torna su
19/10/2020
19/10/2020

ADV

ULTIM'ORA
CARICAMENTO IN CORSO

Radio Colonna

Radio Colonna Via Margutta, 48, 00187 Roma redazione@radiocolonna.it Claudio Sonzogno

Io ci sono, la storia di Lucia Annibali martedì sera su Rai 1

Presentato a Roma il film TV. Con Cristiana Capotondi e Alessandro Averone

Avatar
di Redazione | 2016-11-26 21/11/2016 ore 20:37
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:44)

Io ci sono racconta la storia di Lucia Annibali, il film TV arriva su Rai 1 martedì 22 novembre alle 21:15. A interpretare Lucia Annibali, Cristiana Capotondi, mentre Luca Varani, l’ex dell’avvocato vittima dell’aggressione con l’acido, Alessandro Averone. La storia è tratta dal libro omonimo, scritto dalla stessa Lucia Annibali insieme alla giornalista Giusi Fasano. A presentare il film TV a Roma, Lucia Annibali, i protagonisti, la sceneggiatrice Monica Zapelli, Giusi Fasano, il regista Lucio Manuzzi e il produttore Angelo Barbagallo.

“Raccontare la mia storia può essere importante, è faticoso per me portare un peso di un dolore così grande con cui convivere ogni giorno, da ogni esperienza tragica della vita bisogna imparare e trasformarla in qualcosa di positivo che possa essere utile a se stessi, è importante emanciparsi da quello che di brutto ci succede nella vita e se possibile donarlo agli altri, perché sia utile a loro e perché, insieme a chi ha sofferto, imparino a indirizzare la loro vita”, ha spiegato Lucia Annibali, “Se la mia esperienza può essere d’aiuto alle donne, agli ustionati, come me, per dare loro una speranza e chiunque debba affrontare momenti difficili per non perdere mai il desiderio di vivere perché la vita vale la pena sempre di essere vissuta, un messaggio di positività anche nell’altro, conservare l’umanità anche se si è sofferto regala una vita migliore”.

Io ci sono racconta la storia di mancato amore di Lucia, la sua lotta per riprendersi la sua nuova vita sono al centro del film TV. “È uno dei film più importanti che abbiamo prodotto negli ultimi anni, tratta un tema cruciale come quello della violenza sulle donne. La cronaca quasi tutti i giorni ci impone nelle sue diverse manifestazioni, anche dai dati ISTAT emerge come il 31 per cento delle donne fra i 16 e i 60 anni abbia subito una forma di violenza fisica e sessuale nell’arco della propria vita”, ha affermato Tinny Andreatta, direttrice di Rai Fiction. Le violenze per Andreatta “rappresentano una cattiva cultura” per questo la Rai ha dato “ampio spazio” alle donne “valorizzandone ruolo familiare e nella professione lo abbiamo fatto con la servilità e storie vere”. Per parlare di violenza delle donne, “abbiamo scelto una storia vera”, una storia “emblematica per altre persone, lo abbiamo fatto con una storia che raccontasse l’offesa e la forza del femminile”.

La forza è quella di Lucia Annibali che ha collaborato anche alla sceneggiatura basata sul libro scritto dall’avvocato e dalla giornalista Giusi Fasano: Io ci sono – La mia storia di non amore, Andreatta ha sottolineato che i motivi che hanno spinto la Rai a raccontare questa storia sono racchiusi nel titolo del romanzo: “Il possesso scambiato per amore, la mancanza di rispetto dell’altro e la rabbia che sfocia in una crudeltà terribile, e l’acido che cambia per sempre il volto di una donna”.

Per Tinny Andreatta, Lucia Annibali ha donato il “suo messaggio di coraggio” ad altre donne, “la Tv deve essere usata per raccontare questa storia” alle donne, ai giovani e agli uomini affinché questi ultimi “provino un senso dell’orrore” vedendola. A interpretarla c’è Cristiana Capotondi: “Il desiderio di formare i giovani e soprattutto gli uomini e di trasferire la propria esperienza sono stati i due elementi che mi hanno emozionato di più. Per me Lucia è un eroe, una persona che ha sfidato il dolore costantemente in modo ironico e autoironico, ha una leggerezza che è difficile da riscontrare in persone che hanno vissuto eventi così tragici.

Lucia dimostra di essere un simbolo di come la vita vada presa con un sorriso e questo viso ha ritrovato questo sorriso che aveva perso per prima in questa vicenda”. Per l’attrice questa è stata “un’occasione unica”, ha rappresentato “un’eroina di questa guerra contemporanea, è stata una delle avventure più belle che mi legano a questo mestiere. Conoscere la storia di Lucia mi ha messo molto dentro questo tema”. Sin dai primi momenti fa parte di questo “gruppo di donne che accompagnano gli uomini in questo percorso di metabolizzizazione di quello che siamo diventate, vi siamo cambiate sotto gli occhi e alcuni di voi non hanno metabolizzato. È bello che ci prendiamo questa responsabilità: raccontare agli uomini chi siamo e cercare che questo cambiamento li renda felici”.
Monica Zapelli ha curato la sceneggiatura: “Questa è una di quelle storie che ti creano un meccanismo di maturazione perché t’insegnano a guardare la vita in un altro modo, non è solo un fatto tecnico”. Zapelli ha già lavorato in due produzioni al femminile di Rai Fiction: Lea Garofalo e Felicia Impastato: “Sono tre storie con cui abbiamo raccontato un femminile diverso, parte dallo stereotipo – compagne, mogli e madri – hanno il destino già scritto, ma si ribellano nel segno della vita e non nella rabbia”. La storia di Lucia Annibali, per la sceneggiatrice, “ci racconta il guardare avanti, il non chiudersi se si è feriti e trasformare la rabbia e la paura in un’occasione di rinascita”.

Per il regista Luca Mannuzzi, Lucia Annibali è stata “generosa”, abbiamo “condiviso” la sua storia e “abbiamo ottenuto degli stimoli e qualche riflessione. Lucia è diventata un testimonial di un eccezionale silenzio che va spezzato”. Il regista spera che Io sono qui vada a colpire quegli “uomini che odiano le donne”, annullandoli, facendoli sentire una nullità.

La “nullità” nella storia di Io ci sono è Luca Varani, condannato a 20 anni di reclusione per il tentato omicidio di Lucia Annibale, nella fiction ha il volto di Alessandro Averone. L’attore ha interpretato questo ruolo non piacevole: “Anzi la lavorazione è stata un’occasione molto bella, molto costruttiva. Certo è un ruolo ingrato, ma sono felice di averlo fatto perché possa servire per gli uomini che guardano questa storia, per cercare di capire che il concetto di amore deve essere il più possibile slegato da quello di possesso nei confronti della donna e quindi di farla diventare l’oggetto. Ciò che ci fa innamorare di loro, bisogna avere la capacità e la libertà di restituirlo alle donne e che sia l’amore un atto di apertura ed essere felici che queste creature possano splendere per gli stessi motivi per cui le amiamo senza limitarne la libertà e la persona. Spero di aver contribuito e spero che possa servire alla componente maschile per guardare le donne in una maniera più illuminata”.

Giusi Fasano ha raccontato la storia di Lucia Annibale nel libro a cui Ia fiction si è ispirata, la giornalista ha sottolineato che il suo mestiere è stato quello di “rubare un po’ umanità”. Fare una fiction come Io ci sono è un lavoro necessario per il produttore Antonio Barbagallo: “In questo Paese c’è un problema con la memoria, le cose importanti è bene che vengano fissate, interpretate, indagate e rappresentate. Fare questo film per la TV è un’occasione straordinaria”. Un film che sarà proiettato anche nelle scuole e che, seppur indirizzato a un pubblico maschile, si sconterà in TV una partita di Champions League, Siviglia – Juventus: “La data era stata decisa da due mesi proprio perché volevamo mandarlo in concomitanza il 25 novembre, è stato deciso quando la partita doveva essere criptata e non abbiamo dovuto cambiare la programmazione”. Cristiana Capotondi, romanista convinta, invita i giornalisti e i due juventini, Lucia Annibali e Alessandro Averone, a boicottare il match. Per l’attore non c’è stata nessuna fascinazione nel personaggio negativo di Luca Varani: “Molti cattivi della letteratura e del teatro che hanno un percorso e una fascinazione legata a motivi più profondi, per cui uno può dire che sia affascinato. In questo caso mi sono scontrato con una pochezza di argomenti, ho dovuto immaginarmene altri per lavorare sul personaggio. La cosa complicata, che ho preso una sfida, è stata mantenere un’ambiguità e un limite su cui corre il personaggio. Da pubblico e da persone che potesse incontrare una persona del genere fuori, potesse aspettarsi quello che avviene. Questo sposta l’attenzione su quanto noi dobbiamo essere vigili nei confronti delle persone e delle relazioni, può capitare”.

La scena più difficile è quella che apre Io ci sono, quella dell’agguato: “In realtà, Lucia è stata molto specifica, non ha sentito dolore perché l’acido le ha bruciato le terminazioni nervose. Ha avuto la presa coscienza di un atto definitivo, la perdita della vista, ma non dolore fisico, abbiamo inserito il dolore fisico perché non sarebbe stata credibile per il pubblico. Anche se c’era l’esasperazione di un anno in mezzo di torture”. Lucia Annibali ha ammesso che l’attacco con l’acido un po’ l’ha uccisa: “La Lucia che vedete oggi non è quella di prima, non è la persona che è stata cresciuta dai miei genitori, a loro il mio viso non sarà mai restituita”.

“Su quel pianerottolo – continua – mi sono ritrovata di fronte alla morte e so benissimo che si prova di fronte alla morte, quando la morte è lì a fianco a te. In quel preciso istante ho scelto di reagire, quando scegli la vita è una scelta che fai per sempre. C’è stato un momento in ospedale, nei primi giorni sono stati molto complicati, nel Centro ustioni perché è una realtà in un mondo parallelo: sei solo con te stesso con quello che ti è successo, i tuoi familiari non ti possono toccare per via delle intenzioni, c’è stato un momento in cui mi sono sentita come risucchiare ma è una sensazione fisica di baratro che ho avuto la forza di stoppare: non andiamo in questo luogo, andiamo avanti. Vivo ancora oggi delle difficoltà tipiche di un ustionato, porto questo peso, ma la forza di reazione la metto in tutto ciò che faccio e quello che sono e il desiderio di costruirmi una vita che sia finalmente mia. Sarò un po’ petulante, ma voglio far sentire, la mia voce, i miei pensieri, i miei sentimenti. È una scelta che si fa e non si può tornare indietro: sono affezionata al mio volto, gli voglio molto bene, andiamo avanti insieme giorno per giorno verso un futuro radioso”.

Lucia Annibali ha ringraziato Cristiana Capotondi per averla interpretata, “è stato un ruolo difficile, è stato bello conoscerla, scambiarsi un po’ d’intelligenza. Ringrazio tutti, anche Alessandro: “Ha dato una dimensione umana, una dignità che non ha di reale, ha fatto un lavoro molto bello e sono contenta che lui abbia avuto quest’opportunità di farsi conoscere”. Dopo aver lasciato la carriera di avvocato, Lucia Annibali ha intrapreso un nuovo lavoro, pur essendo un avvocato, per Annibali la pena di Luca Varani: “Per parlare di decisioni giuridiche bisogna essere al corrente degli atti e non mi sento di esprimere una mia opinione. È chiaro che non ci sarà mai una pena che potrà ripagarmi di quello che mi è successo, però posso dire da donna di legge e vittima che nel mio caso giustizia è stata veramente fatta. La condanna a 20 anni è data da un insieme di condanne, fra cui quella di tentato omicidio quando mi ha manomesso il gas, quello è in realtà ha alzato la pena, questo è il massimo che il nostro sistema prevede”.

Quello che vorrebbe fare, l’avvocato Annibali, è creare una sorta di legge per punire gli attacchi realizzati con l’acido: “Le aggressioni con acido, una si è verificata ai danni di un uomo. Io spero che possa essere auspicabile individuare un nuovo reato che tenga conto dell’aggressione, dell’emulazione, e dei danni gravi, irreparabili e irreversibili perché è irreversibile questo tipo di danno che subiscono le persone aggredite con l’acido. Questo renderebbe ancora di più la restituzione del dolore e del dover convivere per tutta la vita con un aspetto che è profondamente diverso. Nella speranza di ricevere cure che ti permettano di avere un aspetto per presentarsi alla società senza vergognarti”. Questo riguarda il passato, il futuro per l’ex avvocato Annibale riguarda le pari opportunità: “Da qualche settimana ho una collaborazione con la ministra Boschi per quanto riguarda la violenza sessuale e di genere. Stiamo lavorando molto ed è una bellissima esperienza per me come donna che ha sofferto che ha la possibilità di emanciparsi di questa sofferenza e per superare il mio nome che si conclude con ‘sfregiata dall’acido’, una definizione diversa sarebbe anche meglio. Questo serve per mettere a disposizione me stessa,  la mia esperienza e le mie capacità per il bene altrui. È una prosecuzione di quello che ho fatto finora, ma calato in una realtà e professionalità che è importante per ogni essere umano, perché ti dà una dimensione di normalità, questo aiuta a guarire un po’”.

In molte scene, Cristiana Capotondi recita con il volto coperto dalle bende per “curare” le ustioni riportate sul volto di Lucia: “Le scene sono state molto complesse, non essendoci la mimica, recuperata con il corpo. L’ospedale è stato realizzato in dieci giorni di riprese e recitavo dalla mattina alla sera, diciamo che ho assaporato la non vista e mi sono sentita molto vicina a Lucia in quei giorni. I ruoli complicati sono altri, in cui hai poco materiale, questa è stata un’esperienza totalizzante”.

“Ci penso poco a Luca Varani, – riprende a parlare Lucia Annibali – penso a cose belle e interessanti. La paura che lui possa uscire un domani sì, se ci penso mi spaventa, ma lo affronterò quando sarà momento”. Parlando di nuovo del suo presente-futuro: “Per il mio lavoro, mi sono trasferita a Roma. Andiamo per step, la scadenza ci sarà con il nuovo piano anti-violenza, con le associazioni di categoria, lavorando per inserire moduli che seguano le direttive generali. Stiamo lavorando anche sull’individuazione di linee guida per le donne nel pronto soccorso”, continua Annibale, “Le donne devono essere approcciate dal punto di vista medico e dal punto di vista umano”. Sono stati invidividuati dei criteri per la “ripartizione dei fondi”, è stata istituita la Camera di Regia. “Stiamo lavorando a pieno ritmo”, ha assicurato l’ex avvocato.

Nel dipartimento si daranno anche ai ragazzi gli strumenti per la formazione: “La violenza è qualcosa che li riguarda da vicino” e il Dipartimento lavorerà in collaborazione con altri ministeri: “Per adesso ho accantonato l’idea di tornare a fare l’avvocato, per adesso mi sono messa in gioco come persona per gli altri, una missione più umana”. La fiction è stata criticata dalla compagna di Luca Varani: “Mi sono posta il problema di tutelare la privacy di questa persona e ho chiesto delle mosse specifiche per questa persona. Non c’è motivo di qualcosa di sbagliato o non rispettoso”, ha spiegato Lucia Annibali.

In conclusione, Lucia Annibali ha dato un consiglio a molte donne vittime di violenza: “Le prime avvisaglie vanno ascoltate e vanno interrotte prima che la situazione possa degenerare, vista dall’esterno sembra una situazione banale, trovarsi dentro è un’altra realtà. La denuncia è molto importante e presuppone un percorso emotivo e personale della donna, il superamento del legame affettivo è abbastanza complicato. Sono stati fatti dei passi avanti, esistono dei moduli, dei protocolli sulla prevenzione. Il momento più importante sono le prime avvisaglie”. “Mi potrò di nuovo fidare, trovare finalmente un amore che mi ami, questa sarebbe una novità”, ha concluso fra gli applausi Lucia Annibali.

Le dichiarazioni dei due protagonisti
 

(chiara laganà)

Stampa

A proposito dell'autore

Avatar
23918 articoli

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
© 2Media Srls - 2media@pec.it

Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014