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Io c’è, la commedia sulla religione di Alessandro Aronadio

Dal 29 marzo al cinema, lancia la religione dello ionismo. Presentata da Edoardo Leo, Margherita Buy, Giuseppe Battiston e Massimiliano Bruno

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di Chiara Laganà | 2018-03-22 22/03/2018 ore 17:18

Io c'è scherza su fedeli e religione, il terzo film di Aronadio al cinema dal 29 marzo © Anna Camerlingo

Io c’è è una commedia dedicata alla religione e alla fede in generale diretta da Alessandro Aronadio, il regista che aveva realizzato Orecchie due anni fa, in sala il prossimo 29 marzo.

Nel film, Massimo (Edoardo Leo, anche co-sceneggiatore) per evadere le tasse crea una nuova religione in cui ognuno può essere Dio, la crea in collaborazione di un “teologo” (Giuseppe Battiston) e della sorella commercialista (Margherita Buy)

Un film completamente diverso da Orecchie, secondo film del regista, anche se è collegato al lungometraggio:

“Volevamo scrivere un film sulla religione, in Orecchie Rocco Papaleo, che interpretava un prete, benedice una macchia di muffa che sembra la Madonna. È un tema quasi tragico, provare a fare ridere sulla religione, qualcosa di intoccabile. Nessuno vuole toccare questo argomento, ma si ride di qualcosa di cui non si dovrebbe ridere e si riflette sullo spirituale”.

Alessandro Aronadio ha scritto questo film pur essendo ateo, ma si è convertito alla religione protagonista del film lo ionismo:

“Da ateo, sono incuriosito dai fedeli che credo che stiano meglio di me. Vengo da una famiglia cattolica, mia madre aveva una statua della Madonna e la venerava insieme alle amiche. Mia madre era una hooligan per Gesù, mentre mio padre è ateo. Mi chiedevo come fosse possibile che lei sia morta e mio padre ancora in vita”.

A Margherita Buy è distante, inizialmente, dalla religione che crea il fratello minore:

“È distante da questa cialtroneria, ma della storia mi ha attratto che si parla di evasione delle tasse”.

Il fratello è Edoardo Leo, coautore della sceneggiatura, che campeggia nelle vesti enormi di immagine sacra nel set della conferenza stampa del film:

“Mia nonna la chiamavano Maria La Presepia, mi preoccupa sapere cosa pensi di questo film anche se non c’è più. Questo quadro che mi raffigura, mi ha inquietato tanto”.

Giuseppe Battiston interpreta uno scrittore in crisi che diventa il teologo dello sionismo:

“Un teologo farlocco, mi incuriosiva questo film perché m’interessa la crudeltà, un sentimento meraviglioso mai esplorato abbastanza. A me è pia aiuto fare questo viaggio nelle nefandezze umane”.

Il primo discepolo dello ionismo è un paraplegico con delle idee un po’ naziste, lo interpreta Massimiliano Bruno:

“Non recitavo da un po’, il primo giorno sul set, Alessandro mi ha portato in sala trucco e mi hanno rasato i capelli. Sembravo un ultras dell’Hellas Verona ed ero anche in promozione per il mio libro”.

Ironicamente Io c’è uscirà al cinema il 29 marzo, giovedì santo, Aronadio specifica Io c’è è un film che rispetta chi crede e la religione:

“Per me è un film per credenti e per chi è ateo. È un film rispettoso, ci si chiede perché si debba credere senza dare giudizio, da ateo mi sembrava un errore. Oggi chi crede è considerato come uno stupido o un folle, questo cinismo cool non è il modo ideale di vivere”.

L’ispirazione per lo ionismo, un best of di tutte le religioni monoteiste, viene anche da religioni nate e diffuse negli ultimi anni o culti come quello della chiesa di Scientology:

“Il confine fra credulone e fedele è diverso, c’è un bisogno intimo di credere che va rispettato, ma esiste anche la deriva di aggrapparsi a qualcosa di assurdo. È stato veramente difficile fondare la nostra religione”, ha spiegato Edoardo Leo.

Lo ionismo “ha una serie di elementi liberatori e permette di avere una religione a misura d’uomo. Ti dice di fare quello che vuoi, per esempio, il personaggio di Margherita prima non avrebbe mai cambiato la sua vita, ma grazie allo ionismo lo fa”.

Io c’è è una commedia divertente sulla religione e fra i riferimenti, il regista cita i Monty Python:

“Hanno influenzato questo film e la mia vita, come in The Life of Brian che si chiedono se la gente ci crederà mai se Brian resuscita dopo tre giorni! Abbiamo anche visto un doc, Religious, e ho anche incontrato dei pastafariani”.

Il culto nato in Texas nel 2005, chiamato anche la Chiesa dello Spaghetto Volante, e la cui uniforme è uno scolapasta sulla testa, per il regista non c’è alcuna differenza fra uno scolapasta, “la kippah o il velo”.

Giuseppe Battiston giura che per interpretare il suo teologo non si è rifatto a nessuno:

“Il mondo è pieno di personaggi del genere, se ti rifai a un esempio dai importanza a qualcuno che non la merita. Alla fine è tipico della commedia italiana, prima si rideva delle miserie materiali, oggi di quelle umane”.

Il film si rifà alla religione, ma è anche una sorta di protesta:

“Anche i pastafariani sono una religione di protesta, non solo in USA esistono religioni non plausibili perché si crede nell’inverosimile. Volevo indagare su questo, sono ateo, ma mi affascino i fedeli perché vivono meglio di me. Si parla in modo troppo rispettoso di religione in Italia. Fare una commedia innocua era un’occasione mancata”.

Alla vista del trailer un prete ha detto che lo sionismo è figlio di Satana, forse una delle recensioni migliori del terzo film di Alessandro Aronadio. Lontanissimo da Orecchie, Io c’è resta comunque un film valido anche se totalmente diverso dal suo predecessore.

Io c’è vi aspetta al cinema dal 29 marzo, distribuito nei luoghi di culto prodotta da IIF e distribuito da Vision Distribution.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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