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Due uomini, quattro donne e una mucca depressa in sala, ne parla la regista

Anna Di Francisca presenta il suo film in sala. Nel cast Manuela Mandracchia e Serena Grandi e le star spagnole Eduard Fernández, Laia Marull e Maribel Verdú

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di Chiara Laganà | 2017-06-9 8/06/2017 ore 17:31
(ultimo aggiornamento il 9 Giugno 2017 alle ore 13:10)

Anna Di Francisca presenta il suo film Due uomini, quattro donne e una mucca depressa

Due uomini, quattro donne e una mucca depressa è una commedia diretta da Anna Di Francisca, è un film girato in Spagna e in lingua spagnola e con un cast di stelle del cinema iberico: Laia Marull, Maribel Verdú, Eduard Fernández (recentemente visto in La Notte Che Mia Madre Ammazzò Mio Padre) ed Héctor Elterio. A completare il cast: Miki Manojlovic, star dei film di Emir Kusturica e gli italiani Manuela Mandracchia, Serena Grandi e Neri Marcorè.

Il film è una commedia corale e terapeutica, per Anna Di Francisca: “È un film che nasce sicuramente dal desiderio di raccontare un disagio, un disagio di un italiano, che tanto italiano non è. Manojlovic interpreta poi un uomo senza terra, mezzo ungherese, definito bastardo dal suo migliore amico. È il racconto di un disagio, un conflitto con quello che sta vivendo i valori del Paese che abita, quindi a Roma, e una crisi personale che sta attraversando anche lavorativa. È stanco di comporre musiche che raccontano le vite di santo. Lui è fortemente anticlericale”.

“Il film è disseminato di piccole virgole che raccontano la sua laicità, l’idea di un disagio vuol dire anche l’idea di un viaggio: un personaggio che passa un periodo sabbatico altrove. La Spagna per me voleva dire anche una terra di libertà creativa, amo molto le commedie spagnole. Vorrei che questa fosse una commedia europea, mi piacerebbe essere una regista di una commedia europea. Credo che siano quelle che funzionano. Amo Calendar Girls, La Cena Dei Cretini: le commedie che mi piacciono sono queste. E poi sono italiana, che ci posso fare?”

In Spagna la regista ha trovato la libertà: “Per me la Spagna ha rappresentato una terra di libertà: scrivere e raccontare senza tante censure. Il produttore mi farà passare quest’aspetto: l’anticlericalismo era un argomento spinoso in Italia, ma nel film è trattato con leggerezza, non c’è nulla di offensivo”.

Due uomini, quattro donne e una mucca depressa ha avuto qualche difficoltà a vedere la luce, la regista ha accennato a problemi con la casa di produzione, assente anche durante la conferenza stampa.

“Un certo tipo di commedia che non è riconoscibile all’italiana è più difficile in Italia. Nel mio caso specifico con tanti personaggi femminili, molti produttori mi hanno chiesto quanti anni avessero le protagoniste. Mi hanno chiesto: hanno più di 40 anni? E si allontanavano, quest’atteggiamento non c’era in Spagna. Questo mi ha dato una libertà di scelta maggiore sia rispetto all’età. Per esempio Manuela Mandracchia, un’attrice straordinaria di teatro, che viene usata troppo poco rispetto a quello che potrebbe fare in cinema. Produrre all’estero crea libertà differenti, ci sono queste situazioni: Serena è stata eccezionale per aspetti diversi, ha affrontato questo film con una leggerezza che solo lei poteva mettere nel personaggio”.

Il cast italo-spagnolo è uno dei punti di forza del film: “Ho avuto un cast sotto la leggerezza, non solo gli attori anche quello tecnico. Ho avuto una troupe mista, um magnifico direttore alla fotografia, una colonna sonora firmata da Paolo Perna che ha dato anima a questo coro e grazie anche al montaggio”, ha spiegato la regista.

“Se sono stata fortunata sul set, il film ha avuto un difficile iter produttivo. Tutto insegna, ma uno va avanti. A girare il film non ci ho messo molto, le riprese sono state poche e sono state interrotte per problemi produttivi. È stato un film a cui ho voluto molto bene”, ha affermato la regista.

Due uomini, quattro donne e una mucca depressa ha avuto dei problemi di produzione: “C’è stata molto difficoltà a produrlo, ma per fortuna abbiamo un distributore, Mariposa, che ci sta aiutando molto: sono tante le sale che lo stanno chiedendo in lingua originale”.

Il film è stato girato in spagnolo, com’è stato per le due attrici recitare in un’altra lingua?

“Neri Marcorè è quello che ha avuto meno problemi con le lingue anche a causa del suo percorso di studi: credo si sia laureato alla Scuola per Interpreti e Traduttori”, ha ricordato l’attrice Manuela Mandracchia.

“Abbiamo avuto un coach, la mia più grande soddisfazione è che i tecnici mi parlavano in spagnolo perché pensavano fossi un’isolana o una catalana. Catalani erano Ecuard e Laia, due attori strepitosi che parlavano fra di loro in catalano. Era uno strano Veneto, è stato molto divertente, per me vedermi recitare in italiano è stato uno choc. Sì abbiamo doppiatori italiani fantastici, ma è sempre traumatico, io mi sono doppiata, ma è sempre qualcosa di diverso”.

Per l’attrice è stato bello lavorare insieme ad alcune delle star più importanti del cinema Spagnolo: “sono meno divi, Maribel Verdú è un’attrice che viene costantemente fermata per strada: sono attori con una storia, sono attori semplici, noi attori italiani abbiamo un po’ di spocchia. Poi devo dire questo rapporto con la Spagna è interessante: li vediamo più liberi e più avanti d noi su tante tematiche come il sesso e il rapporto con la religione, ma sul set non è stato così”.

Miki nel film dice che sta recuperando una vita precedente, quale precedente? Come fosse una vita ai primordi, questi uomini scappano, sognano un’altra vita, lo stato emotivo sembra più semplice. Hanno la semplicità di un paese, ma semina un’Italia un po’ diversa. Sembrano personaggi del nostro passato, con una semplicità di sentimenti”, ha concluso l’attrice.

Il paesino catalano dove è stato girato ricorda in parte Don Chisciotte, rappresenta un paesaggio a cui si aspira di arrivare. Eduardo, il protagonista, è smarrito, ma non si capisce perché è finito in questo paesino. Anna Di Francisca definisce il suo film terapeutico:

“Nel senso che io credo che ci sia uno scambio terapeutico fra chi canta in un coro e il direttore del coro: i personaggi qui hanno degli spaesamenti, il senso è lo scambio che avviene fra il pesce esotico e questo coro. Attraverso questo coro scalcinato ritova i, suo equilibrio, riprende a comporre, da questo punto di vista c’è lo scambio terapeutico”.

Rispetto ai personaggi la scelta musicale e cinematografica è fondamentale, hanno fatto uscire fuori la Spagna anche in quel senso di rétro.

Anche in questo film troviamo alcune tematiche della cinamotagrafia di Anna Di Francisca, come per esempio l’attenzione per i marginali. Nel cast anche Serena Grandi, per lei il set spagnolo è stato un’esperienza fantastica:

“Avevamo dei problemi produttivi, ma io ero felice: stare in questo piccolo posto con questa semplicità, questo modo di essere non spocchiosi. Uno guardava su internet e non riusciva a credere di recitare con loro. Per me è stato tutto molto bello, vorrei rilavare con gli stessi miei colleghi. Abbiamo passato delle giornate bellissime, con l’aiuto di tutti i miei colleghi è stato un ricordo bellissimo, vorrei lavorare bene questa volta con Miki, Maribel, Manuela, Eduard…”

In Due uomini, quattro donne e una mucca depressa la musica gioca un ruolo importantissimo. I personaggi sono tutti smarriti. La colonna sonora è firmata da

“Il tentativo è stato quello di creare la musica che Edoardo avrebbe scritto se avesse realizzato la colonna sonora di questo film. A Roma c’è una musica da thriller, in Spagna si diversifica e serve a descrivere la vita: il suo amico che non sa suonare la chitarra. Quando si organizza, diventa una Ave Maria. Edoardo ti vuole bene, ma lo sai che è così. Il Generale è un personaggio contraddittorio, ho immaginato che venisse dall’estremadura. Lui era franchista, Franco voleva cancellare tutte le culture, dall’Extremadura in poi. Il flautino che si sente è tipico di quella ragione. Il senso della musica era esprimere il modo di vedere gli altri attraverso Edoardo”.

Héctor Alterio, l’unica volta che ha sbagliato un ciak, ha chiesto scusa a tutta la troupe. Ed è che un uomo che ancora adesso fa molto teatro, evidentemente la memoria non l’ha abbandonato. Forse c’è questo senso, sono attori meno viziati. Alterio è una sorta di Mastroianni in Argentina, vive a Madrid ha una storia forte legata al periodo buio dell’Argentina. Era come avere una biblioteca davanti, il mio direttore della fotografia mi diceva che vedere il volto di Alterio era in macchina era qualcosa di molto emozionante”, ha spiegato la regista.

“Alterio è di origine italiana e abbiamo cantato le canzoni in napoletano. Abbiamo cantato quando ci siamo rivisti a Barcellona. Sono attori che anche in commedia fanno in modo che la camera lo guardi. Noi come attori abbiamo studiato il coro per poterlo eseguire, era molto interessante perché la musica ha una vera funzione terapeutica. Serena vede il torero, il ragazzo le ragazze con cui perderà la verginità, la musica racconta la progressione dei personaggi”, ha raccontato Manuela Mandracchia.

“Parlavo della musica composta, ma ci sono delle canzoni preesistenti, il Bolero di Maribel Verdú alla fine, ed era scritta da un compositore italiano emigrato in Spagna. C’è una canzone poi del ‘500. È un brano che descrive un orgasmo: è qualcosa che risveglia la nostra partecipazione alla vita. Rajabah è bellissima e sveglia il coro e sveglia anche Edoardo”, ha spiegato Paolo Perna, autore della colonna sonora.

Anna Di Francisca ha iniziato come aiuto regista di Gianni Amelio, il suo maestro ha già visto il film: “L’ha visto e l’ha amato molto, lo portò a Torino. Sono stata presentata da Amelio, il film ha avuto un percorso molto tortuoso e finalmente arriva in sala. Temevo molto la severità di Gianni, mi ha scritto delle cose molto belle”.

Il film è stato portato al Festival di Torino e per problemi di produzione è rimasto bloccato: “Grazie alla casa di distribuzione, siamo riusciti a sbloccarlo. Ha avuto un iter molto complesso. La Rai ha il diritto di antenna, la Rai è arrabbiata quanto noi. In conferenza stampa, i produttori non ci sono, è una cosa anomala. Il film è del 2015”, ha spiegato il regista.

Due uomini, quattro donne e una mucca depressa ha per protagonista una mucca:

“Io ho un’insana passione per la mucca, le metto sempre e ovunque. È stato trattato come un personaggio legato a Emilio, un ricco possidente che ha dilapidato tutto e ha un vezzo: questa mucca al guinzaglio, come se fosse un cane. La mucca entra in casa, è una nota sopra le righe, surreale, mi divertiva che ci fossero. Il fatto che Emilio venisse da una separazione complessa e sostiene che la mucca sia depressa, è una trasgressione che mi sono concessa”.

In Spagna il film uscirà dopo l’Italia, Due uomini, quattro donne e una mucca depressa è n sala da oggi in Italia. Il protagonista è l’attore serbo Miki Manojlovic, con un cast che può vantare una serie di Goya: Eduard Fernández, Laia Marull e Maribel Verdú hanno vinto rispettivamente due, tre e due Oscar spagnoli a testa, mentre a Héctor Alterio è andato un Goya per la carriera.

“Miki, l’ho avuto sempre in testa, mi piaceva che fosse un senza terra ed era molto giusto. Hai difficoltà a trovare attori a quell’età lì in Italia, non è facilissimo, lui si prestava tantissimo al personaggio. C’è stata un’adesione particolare, ho lavorato con lui sul copione prima delle riprese. Il cast spagnolo, mi sono documentata vedendo moltissimi film spagnoli. Ho anche lavorato con lo scenografo di La Mala Educación, Víctor Molero. Sia la parte tecnica che gli attori, ho cercato delle presenze che fossero molto aderenti a quello che avevo in testa”.

Per il personaggio di Manuela, la regista aveva contattato Carmen Maura e avevo contattato anche un’attrice italiana:

“L’italiana ancora non mi ha risposto, ma Carmen mi ha telefonato e abbiamo parlato del ruolo dopo una settimana ci siamo incontrate. Anche Maribel, è stata facile. È piaciuto molto il copione, poi l’ho adattato allo spagnolo, bisognava che i personaggi fossero credibili. Ma era fondamentale avere un aiuto nella scrittura”.

TV, cinema, Anna Di Francisca è molto simile al suo Eduardo:

“Ho pagato caro questo allontanarmi, è stato tutto molto tortuoso, ho sempre dei progetti: commedie sofisticate, coproduzioni, mi dico ogni volta che bello sarebbe bello fare un film facile con due personaggi nella stanza e finisco sempre per fare i film corali. Mi affascinano i microcosmi, che siano italiani o stranieri. Ma mi affascina molto il microcosmo come se fosse un acquario, vai indagare una lente vizi e virtù di un acquario. C’è sempre maggiore libertà”.

La regista afferma di essere più simile a Eduardo, ma se stessa è un po’ disseminata negli altri personaggi:

“Il disagio di Eduardo è un po’ il mio, ma c’è qualcosa di mio anche negli altri personaggi. Tutti in qualche modo sono autoironici, nessuno crede completamente a se stessi, sono un po’ balenghi direbbe un torinese. Credo di ritrovarmi un po’ in tutti loro, anche Irma che si ammutolisce per la morte di un torero. C’è un disagio disseminato”.

Serena Grandi interpreta Irma, per l’attrice icona anni ’80:

“Ho bisogno un po’ di leggerezza, sono usciti questi due film: un film in Polonia, quest’altro in Spagna, non credevo venissero fuori così facilmente con tanta pubblicità. Ma la mia seconda carriera è il teatro, adesso inizierò l’estiva con Shakespeare, mi diverte ad aver fatto questi personaggi divertenti e ironici. Ci vuole la leggerezza… ci voleva un misto fra quello che ero, quello che sono e quello che sarò”.

Anche la locandina del film Due uomini, quattro donne e una mucca depressa è un’idea della regista:

“È un’idea mia e di una grafica della casa di produzione, abbiamo lasciato la sagoma della mucca, un poster che rievocasse anche la cinematografia spagnola con anche questo titolo molto lungo”.

Il prossimo film di Anna Francisca sarà girato in Italia, “sono due progetti diversi uno ambientato in Emilia e l’altro in Umbria, ma sono superstiziosa e non ne parlo”.

Due uomini, quattro donne e una mucca depressa vi attende al cinema, dove non arriverà in sala sarà possibile vedere il film “a casa” nella piattaforma CineMAF.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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