capito che valeva la pena raccontare una storia che nasceva da una storia già raccontata, questo non sarebbe successo senza il rapporto forte con il produttore, Federica Lucisano, lei mi fa mettere l’asticella del salto in alto più in alto”.

Prodotto da Rai Cinema e da Fulvio e Federica Lucisano, a parlare è la produttrice: “Abbiamo amato La cena di Natale, ho letto il libro, ma il film è nato dall’attaccamento al film, abbiamo amato lavorare tutti quanti insieme. Abbiamo fatto i brainstorming, la cosa bella è plasmarci l’un l’altro e a fine giornata non sai di chi è l’idea, un ping pong creativo molto interessante”. “Abbiamo lo stesso coinvolgimento del primo film”, ha aggiunto Samanta Antonikova di Rai Cinema.

Emma Marrone coglie il testimone di Alessandra Amoroso del primo film e canta la sua Quando le canzoni finiranno, usata nei titoli di coda: “Luca Bianchini ha ascoltato il mio disco, in anteprima, perché è un mio fan ed è rimasto colpito da questa canzone, partendo dal presupposto che per me questa canzone sarebbe stata perfetta in un film. Ha una forza struggente e sposta tutti gli equilibri di una storia d’amore classica, forse perché non spaccia così sfacciatamente il lieto fine, un po’ come la Cena di Natale. Con Marco, poi, ho girato un video, ha tirato fuori delle parti in me che pensavo di non avere. È stato molto bello e importante”.

Laura Chiatti ha recitato nel film all’ottavo mese di gravidanza: “È un momento molto importante, il momento più bello, la dolce attesa però è una stronzata. Vomiti, ti senti abnorme, gli ormoni ti portano a sbarellare, all’inizio delle riprese, ero molto preoccupata: ero all’ottavo mese, ero preoccupata della non riuscita fisica, non ero grassissima, ma avevo preso 14 chili. La produttrice, Federica, è donna e mi ha compreso, ero in condizioni idilliache, mi hanno coccolata moltissimo e mi sono trovata molto bene”, ha spiegato l’attrice. La sua Chiara deve ancora fare i conti con il tradimento del marito: “Il tradimento è orrendo a prescindere, in una condizione del genere è ancora peggio. Sei tu, il tuo marito, la creatura, trovo una cosa squallida perché uccidi un’armonia che è magica, anche se quando aspetti un bambino le priorità sono altre, il bambino non divide la coppia, ma ci pensi molto meno a tuo marito. Non dovrei sapere del tradimento…”.

Marco Ponti si è ispirato alla commedia italiana per realizzare il film: “Non si può prescindere dai giganti, fa impressione nominarli, si va a scuola a vedere quei film lì. Monicelli, Scola, con Riccardo si parlava di Germi, Divorzio all’italiana, Signore e Signori, ci sono personaggi esecrabili con una portata umana e riescono a veicolare concetti che sono fortemente conflittuali che sono portati verso l’evoluzione del personaggio. C’è poco tempo per l’improvvisazione, c’è tempo di discuterne prima, come abbiamo fatto per la scena del negozio di scarpe fra Orlano e Mario, è nata in un pranzo insieme con Eugenio Fantastichini e Dario Aita”.

Riccardo Scamarcio torna a indossare i panni di Damiano, per il regista, l’attore l’ha reso molto umano, “fa delle cose sbagliate, dà umanità a questo personaggio, ha dato a questo personaggio quello che il personaggio aveva bisogno per vivere”. A parlare è l’attore pugliese: “Dall’inizio, dall’idea del secondo film, ma già nel primo, è stata una scelta consapevole caricare questo personaggio, di dare a Damiano la capacità di portare conflitto. Fa una cosa peggio dell’altra, per tornare alla commedia italiana, dove i personaggi erano tridimensionali e portavano sullo schermo vizi e mal costume di questo bel paese ipocrita. Il cinema e la commedia, negli anni 60, avevano questa modernità. Visto che l’ipocrisia non è scemata, abbiamo avuto l’idea di inserire un personaggio controverso in una commedia, un personaggio più interessante per me”.

“Il cinema è un lavoro di squadra, un insieme di pensieri e desideri, una voglia di approfondire tutti i personaggi e a ognuno dare il suo spazio, dare il suo desiderio. Ognuno dei personaggi ne ha uno, quindi nasce tutto dal fatto che ai personaggi volevamo veramente bene. Provate a voler bene a chi è goffo, bugiardo, questo ha uno spazio nella narrazione”, ha aggiunto il regista.

La cena di Natale è dedicata a Bud Spencer: “Bud, per me, rappresenta un cinema italiano, costruito da molte persone, fra cui Fulvio Lucisano, era un cinema enorme, con cui la mia generazione è cresciuta. Era un cinema dove c’era tutto, trovavi dal western alla fantascienza, dalla commedia sexy, alla scanzonata, al cinema d’autore. Per me quel cinema lì era un sogno, sono andato al funerale e sentire Dune Buggy quando l’hanno accompagnato dentro, abbiamo pianto tutti. Ho solo detto grazie a chi mi ha fatto amare il cinema da piccolo, non è facile dire grazie, ma io l’ho fatto”.

Nel film c’è un omaggio anche a Mario Bava: “Bava è nazionalpopolare”, risponde il regista, “Nazionale e popolare sono due belle parole, ed è un bel film”. Riccardo Scamarcio ha spiegato alla platea come sceglie i suoi ruoli: “Scelgo i progetti in funzione delle persone con cui devo lavorare, il cinema per me è il set. In generale dalla scrittura al montaggio, soprattutto il set è l’arte dell’adattarsi. Noi scriviamo il film un po’ di tempo prima, poi il copione viene preso e si comincia a girare. Passano sei, sette mesi e s’inizia a girare, ci sono tante variabili, la disponibilità, l’apertura e l’elasticità delle persone con cui devi lavorare. Il mio modo di lavorare è nel riconoscere quest’elasticità e questa libertà, in Italia, con i budget che si riducono, l’elasticità è fondamentale per creare qualcosa di vivo e vitale”.

Nel film ci sono ben quattro coppie omosessuali: Orlando e Mario e Daniela e la sua compagna e, in particolare, il personaggio di Eva Riccobono è incinta. Eugenio Franceschini ha raccontato come sono nate quelle scene: “Io e Dario siamo molto amici anche prima di girare il film, almeno per me è stato facile lavorare con lui, trovare tale intimità, anche se un sentimento che non mi appartiene. A essere sincero, non ho avuto difficoltà ad affrontare questa tematica con lui, a parte un po’ di barbetta”. Dario Aita aggiunge: “Non mi sono posto la questione, quando ho saputo che dovevo interpretare una storia d’amore omosessuale, mi sono chiesto come interpretare una storia d’amore, mi sono concentrato sugli stilemi classici della storia d’amore. Il mio personaggio era innamorato segretamente di questo ragazzo dal liceo, l’ha tenuto nascosto per molto tempo fino a quando gli si è presentata l’occasione di mettersi di fronte a questa persona. È il modo migliore di affrontare questo racconto.”

Questo film ha dato a Eva Riccobono la possibilità di rappresentare una Daniela diversa: “Quello che mi è piaciuto, è che in questo film, Daniela resta un personaggio comico, spiazzante, ma in questo film è incinta. È bello rappresentare questa possibilità per una coppia omosessuale, ed è bellissimo, un gesto d’amore e romantico averlo potuto avere con il mio miglior amico, quest’idea di famiglia moderna. Sono mamma di un bimbo e posso dirlo, la cosa più importante per un bambino è sentirsi amati e vivere nell’amore, in quel caso Daniela con una compagna e con il suo miglior amico, è la forma d’amore più bella che c’è. Marco è stato coraggioso a lanciare questo messaggio e io sono orgoglioso ad averlo fatto”.

Il film è interpretato dalla coppia collaudata Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio: “Io lo adoro in un modo più diretto, rispetto a quanto lui lo possa manifestare”, scherza l’attrice. “Ci conosciamo da 20 anni, sin dai primi tempi, Riccardo aveva un aspetto umano, al di là di questo, è realmente un attore straordinario, sia per il suo talento recitativo, sia per il suo approccio al set e alle sue compagne di viaggio. Quando incontri persone così, è più facile lavorare ed è vero che questa cosa esce fuori dallo schermo, me lo dicono tutti, quando lavori con Riccardo hai una luce diversa. Lui è molto bravo a dirigermi, a prescindere ai registi, a volte mi guida”. “Soprattutto nelle interviste”, scherza l’attore. “Non siamo d’accordo sul nulla”, afferma Scamarcio, “Siamo diversi, lui è un attore, a me non piace andare al cinema. Mi ha sconsigliato tutti i film che abbiamo fatto insieme. Siamo molto diversi, ma per quello che riguarda i valori, siamo molto simili”, ha spiegato l’attrice.

“Abbiamo iniziato con Compagni di scuola, quando la vedo spengo subito. Abbiamo questa condanna di vedere il tempo che fa. Rimaniamo nel tempo, ma vedi in modo chiaro la débâcle inesorabile, quando abbiamo iniziato da piccoli, questa sintonia c’era, avevamo un modo di sdrammatizzare i momenti difficili. Laura imita tutti, fa un’imitazione di Banfi che è imbattibile. Ci conosciamo ed è un piacere lavorare con lei, io mi auguro di continuare a lavorare con lei”, ha aggiunto l’attore.

Una delle forze del film è rappresentata dal “duello” fra Antonella Attili e Maria Pia Calzone che si contendono l’amore di Don Mimì, alias Michele Placido. “Con Antonella, abbiamo improvvisato moltissimo, avevamo un copione, avevamo una storia, due donne ironiche che cercavano di dare il meglio sul set. Abbiamo affrontato quelle scene come l’opportunità di un incontro fra attrici che si divertono”, ha spiegato Maria Pia Calzone, la madre di Chiara-Laura Chiatti. “Devo ringraziare Ponti per avermi dato la possibilità di mostrare un lato sconosciuto, ho sempre interpretato la madre tragica, lo devo ringraziare perché ho interpretato la madre comica. ‘Bisogna amare anche gli assassini’, scherza Cecov, sono felice di aver dato a una tridimensionalità a un personaggio che altrimenti sarebbe stato una macchietta, tutto questo è avvenuto per la libertà che ci hanno dato sul set. Potevo aggiungere battute, emozioni, atteggiamenti, era aperto, ed è raro come regista. Ci sono registi molto gelosi che vedono le modifiche del testo come minacce. È un ruolo da leccarsi i baffi, un duello ridicolo, ma meraviglioso”, ha aggiunto Attili.

Giulia Elettra Gorietti interpreta l’altra: “Interpreto la str**a, ma la vita è fatta di questo. Sono felice di essere entrata in questo progetto, in un cast incredibile, bisogna interpretare tutto”. Michele Placido, l’ultimo ad arrivare perché impegnato sul set: “Quando mi hanno chiamato, ho aderito subito: avevo letto il romanzo e volevo recitare nella mia terra, la Puglia, e con Riccardo e gli altri compagni di lavoro abbiamo passato dei bei momenti e ci siamo appassionato alla storia. Avendo accanto un’attrice brava come Maria Pia, non ho molte occasioni d’attore”. Placido non ho mai vinto né come regista, né come attore: “Romanzo Criminale ebbe 12 premi e la regia andò a Moretti. Credo di essere stato abbastanza bravo”.

Le dichiarazioni di Eugenio Fantastichini, Dario Aita ed Eva Riccobono

(chiara laganà)

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