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Concerti per Pianoforte al Teatro dei Conciatori

Il 22 giugno con Vincenzo Furio e il 25 giugno con Massimo Spada. Dall’impressionismo di Debussy al minimalismo di Adams, dalla Spagna di Albeniz alla Russia di Prokofiev

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di Redazione | 2017-06-21 21/06/2017 ore 9:45

Si avvia alla conclusione il festival “Il Pianoforte nel ‘900”, con gli ultimi due concerti al Teatro dei Conciatori (via Dei Conciatori 5, Roma).

Domani 22 giugno alle 21.00 la giovane promessa del pianoforte Vincenzo Furio dedica la prima parte del suo concerto a quattro compositori del periodo più recente. Inizia con “China Gates” del minimalista americano John Adams, basato sulla ripetizione di piccole cellule musicali. Poi i “Six encores” di Luciano Berio, composti tra il 1965 e il 1990: i primi quattro sono dedicati agli elementi empedoclei, acqua, aria, terra, fuoco; gli altri due sono poetiche esplorazioni delle possibilità timbriche del pianoforte. Di Carl Vine, il più importante compositore australiano dei nostri giorni, si ascolteranno le “Five Bagatelles” del 1994. La “Chaconne” di Sofija Gubaidulina è ispirata a Bach e riflette l’interesse per le forme barocche della compositrice russa. Chiude il concerto la Sonata n. 7 di Sergej Prokofiev, composta nel 1943 e nota a anche come “Sonata di guerra”, perchè riflette le inquietudini di quegli anni, con un’irruenza e una violenza che ne fanno uno dei pezzi più difficili del repertorio pianistico ed esigono dita di acciaio.

Domenica 25 giugno alle 18.00 il festival si conclude con Massimo Spada, che, dopo essere risultato vincitore assoluto di numerosi concorsi, si è già esibito a soli trent’anni d’età in moltissime sale da concerto in Italia e all’estero, dedicando particolare attenzione alla promozione della musica contemporanea. Inizia il suo concerto con tre composizioni che evocano immagini visive e suggestioni sonore: di Mario Castelnuovo-Tedesco – italiano rifugiatosi in America nel 1939 a seguito delle leggi razziali – esegue “Cipressi”, dello spagnolo Isaac Albeniz il primo quaderno della famosissima “Iberia”, del franceseClaude Debussy le ancor più famose “Estampes”, considerate il capolavoro dell’impressionismo musicale. Si passa in Russia con i due autori che chiudono il festival. Nikolaj Kapustin era uno dei rari compositori che al tempo dell’Urss s’interessava al jazz e per questo era emarginato: ora, a ottanta anni d’età, le sue commistioni di forme e stili classici con ritmi e sonorità jazz sono apprezzate in tutto il mondo. Si torna ai primi anni del ‘900 con Lepold Godowsky, straordinario virtuoso del pianoforte, ultimo erede della scuola ottocentesca: Massimo Spada si cimenterà con le sue tremendamente difficili “Metamorfosi” su temi del valzer “Vita d’artista” di Johann Strauss jr.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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