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La Stoffa dei Sogni: il teatro si fa cinema, regia di Cabiddu

In sala il 1°dicembre, Shakespeare incontra Eduardo. Con Rubini e Fantastichini

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di Redazione | 2016-11-26 23/11/2016 ore 19:15
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:44)

Arriva il 1°dicembre La Stoffa dei Sogni, regia e soggetto di Gianfranco Cabiddu. Il regista sardo porta sul grande schermo La Tempesta di William Shakespeare rivista in dialetto napoletano da Eduardo De Filippo. Il film è anche una delle ultime volte sullo schermo del figlio del maestro, Luca De Filippo. Girato nell’Isola di Asinara, il film riprende anche L’Arte della Commedia di Eduardo De Filippo ed è interpretato da Sergio Rubini, Ennio Fantastichini, Renato Carpentieri, Teresa Saponangelo, Francesco Di Leva, Ciro Petrone e da Alba Gaïa Bellugi.

Il regista e autore del soggetto, Gianfranco Cabiddu, racconta così la genesi del progetto: “Ho avuto la fortuna da ragazzo di lavorare per Eduardo De Filippo, ho lavorato con lui per cinque anni e all’interno di questo lavoro Eduardo tradusse La Tempesta di William Shakespeare in napoletano antico e la volle tradurre registrando tutte le parti in audio e io feci questa registrazione, la montai e durò tantissimi mesi perché erano gli ultimi anni della sua vita. Ogni personaggio aveva una voce diversa ed era impegnativo. Dopo tanto tempo questo testo mi è rimasto dentro la testa, dopo tanti anni il carcere dell’Asinara è diventato parco, abbiamo fatto un sopralluogo con l’operatore Enzo Carpineta e ho fatto questo giro e sembrava un’isola incantata, dopo 120 anni che era stata sottratta a ogni turismo, c’erano animali selvatici, una natura prepotente e ho immaginato che fosse l’isola di Calibano. Ho iniziato a fantasticare che nella rotta che Shakespeare assegna da Tunisi a Napoli quest’isola potesse essere la Sardegna, l’Isola dell’Asinara”

La Stoffa dei Sogni, che riprende nel titolo proprio uno dei versi più noti della Tempesta, si rifà all’opera di William Shakespeare e al testo di Eduardo De Filippo L’Arte della Commedia. La parte iniziale del film si rifà all’opera di De Filippo: “Ho usato l’incipit dell’Arte della Commedia, che racconta una compagnia di Guiti a cui gli si brucia il teatro e va dalle autorità per far capire loro quanto sia importante il teatro e chiedono un teatro dove poter recitare. Il prefetto gliela rifiuta la possibilità, ma rimane confuso perché tutte le persone che lo visitano sembrano casi umani. L’altra ispirazione era La Tempesta di Shakespeare e, quindi, la possibilità del perdono, da qui è nato il soggetto”. Cabiddu ha collaborato poi per la stesura del testo con Ugo Chiti “mi ha aiutato a togliere tutto quello che poteva ricordare un senso pesante dei testi. L’idea era di omaggiare questi capocomici che avevano come primo obiettivo il pubblico. Sia Shakespeare che De Filippo facevano un teatro popolare, dunque leggero, la vera sfida era quella di fare un film e non una rappresentazione teatrale, un film che usa il teatro e che usa la lievità del racconto, non così usuale oggi, e che restituisce la profondità di una tradizione, in questo senso, la mia dedica è a Luca De Filippo, che in quest’anno ci ha lasciato ed è stato un testimone di questo modo di fare teatro, un senso che rende anche più vasto il messaggio del film, per guardare al futuro”.

L’Isola dell’Asinara è “un protagonista” del film, “un po’ come l’isola per Shakespeare”, sottolinea il regista Cabiddu: “Come gli spazi del teatro nell’Arte della Commedia, il primo atto con il capocomico che entra e non riesce ad appoggiarsi a un ruolo reale, perché è abituato ai fondali di teatro. Lo spazio è dove avviene tutto, l’Asinara ci ha dato anche un enorme regalo: portare una troupe all’Asinara, dove non ci sono ristorante e alberghi ha consentito al film di lavorare in simbiosi fra tecnici e attori, dentro un posto che era fuori dal mondo. Le isole regalano un qualcosa, da sardo lo sento nella pelle, regalano il viaggio nell’andare, e anche l’approdo nel tornare. L’isola ci ha regalato una concentrazione e un’atmosfera magica che serviva al film, anche perché il film non è claustrofobico, lo spazio teatrale creato dagli attori, quello usato dalla figlia che le dà il massimo della libertà, un mare pazzesco, questo andar via dalla sua vita che le viene concessa dal padre che è il vero spazio conquistato”.

Per Sergio Rubini “il mestiere dell’attore è fatto della costruzione di un’empatia, con la scenografia con i colleghi, con gli abiti che ti mettono addosso. A un certo punto, cominci ad assomigliare alle cose che hai intorno, quindi è chiaro che l’Asinara ha giocato un ruolo fondamentale anche sul lavoro che abbiamo fatto, è un’isola bellissima, ma anche inospitale come i luoghi dove la natura è ancora incontaminata. Non è un posto farlocco, posto vero con i suoi pericoli e ambiguità, è stato bello, ma due cinghiali di notte nell’isola, non c’è un approdo, non funziona il telefono, eravamo tutti in ostello, è stato bello il cameratismo che si è creato”.

Ennio Fantastichini ha anche parlato del cameratismo che si è creato sul set: “La natura ha assunto un’importanza enorme dentro di me, l’Asinara mi ha regalato un impatto nuovo e bellissimo con lo spazio, i cinghiali, uno che mi visitava ogni mattina, un branco di cavalli selvatici, le due civette che ogni sera, quando si tornava dal set, in questo palazzo dove dormivamo nella camerata con i divani letto. Un ricordo di quanto un ruolo possa restare puro e di quanto forse non siamo più abituati, una natura così forte, e penso che sia protagonista del film, dal punto di vista empatico di quanto ci abbia aiutato di fare questo racconto”. Anche l’attrice Teresa Saponangelo ha parlato dell’esperienza sull’isola dell’Asinara: “Parlando di quest’isola, eravamo costretti a stare insieme, a parlarci, senza cellulari. Rubini è stato costretto a cenare con me, a parte gli scherzi, ci ha permesso di confrontarci di parlare di cinema, di teatro, con tavolate con attori, molti dei quali, provenienti dal teatro. Ci sono state lunghe disquisizioni su cosa è meglio fare in questo periodo, l’isola ci ha messo davvero insieme”.

Anche Renato Carpentieri, uno dei protagonisti della fiction TV Solo, ha parlato dell’esperienza sul set di La stoffa dei sogni: “È protagonista quest’isola nel film, non solo perché si vede, ma dà lo spazio e il respiro, lo spazio della riflessione nel film, com’è giusto che sia per una cosa come La Tempesta, nel senso che è un plot che si può adattare in qualunque momento, in qualunque modo. Questo spazio, questo mare dà un respiro di riflessione, uno pensa ai rapporti con la natura, alla storia. Abbiamo sofferto un po’ perché mancavano le sigarette, il cibo, ma per il resto siamo stati benissimo”.

Ennio Fantastichini, attore in teatro, cinema e TV, ha riflettuto con i giornalisti sullo stato dello spettacolo in Italia: “Forse per l’età, rispetto a quando ho cominciato, a un lungo momento che stiamo attraversando, io me ne sono accorto un po’ di più. Da un po’ di tempo quando si parla di un film non si dice più com’era, ma quanto ha fatto. Questo, purtroppo, avrebbe dovuto sovvertire il mio punto di vista, credo che le cose debbano essere valutate per la loro qualità e sono convinto che quando si voglia piacere a tutti, si vola basso. Si può piacere a delle persone, a delle altre no, noi viviamo un conflitto molto forte, dal punto di vista del potere, un rapporto complesso fra produzione e distribuzione e un’egemonia degli esercenti, purtroppo in certi settori non può essere la regola dominante. Penso alla TV, ad alcune strutture che dovrebbero difendere la cultura e la poesia, spero di non essere il solo, come il rispetto degli anziani e per i bambini, secondo me queste regole non sono obsolete. Penso che oltre alla simpatia ci vorrebbero azioni concrete di sostegno. Ho fatto un film Caffè, co-prodotto in Cina, e lì uscirà in 1200 copie e potrò sempre dirlo, è una provocazione, dovremmo combattere tutti senza assecondare il mercato”.

Sergio Rubini interviene e cita un’opera di Aristofane Le Rane, scritta nel 450 a.C. “Atene andava malissimo da un punto di vista bellico ed economico, erano morti i grandi tragediografi Eschilo e Sofocle. Aristofane scrive questa commedia, il dio della commedia, Dionisio, per risollevare le sorti di Atene dal punto di vista bellico, politico, economico e culturale, fa un viaggio nell’Ade per cercare di far risuscitare Sofocle con la speranza di far riprendere la cultura, la politica e l’economia di Atene. Non pretendevo di risollevare o far rivivere Shakespeare o Eduardo, però che Eduardo e Shakespeare possano essere il problema di questo film, a me mi sembra una cavolata. Sono passati 2500 anni e ritenere che Eduardo e Shakespeare possano essere un problema per un film… io ci penserei”.

Prodotto da Isabella Cocuzza e Arturo Paglia e distribuito da Microcinema, Paglia ha sottolineato: “È stato difficile montarlo, è arrivato con una sceneggiatura, abbiamo lavorato insieme a Microcinema e la Sardegna, con uno degli autori più grandi della Sardegna, Gianfranco. Grazie agli attori perché non era facile, per i pochi soldi che c’erano, le difficoltà oggettive, non c’era acqua calda, ci siamo innamorati tutti del progetto, della sceneggiatura. Non faremo milioni, ma saremmo felici di averlo fatto”. Il distributore Microcinema ha sottolineato che cercherà di proteggere questo film: “Uscirà in 30 copie nei centri città, purtroppo nella provincia ci sarà più difficoltà. Il gusto a cui abbiamo abituato il giovane pubblico, bisogna spiegare che la poesia non è denaro. I giovanissimi non parlano più di cinema, distribuisco il film per motivi personali”. “È un film, dove ritrovo anche Ennio Fantastichini, l’unico che mi ospitò fu Alessandro Haber, e come dimenticare i poker a casa di Haber? Avevo già distribuito Faber in Sardegna di Gianfranco Cabiddu e aveva fatto 200mila euro in due giorni, perché non sognare se ho trovato la mia poesia. Ho trovato Arturo e Isabella e difenderò questo film”.

Prospero è interpretato da Sergio Rubini nella commedia dentro la commedia in La Stoffa dei Sogni: “Ho letto il copione e ho deciso subito di farlo e ho aspettato che riuscissero ad allestirlo il film. I miei complimenti vanno alla library di Isabella e Arturo, non fanno film per cercare di assomigliare all’ultimo titolo che aveva successo. Io non sono un attore, io non mi sono inventato nulla, lui ha inventato il Neorealismo, gli somiglio perché sono magro e del Sud. Il mio intento era non assomigliarli, con la faccia lunga, con questo fisico, sono partito dall’empatia con il personaggio. Se non si crea non riesco a metterci nulla, ma mi piaceva il film, mi piaceva anche quello di Ennio avrei fatto anche il ruolo di Anna”. La piccola protagonista del film che interpreta la figlia di Rubini. “Questo doppio racconto, questo binario che c’è fra la vita e i personaggi, il mio personaggio è Prospero dentro per il mollare, il parallelo che c’è con la figlia. Io e Sergio ci sentimmo e ci siamo detti: questo è un film che dobbiamo fare. È passato un po’ di tempo, la cosa di cui mi rallegro è il mio 40esimo anno di libretto di lavoro, mi rendo conto che dopo quasi 45 anni di lavoro, quando leggo qualcosa che mi piace… la faccio! Questo è un privilegio che nessuno può toglierti, lo guardi in una forma attivo, con il tuo cachet, il tuo disagio, nulla te lo può togliere, e resta il piacere di fare una storia nella quale credi che possa documentare il nostro Paese. Questo tema di lasciare andare i figli è un tema molto importante, noi vorremmo che i nostri figli, la storia del Tamburo, il film sul ragazzo che non vuole mai crescere. Questo film mi ha fatto scoprire un lato di me, di quanto l’amore vero sia lasciare libero e non imbrigliare, non imprigionare, amore è dare la libertà, l’ha insegnata a me e credo sia stato uno stimolo per gli altri”, ha aggiunto Ennio Fantastichini.

Anche Teresa Saponangelo e Renato Carpentieri hanno parlato del testo teatrale, del teatro fatto cinema. Per l’attore campano: “Mi è piaciuto il film, ho visto noi attori bravi, mi ha colpito la delicatezza del film. Nel rapporto di Miranda e Ferdinando, anche nei nostri, c’è un’aria di attenzione umana, in cui piccoli gesti diventano grande cose. In quest’epoca in cui la velocità ci perseguita  e i film sono tutti veloci, quest’andamento mi sembra giusto, anche se ci saranno difficoltà. Spero nella mia vita di fare La Tempesta di Eduardo, questo film è stato il mio avvicinamento. Ne avevo parlato con Luca all’Asinara, e lui mi disse: Chiddu non fa sordi. E quindi voglio ringraziare il regista, attori e produzione”. Per Teresa Saponangelo: “Trovarsi in un film con delle montagne come Rubini, Carpentieri e Fantastichini, con delicatezza, con uno sguardo mai volgare. Una delle scene più commuoventi del film è la traduzione in napoletano della Tempesta di Shakespeare, lì mi commuovo, mi reputo fortunata di essere un’attrice pugliese ma anche napoletana, la forza di una lunga teatrale e fortemente attoriale e questa lingua va protetta”.

Il regista ha anche ringraziato i suoi attori e ha fatto un interessante paragone con il vino sardo: “Mai come in questo caso, il film è stato collettivo. Ho ricevuto da loro sorprese che riguardano il loro percorso. Mi ricordo sempre una frase che diceva Eduardo: Se tu non ascolti gli altri, non senti neanche te stesso. Da un lato l’isola, da un lato questo testo, un Paese è ricco quando fa molti tipi di vino. Poi abbiamo imparato a fare i bianchi, i rosé, credo che il nostro cinema debba ritrovare la diversità. Bisogna ritrovare diversi modi di leggere il mondo. Qui la fortuna è che basandosi su testi forti, un po’ come la musica, mi piace pensare di essere al servizio di un autore, in un momento in cui esiste un culto degli autori. Si trova molta più libertà, partendo, come diceva Eduardo, dalla conoscenza e dalla tradizione si fanno dei passi molto più lunghi. Questo rispetta un’arte e anche il Paese, bisogna ricordarci di chi è stati per disegnare il nostro futuro”.

Fra cinema e teatro si divide anche la carriera dei due attori protagonisti. Sergio Rubini, intanto, scrive per il cinema e la TV: “Sto provando a scrivere un film, sto provando a scrivere una serie Tv, sto provando a finire questa tournée in teatro, niente provo a fare tutto. Penso che il cinema sarà salvato dalla televisione, è drammatico dirlo, ma in questo momento la televisione che arriva dall’altra parte dell’Oceano è più moderna, in cui i personaggi sono più vicini alla realtà, sono più ambigui, non c’è più l’eroe positivo. Penso che la TV in questo momento, anche dal punto di vista economico, è il luogo dove si raccoglie più denaro e penso che la TV, anche con le sue dinamiche produttive, salverà il cinema. Credo che il cinema d’autore abbia bisogno di essere divulgato in un luogo che non sia la sala. Non ho nessun problema, a me la sala mi emozionava allora, oppure la sala in cui si fumava. Le salette con 50 posti non mi emozionano, mi auguro che i film possano passare su tutti i supporti contemporaneamente. S’incazzerà il distributore, io penso che l’autore quando fa un film deve pensare a chi vorrà vederlo al computer, sul telefonino, a un film bisogna dare tutte le opportunità. Dare un film solo alle sale, significa mettere il cinema d’autore in una difficoltà estrema”.

Luca De Filippo ha fatto un cameo nel film di Cabiddu: “È una cosa di famiglia, con lui ho fatto Il Nastro, con lui mi ha legato un’amicizia di 30 anni. Lui ha voluto farlo per salutare un modo di fare teatro, a quella zattera, all’isola, a molte possibilità, io credo che sia stato un saluto a quella tradizione, a quel modo di fare compagnia. Le ultime preoccupazioni di Luca erano per la sua compagnia e per fortuna è in giro per i teatri e vive ancora usando il repertorio e un nuovo regista, Marco Tullio Giordana, che fa sì che quella tradizione sia un trampolino per raccontare qualcosa. Le opere come Mozart e i classici non invecchiano, raccontano l’oggi. La TV è il romanzo d’appendice, è sempre un racconto, per tornare alle Rane di Aristofane, è sempre un uomo che racconta una storia”. Il prossimo progetto vede il regista sardo sempre al lavoro con Arturo Paglia e Isabella Cocuzza: “Sto lavorando al montaggio del Flauto Magico, una co-regia con Mario Tronco, ritorno al mio concetto, sono al servizio di un’opera che esisteva già, prima di Mario perché è tratta dall’orchestra di Piazza Vittorio dall’opera di Mozart. Un’opera che ha calcato per molti anni il teatro e adesso arriva al cinema con Fabrizio Bentivoglio, è un’opera musicale, forse la mia natura più profonda”.

Ennio Fantastichini, invece, recita in The Music of Silence, un biopic dedicato ad Andrea Bocelli (di cui presto vi parleremo): “Interpreto lo zio-mentore che l’ha sempre aiutato a cantare e poi tornerò al teatro. Ho poi girato un film che ho amato tantissimo, Una famiglia di Sebastiano Riso. Uno di quei film che amo particolarmente, è il contrario di quello che vanno adesso, un film duro in cui sarò di nuovo un omosessuale, una parola che non amo usare moltissimo. Mio papà era un partigiano, ha liberato questo Paese dal nazifascimo, io faccio il partigiano con altre armi, la mia scelta di fare un film, dico una battuta in questo film: speravo che questo paese potesse cambiare, ma non cambierà mai. Spero che il Paese possa cambiare, allora soffri e fai film. Mi preparo a un massiccio ritorno in teatro, perché penso che sia un’isola, con meno danni è una zona franca in cui si continua a parlare al pubblico, a tentare di raccontare delle storie. Noi siamo storytellers, ringrazio i produttori perché è bello che esistano persone che non pensino a quanto è stato fatto”. L’attore sarà Re Lear in una produzione teatrale a Roma, teatro anche per la pugliese Saponangelo: “Recito in una serie Tv, una commedia in sei puntate per la Rai, Sirene, scritta da Ivan Cotroneo. E poi, a gennaio, sarò al Teatro Stabile di Torino con un testo di Fosset, un autore norvegese. Anche allo Stabile, c’è la volontà di raccontare storie diverse”. L’attore napoletano, Renato Carpentieri, cerca, invece, uno spazio a Napoli “per creare un centro culturale per giovani che abbia come perno il teatro. Il 24 a Villa Medici si presenta un film francese a cui ho partecipato, L’indomita e aspetto l’uscita della Tenerezza di Gianni Amelio”.

La stoffa dei sogni titolo che cita il bellissimo verso di Prospero nella Tempesta, sarà al cinema il 1° dicembre, non mancate per un’esperienza cinematografica totalmente diversa.

Gli attori parlano dell’Isola di Asinara

(chiara laganà)

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