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Carbonari ghigliottinati a Roma nel 1825 su ordine del Papa Re

In p. del Popolo una targa, ora illeggibile, ricorda Targhini e Montanari carbonari ghigliottinati. Questo fatto ispirò al regista Gigi Magni il film “nell’Anno del Signore”

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2018-03-29 29/03/2018 ore 9:00

E’ quasi sconcertante e doloroso per noi cattolici (e non solo) pensare che la Città del Vaticano cancellò la pena di morte soltanto 16 anni fa. Ed esattamente nel febbraio del 2001 (20 anni dopo l’abrogazione da parte dello stato Italiano!!) L’ultima esecuzione conosciuta e documentata, grazie a Dio, però risale al 1870 e fu comminata per un grave omicidio.

Erano i tempi del Papa Re, quando il governo totale e assoluto era affidato a Sua Santità.

Nel 1825 sul soglio Pontificio sedeva Papa Leone XII. Anni bui e difficili per il popolo che pativa per la povertà e le sempre nuove prepotenze. In questo clima di disagio generale trovarono spazio alcune società segrete sovversive con ideali liberi e liberali e assolutamente contrari al regime papalino. La società più potente e aggressiva era quella dei Carbonari. Fra riunioni clandestine, prove di ribellione e delazioni continue i Carbonari erano considerati dal “reggente” i veri nemici, da eliminare. La morte per ghigliottina, impiccagione, squartamento era al tempo stesso: terrificante monito e grande spettacolo per il popolo.  Non per niente, la ghigliottina veniva montata, con imponente scenografia, nella P.zza del Popolo capace di ospitare immense folle.

E così fu in quel 23 novembre 1825 quando al patibolo salirono 2 condannati: Angelo Targhini e Leonida Montanari. Carbonari dichiarati e molto attivi. Leone XII, papa durissimo, non mosse un dito. Fu una sentenza storica, molto seguita e discussa. Tanto che il regista Luigi Magni (nel 1969) si ispirò per il suo film “Nell’anno del Signore“. Pellicola importante capace di rappresentare criticamente il giogo che legava il popolo al potere pontificio e contemporaneamente il vento risorgimentale che iniziava a soffiare sulla Capitale. Nell’anno del Signore vinse il David di Donatello e resta ancora oggi un pilastro della filmografia dedicata a quegli anni.

Dal 1909, sulla facciata laterale della Caserma dei Carabinieri di p.zza del Popolo, (appena al di qua della gigantesca porta che chiudeva quella parte della Città) compare una lapide che ricorda quell’esecuzione così significativa e suggestiva.

 

Chi ha conosciuto il regista Gigi Magni (1928-2013) sa che quell’iscrizione era, per lui, un pensiero ricorrente. Resa quasi illeggibile dallo smog e dall’incuria, il maestro, proprio non la poteva sopportare. Tante volte chiese che fosse ripulita e resa decifrabile. Ma non ottenne nulla. Un degrado, quello delle lapidi, che riteneva uno schiaffo alla storia italiana e alla Città di Roma. Ne è passato di tempo e gli amici del regista ancora bussano alle porte per far rispettare questo suo desiderio. Ci fosse uno che risponde (e agisce)!

Però, caro Maestro, una speranza forse c’è. La caserma dei Carabinieri è ora interessata da grandi lavori e tutta coperta dalle impalcature. Non possiamo che augurarci che questa sia la volta buona e che la targa possa finalmente essere degnamente ripulita e visibile.

 

frasi dal film “nell’Anno del Signore” dei carbonari nel momento dell’esecuzione:                                             Montanari: il popolo è stanco…   Targhini: più che altro sembra ubriaco…Pasquino: de teste ne poi tajà quante te ne pare…so’ le lingue che contano…Montanari: buonanotte popolo!

 

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Anna Ricca
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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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