torna su
26/11/2020
26/11/2020

ADV

ULTIM'ORA
CARICAMENTO IN CORSO

Radio Colonna

Radio Colonna Via Margutta, 48, 00187 Roma redazione@radiocolonna.it Claudio Sonzogno

Il Mondo di Mezzo, in sala il film ispirato a Mafia Capitale

Presentato dal regista Massimo Scaglione e dai suoi protagonisti Matteo Branciamaore e Laura Lena Forgia

Avatar
di Chiara Laganà | 2017-05-7 6/05/2017 ore 17:16
(ultimo aggiornamento il 7 Maggio 2017 alle ore 6:51)

Una scena del film ispirato a Mafia Capitale

Il Mondo di Mezzo è un film ispirato allo scandalo di Mafia Capitale, il regista Massimo Scaglione e i protagonisti hanno presentato il film a Roma. A presentare il lungometraggio anche il presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vita.

“Questo film ha il coraggio di dire la verità, seppure con una storia inventata, offre uno spaccato di come sia stata amministrata la Città negli ultimi 15 anni”, ha spiegato De Vita. Il presidente dell’Assemblea Capitolina ha poi citato una frase dei verbali dell’indagine: “Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso, così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve”.

“Questa era la realtà della nostra città e questo film la evidenzia bene, su come le urgenze e le emergenze della Capitale si sia lucrato. Come l’emergenza abitativa, come si vede nel film. Problemi come i piani d zona”, ha aggiunto De Vita.

Il Mondo di Mezzo è in parte dedicato ai “palazzinari” che hanno da tempo le mani sulla città che hanno lucrato sull’emergenza abitativa con la costruzione di case a prezzi altissimi o “come l’emergenza migranti in cui non si è pensato a come lenire il problema ma si sono curati interessi particolari, o le municipalizzate usate come un bancomat o la gestione del patrimonio immobiliare dato a soggetti che tutelavano più i propri interessi”, ha aggiunto De Vita.

In una città come Roma, dove si pagano le tasse più alte d’Italia, una città che era tecnicamente “fallita durante la gestione Veltroni” nel 2008, “ma la gestione che ne è seguita, abbiamo visti provvedimenti contestati. Quest’amministrazione si pone l’obiettivo della discontinuità ci è sembrato opportuno presentare questo film che dà uno spaccato credibile dell’amministrazione della città”. De Vita ha anche fatto una precisazione sull’inchiesta Roma Capitale che riguardava la Polizia Locale.

 

“Questo film con la crudezza della verità espone dei concetti che è bene ricordare, è stata un realtà che vogliamo cancellare, semplicemente operando nella legalità”, ha concluso De Vita.

A prendere la parola è il regista Massimo Scaglione, la sua ispirazione sono i film poliziotteschi degli anni ’70: “Era l’unico modo per narrare con questo stile abbastanza veloce da De Leo, Milano Calibro 9, erano dei film più violenti. Sono andato a recuperare quello stile lì, di indignazione. Quando i TG parlarono della notizia io ero a San Paolo del Brasile, quando ho visto le immagini degli arresti e non me la sono sentita di difendere e minimizzare. E ho pensato che era giunta l’ora di fare film politici, era finita la poesia nel cinema almeno per me, bisognava togliersi dal cinema addomesticato che si rivolge solo esclusivamente all’assistenzialismo del MiBACT. Ho provato a fare un film di indignazione e di denuncia”.

Il Mondo di Mezzo è stato realizzato nonostante il processo sia ancora in corso: “L’inchiesta non è stata chiusa come Wall Street e altri film del genere, ho dovuto attingere a cose più certe. E ho dovuto anche aspettare per averne di più, il film è stato realizzato fra il 2015 e il 2016. Il personaggio di Massimo Bonetti  è un chiaro riferimento a Luca Odevaine che ha ammesso di essere a libro paga di Buzzi”.

Il regista parla dell’ex capo di gabinetto di Walter Veltroni: “Non ho capito se si faceva le delibere da solo, o qualcuno doveva avvalare o agevolare i suoi intrallazzi. Il pm ha detto ieri (la conferenza stampa è stata il 27 aprile, ndr) che non ha mai istituito un processo con tante prove. Sono tantissime e sono schiaccianti”.

Nel film si vede una bomba scoppiare in un noto parco capitolino: “Avete visto lo scoppio, nel 1995 la famiglia Caetani recintò il Parco degli Acquedotti per trasformarlo in un campo da golf. Il più grande parco archeologico d’Europa diventa un business privato, dagli atti vengono fuori dalle delibere che c’era la convivenza del municipio d’allora”.

“Non è una storia di destra o sinistra, Mafia Capitale riguarda entrambi. C’è un bellissimo articolo dell’espresso che parafrasa la canzone di Gaber questo è di destra o di sinistra. L’illegalità non appartiene a nessuno, impoverisce il Paese. Un paese cresce con la legalità. Ho portato questo con incoscienza sullo schermo”, ha spiegato il regista.

Anche Massimo Scaglione ha parlato dei vigili: “Non c’entra con Mafia Capitale, si riferisce a un’altra cosa, nel 2014 venne arrestato il comandante dei vigili, Angelo Giuliano, che minacciava l’allora sindaco Gianni Alemanno. Non era possibile fare questo film in modo trasparente”.

 

Sandro Medici interpreta nel film un cardinale: “Al di là delle goffaggini personali a partecipare a questo bel film, un film popolare e d’impatto che non ti lascia tranquillo sulla poltrona. C’è una grande tensione, è un film che dà una grande sgrumata a tutti tanti. Ho rivissuto guardando questo film tutto quello che è successo a Roma dall’inizio del secolo. De Vita l’ha definita la verità, questa città funzionava in questo modo. Da un lato avevamo la sua sprovincializzazione, la città si proiettava verso l’estero, ma questo nascondeva un sistema di potere che è tratteggiato in questo film”.

Per Medici Il Mondo di Mezzo analizza due livelli diversi: “Il primo è quello che c’è sempre stato, lo strapotere degli immobiliari che condizionava il territorio e dall’altra parte questa novità, la speculazione, lo sfruttamento ignobile delle disgrazie di questa città: l’accoglienza dei migranti e l’emergenza abitativa. Entrambi questi danni la città li sta subendo tuttora.

Il film di Massimo Scaglione con il linguaggio cinematografico, penso che abbia un’ulteriore funzione, il cinema si sostituisce in questa città all’analisi, la lettura di questa città, addirittura alla fine del film per far capire che la prossima tappa sia lo sfruttamento del patrimonio pubblico fa capire che Roma è una risorsa per se stessa”.

“La città non ha più bisogno di contributi esterni, a Roma mancano quegli intellettuali che in passato ce l’ha raccontata e ci ha spiegato quello che succedeva. C’è una mancanza, c’è un’incapacità di immaginare il futuro di immaginare questa città. Parlo agli amici che l’amministrano, questo incrementa la difficoltà di amministrarla. Mancano le voci che parlano di Roma e che comincia a delinearne anche il futuro. Il Parco degli Acquedotti è aperto al pubblico, grazie ad amministratori vincenti, quando facevo il presidente di Municipio ho mandato dei vigili urbani ma non sono tornati indietro. La politica può avere uno sguardo lungo, ma può essere meschina e avvilente come in questo film”, ha ricordato Medici.

Uno dei protagonisti di Il Mondo di Mezzo è Tony Sperandeo: “Io difendo i cittadini, non hanno delle colpe, loro continuano a votare la gente che ci governa l’hanno scelta loro. La colpa è nostra. Ho fatto il film perché d’inchiesta, ne ho fatto uno con Ficarra e Picone perché somiglia molto a questo. Il mio personaggio si chiama sempre Gaetano, lui è il sindaco di un paese che per anni ha mal gestito. La gente si stanca e ne prendono uno serio, ma inizia a fare quello che deve fare e loro lo cacciano perché non siamo abituati alla legalità, ma abbiamo bisogno di capire che ne abbiamo bisogno. Cominciamo con le persone che ci rappresentano, dobbiamo scegliere delle persone serie. La terminologia poi è corretta: i ciechi sono i non vedenti, i sordi sono i non udenti, i ladri si chiamano politici”.

 

Ne Il Mondo di Mezzo si vedono alcuni video tratti dall’infinito archivio del regista, ex consulente per l’archivio audiovisivi e per la Comunicazione del Comune di Roma, fra i quali c’è un video dell’inaugurazione dell’Auditorium in cui appare Walter Veltroni: “È stato invitato come tutti, lui nel film, nell’inchiesta non c’entra nulla. È messo lì come contesto del momento storico, è come se si facessero le cose alle sue spalle. La colpa ricade sul capo dell’amministrazione. Roma è una città sconfinata con un numero di collaboratori infinita”.

“Neanche Rutelli c’entra, erano lì per un’inaugurazione fatta anche con molta fretta”, ha continuato il regista. Nel film si vede anche la Casa del Jazz: “Sono stato io a fare il sopralluogo, insieme alla Polizia, si apriva la casa di Nicoletti della Banda della Magliana e c’erano ancora i custodi olandesi della casa. Tutto intatto com’era stato lasciato. La Casa del Jazz, mi ricordo non c’era nulla. Quello che racconto non va mai nel dettaglio perché avevo bisogno di 10 ore. Far saltare in aria il Colosseo per fare un parcheggio, ci siamo andati vicini con la metro C”, ha aggiunto il regista.

“Non siamo lontani dalla verità, il capo di gabinetto ha sempre fatto di tutto per portarlo dall’altra parte. Veltroni non è accusato. A me risulta che la fine dell’Auditorium venne affidata a Vittorio Caltagirone e c’entrasse anche Buzzi. C’erano questi scambi, a volte nel cinema si anticipa, quella era un’anticipazione”, ha spiegato.

De Vita ha smentito chi l’ha accusato di proiettare questo film per fare propaganda: “È un film di denuncia, duro e reale, basato su una storia inventata, ma che è lo specchio di come è stata male amministrata questa città negli ultimi anni”.

“Abbiamo fatto una richiesta di patrocinio, non pensavamo venisse accolto. Invece io ho trovato una cosa educativa che da dov’è partita, ritornasse”, ha spiegato il regista. Per De Vita Il Mondo di Mezzo “ha una funzione sociale e politica e il ruolo simbolo è questo palazzo”.

“Bisogna fare questi film di denuncia”, sottolinea Sperandeo. “A prescindere dalla settima arte, noi abbiamo il dovere di denunciare”, gli fa eco il regista. “Quello che è successo in questa città è davvero anomalo, sembra che si voglia nascondere”, ha detto De Vita.

Il protagonista Matteo Branciamore si è rifatto per il personaggio principale ad alcuni di ex noti palazzinari: “È la sintesi di Danilo Coppola e di uno dei tanti rampolli di figli di palazzinari, Ricucci. È la sintesi di tutti i padroni della città fino alla Giunta Raggi, la giunta ha messo un freno negando la colata di cemento che doveva nascere intorno allo stadio e dopo l’elezione, la sede del più grande dei costruttori romani si sarebbe trasferita all’estero”, ha spiegato il regista.

Il regista ha deviato alcune domande sulla neonata giunta Raggi: “Sono troppo recenti, rispetto a cose giganti, sono piccole cose. Con la cacciata di Marra si è conclusa un’epoca”, ha detto riassumendo la “carriera” dell’ex capo di gabinetto.

Il Mondo di Mezzo è stato prodotto da una piccola casa di produzione: “In Italia ce ne sono solo due”, ma ha avuto il riconoscimento culturale: “L’interesse culturale è un’etichetta che si dà quasi a tutti, si è dato ai film comici, a quelli di essai.  L’interesse culturale è il riconoscimento per poter attuare la tassa di credito, per recuperarla per finanziare il film e basta il vaglio di una commissione”.

Per il regista non c’è il pericolo che guardando il film, il pubblico leghi la figura di Walter Veltroni allo scandalo: “Il pubblico è liberissimo di pensare quello che vuole. Non avevo altri immagini da mettere, avrei dovuto usare una fotografia. C’è un momento in cui la moglie di Mariotti parla del nuovo sindaco” ed è lì che per il regista avviene il passaggio di consegne fra Veltroni e Alemanno.

“Non voglio accusare nessuno oppure occultar altri, quelle immagini le ho girate io quando ero qui e ho 1000 ore di repertorio, un magazzino infinito: avrei potuto metterne delle altre, mi serviva a contestualizzare il momento. Non ho nessuna prova su Veltroni, Alemanno è indagato per turbativa d’asta. Ho altri consiglieri, nel film e nell’inchiesta non colpisce destra o sinistra, ma corrotti e corruttori”, ha spiegato il regista.

“Ho iniziato a lavorare nel 1999 con Rutelli e poi un anno con Veltroni, fino a quando non finì il suo mandato, finì il mio rapporto lavorativo e il contratto. La Giunta Marino non aveva accolto bene il film, avevo consultato qualcuno in segreteria per girare delle scene e ci risposero in modo ambiguo, dicendo che era difficile girare qui, ma poi ci siamo riusciti con quest’amministrazione”, ha concluso il regista.

Il Mondo di Mezzo è in sala dal 4 maggio.

Stampa

A proposito dell'autore

Avatar
748 articoli

Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
© 2Media Srls - 2media@pec.it

Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014